Krzysztof Kamil Baczyński

Krzysztof Kamil Baczyński, reproduction by: Andrzej Szypowski/East News

Krzysztof Kamil Baczyński, reproduction by: Andrzej Szypowski/East News

Nota e traduzioni di Fabio Izzo

Fu davvero un proiettile, figliolo,/ o fu il tuo cuore che si spezzò?

Considerato dai suoi connazionali come uno dei più grandi poeti del Ventesimo secolo,  Krzysztof Kamil Baczyński è purtroppo sconosciuto al di fuori della Polonia.

Per i critici letterari polacchi non è secondo a nessuno, anzi, si sprecano le parole d’elogio, a partire dall’endorsement avuto a suo tempo da Czesław Miłosz, per arrivare alle parole d’elogio che vengono tuttora spese nei suoi confronti dagli insegnanti di letteratura nei prestigiosi atenei a stelle e strisce, sembra proprio che nessun amante di poesia lo ha dimenticato, nel presente come nel passato. Infatti, recentemente Magda Romanska, stella nascente della drammaturgia e docente di Yale, lo ha così descritto nel mondo social digitale: “Bob Dylan, William Shakespeare, Pablo Neruda e James Dean, tutti in uno.” In altre parole: un romantico per eccellenza.


Czesław Miłosz lo ha invece ampiamente ricordato nel suo volume ” Storia della letteratura polacca” come uno tra i migliori poeti della generazione della guerra. Per il premio Nobel della letteratura del 1980, Baczynski è un autore esemplare, un poeta forte nella vita e nel verso, ma è proprio l’autore de “La terra di Ulro” uno dei primi critici letterari a voler separare il destino messianico di Baczysnki, sacrificato per la sua Polonia, dalla qualità della sua poesia. Per Miłosz questo è un atto dovuto, una poesia così potente e giovane non può e non deve essere accantonata o sopraffatta dalla tragedia della storia. Così nel suo testo di carattere enciclopedico è determinato nel sottolineare come Baczynski fosse un poeta di rottura, tra un prima e un dopo che approfondiremo in seguito, di come la sua poesia di sia evoluta in un lasso di tempo brevissimo, quella della sua giovane esistenza stroncata da un colpo alla testa sparato da un cecchino tedesco.

Czesław Miłosz

Czesław Miłosz

Baczynski potrebbe essere accomunato a John Keats visto il loro desiderio erotico in crescita in proporzione all’aumentare dalla distanza dall’oggetto. Inoltre l’inglese e il polacco hanno provato a superare le loro difficoltà fisiche attraverso l’uso estremo, l’imposizione della volontà umana sulle avversità. Problemi fisici si diceva, Kamil soffriva d’asma cronica, cosa che insieme al rapporto “troppo stretto avuto” con la madre, ha portato Miłosz a definire Baczynski come il Marcel Proust polacco. Bisogna sottolineare un dato importante, Baczynski fu molto apprezzato anche in vita, ma la ricezione postuma delle sue opere ha finito, inevitabilmente, dall’essere influenzata del suo tragico destino.

Il poeta Stanislaw Pietak ce lo descrive così: “fanciullesco, anche nella statura, più basso dell’altezza media, un visto magro e gli occhi grigi, stanchi, soffriva di un’asma pesante che mai cercò di nascondere… era insolitamente arguto ed eloquente, dotato di un grande senso dell’umorismo”. Al matrimonio di Baczynski, avvenuto nel giugno del 1942, era presente uno dei più grandi romanzieri polacchi, cioè Jaroslaw Iwaszkiewicz, che ha così descritto la cerimonia : “Quell’anno i lillà fiorivano più abbondantemente che mai e Baczynski è apparso alla cerimonia con un enorme mazzo di questi fiori . . . Dopo che la funzione fu terminata , mi ricordo che osservando il tutto, alla fine mi sembrava più una prima comunione che un matrimonio. Entrambi erano molto giovani ma lui lo sembrava ancora di più per via della sua bassa statura. Sembravano davvero due bambini inginocchiati davanti all’altare.” In seguito Iwaskiewicz tornerà ad omaggiare il giovane poeta stroncato con queste parole:“Krzysztof Kamil Baczynski non c’è più – resta la memoria del suo sacrificio e il frutto del suo lavoro . Ammirevole è lo scopo di questo lavoro e la sua maturità. Accade spesso che le vite che sono predestinati a finire prematuramente sono piene di tale intenso lavoro , fioriscono così in fretta , che durante un brevissimo lasso di tempo sembrano raggiungere la completezza.”

Baczinski fu un personaggio importante per la cultura polacca tanto che anche la sua tragica morte è stata documentata letterariamente, dallo scrittore Zbigniew Czajkowski – Dabczynski , nel suo libro Dziennik Powstanca ( “Diario di un insorto” ) : “E’ stato allora che ho visto Krzysztof (Krzysztof Kamil Baczyński, questo il suo nome completo) per l’ultima volta… è arrivata una chiamata per una richiesta di pronto soccorso, si doveva andare ad aiutare un ferito in Plac Blanka. Non avendo molto da fare mi aggregai alla pattuglia e una volta arrivato sul posto, in una camera, nell’angolo, trovo Krzysztof sdraiato su un tappeto persiano con un enorme ferita alla testa. Era morto. Gli infermieri portarono il corpo sopra al Municipio (accanto). Il funerale si tenne alla sera stessa. Fu piuttosto solenne. La tomba fu scavata nel cortile del Municipio…”

Tablica upamiętniająca Krzysztofa Kamila Baczyńskiego na kamienicy przy Bagatela 10 w Warszawie

Tablica upamiętniająca Krzysztofa Kamila Baczyńskiego na kamienicy przy Bagatela 10 w Warszawie, fonte Wikipedia

 

La storia è il nome che diamo ad un certo modo di guardare gli eventi, è quella che ci aiuta a dare un senso alle cose, la vita dell’autore è dunque parte integrante del suo corpo poetico. Per questo motivo Baczynski ci offre un primo esempio di vita come letteratura. Nel 1944 è entrato tragicamente a far parte di un pantheon di scrittori dell’est europeo le cui azioni su questa terra sono state in gran parte definite dalla loro fine. Questo è solo uno dei tanti aspetti che potrebbe classificare Baczynski come esempio moderno di poeta romantico. Attenzione, non è un poeta neo – romantico ( arte per l’arte), corrente che , attraverso personalità forti come Stanisław Przybyszewksi e Stanisław Wyspiański , ha definito la fin- de-siècle della letteratura polacca. Non è nemmeno un poeta dello stampo di Julian Tuwim o Jarosław Iwaszkiewicz. Baczynski non apparteneva a nessuna di queste scuole. Lui è un poeta di rottura come ricordava lo stesso Miłosz.

Anche se tutto il suo lavoro più maturo è stato prodotto durante il periodo di lotta contro l’occupazione nazista, possiamo dire che Baczynski non è un “poeta di guerra “. Baczynski ha sempre in mente l’idea romantica della patria, quel luogo che deve essere trovato all’interno della propria anima. In lui abbiamo un poeta la cui opera e la cui vita sembrano rendere manifesto ciò che i romantici del secolo precedente, e in particolare Juliusz Słowacki e Cyprian Norwid , per il quale ha nutrito grande ammirazione – tendevano a idealizzare, cioè : sublimità tra le rovine. Era inequivocabilmente il più talentuoso paroliere della sua generazione, la sua ventilata fiducia in sé stesso smentisce la passione per le rime sorprendenti, per i densi giochi di parole e per il ritmo che ci arriva spesso pesante come :”La esametri latini delle onde contro il sole al tramonto .”

Krzysztof Kamil Baczyński è un poeta catastrofista. I suoi versi hanno immancabilmente risentito del peso e della brutalità dei suoi tempi dove la guerra, era una tragica e onnipresente compagna della vita dell’uomo, ma le sue liriche, seppur declinanti alla tragedia, lasciano sempre spazio alla speranza, alla bellezza, e alla passione, perché a suo dire, l’unica vera forza in grado di proteggere l’uomo, anche dalla violenza senza senso della guerra è l’amore. In vita fu molto apprezzato dalla critica contemporanea.

La sua arte poetica è stata caratterizzata dal cambiamento dinamico . Il suo atteggiamento verso la realtà si è evoluto col passare del tempo, cosa che gli ha permesso di cambiare il suo repertorio simbolico. Ha cominciato a scrivere al ginnasio, influenzato da J. K. Weintraub , Czechowicz e dalla poesia del gruppo di Vilnius Żagary (in particolare dalle opere di Zagórski e Rymkiewicz ). Nei suoi versi d’esordio troviamo il paesaggio cosmico, tipico argomento dei catastrofisti, l’Arcadia dell’infanzia è pervasa di bellezza e tranquillità, prima dell’annunciato arrivo della catastrofe, evento distruttore che sconvolge il mondo. Nell’autunno del 1941 lo stile di Baczynski subisce un cambiamento sostanziale. Il poeta sembra soffrire di uno shock dovuto all’occupazione tedesca e torna quindi alla tradizione romantica. La sua attività letteraria è dunque figlia di un conflitto tra queste tendenze. Da una parte cerca di creare un verso pulito, lasciando spazio all’interpretazione fantasiosa, dall’altra ha cercato l’impegno, impegnandosi nei temi a lui attuali. Questa seconda fase ha alla fine prevalso anche se il significato delle sue poesie è rimasto , volutamente, ambiguo e fluente così come il linguaggio metaforico.

Zbigniew Herbert

Zbigniew Herbert

Nel 1942, come abbiamo già visto nel ricordo di Iwaskiewicz, si sposa con l’amata Basia (all’anagrafe Barbara Drabczynska) a cui dedica questi versi tratti da “Magia Bianca”:

In piedi dallo specchio del silenzio
Barbara con le mani nei capelli
versa nel suo corpo di vetro
gocce argentee di canzone
E poi come brocca – si riempie
con la luce e così frizzante
assorbe tutte le stelle
e bagliori con chiari di luna di polvere bianca.

L’Insurrezione di Varsavia è iniziata da quattro giorni, il 4 Agosto del 1944 quando lui perde la vita, ferito a morte da un colpo alla testa sparato dal fucile di un cecchino tedesco. L’amata Basia morirà nel settembre seguente, ignara della sorte del marito. Sorte crudele, destino senza speranza raccontata da Baczynski stesso nei profetici versi di Pioseneczka, (Canzoncina), poesia datata 16 febbraio 1942, sempre dedicata all’amata moglie.

E così , appoggiandosi sulle acque,
fluttueremo verso l’oblio
e sulla terra ci saranno pianti per noi solo
per le nostre ombre che ci siamo lasciate alle spalle

Nei suoi versi è solito usare il plurale, infatti parla a nome suo e della sue generazione perché Krzysztof Baczyński fu uno dei maggiori esponenti della così detta Generazione dei Colombo (in polacco Pokolenie Kolumbów), termine coniato dallo scrittore Roman Bratny nel suo omonimo romanzo. La Generazione dei Colombo indica tutti quei polacchi nati dopo la ritrovata indipendenza del 1918 e che hanno tragicamente vissuto la loro adolescenza ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Così come Cristoforo Colombo finì con lo scoprire l’America, loro, simbolicamente finiscono con lo scoprire un nuovo mondo, la Polonia ritrovata.. Alcuni dei maggiori esponenti di questa generazione sono: Władysław Bartoszewski, Miron Białoszewski, Teresa Bogusławska, Wacław Bojarski, Tadeusz Borowski, poeta e scrittore sopravvissuto ad Auschwitz-Birkenau e al campo di concentramento di Dachau morto suicida nel 1951, Roman Bratny, Olgierd Budrewicz, Jerzy Ficowski, poeta giornalista e autore de “Le regioni della Grande Eresia”, Tadeusz Gajcy, poeta ucciso durante l’insurrezione di Varsavia, Stanisław Grzesiuk, Zbigniew Herbert, Gustaw Herling-Grudziński, Krystyna Krahelska, lo scrittore di fantascienza e autore di Solaris, Stanisław Lem, Stanislas Likiernik, Włodzimierz Pietrzak, Jan Romocki,Tadeusz Różewicz, Stanisław Staszewski, Zdzisław Stroiński, Andrzej Trzebiński, Józef Szczepański, Andrzej Szczypiorski, e Karol Wojtyła che diventerà Papa Giovanni Paolo II.

Notte

La Mia Madonna piena di peccati
incorniciata in sogno come uno specchio rotto.
Calda notte, stella di granito sulle tue spalle,
e questo terrore, come te – immortale.
La mia Madonna concepita nel peccato
questi non sono passaggi privi di lacrime
Una notte come una bestia cullata nella paura,
una notte che ricorderà per sempre.

Stanislaw Pigon, scrittore e critico polacco, commentò così la notizia della morte del poeta: “Cosa possiamo fare noi che apparteniamo a una nazione che ha come destino quello di sparare al nemico coi diamanti?”. Morto alla giovane età di 23 anni, come eredità, ci ha lasciato più di 500 poesie. Una spiegazione plausibile ce la fornisce Miłosz stesso, sempre nella sua storia della letteratura polacca. Tutto ciò è frutto di quel senso di premonizione della morte che Baczysnki deve aver avuto, forse, in cuor suo, nel cuore di un poeta votato al sacrificio, sentiva che solo così, in questo modo, la sua poesia avrebbe potuto continuare a esistere, senza arrendersi, la sua poesia, le sue parole avrebbero continuato a combattere le tenebre dell’ uomo, attraverso la luce dei suoi versi immortali.

 

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