Franco Marcoaldi


Quel che di vero c’è, è quanto sfugge
e passa – allude tace svia commuove.

E tutto questo, senza disporre mai
di prove.

***

Come uscire da questo soffocante
raggiro? Ti consiglio un passo
di lato, il silenzio… e un lungo respiro.

***

Quand’è che l’idea
di limite e confine
si è perduta, è stata
per sempre abbandonata?

Non c’è più metro né misura,
è tutto fuori asse, una iattura.

Vecchie regine rovistano in cantina
cercando vanamente la corona,
cupo s’aggira un dio impotente
che comunque non perdona.

Nulla è al suo posto. Si impone
Antropocentrica, con scarafaggi
che figliano a dicembre e cani
innaturali che patiscono allergie
legate al mondo vegetale – bambini
obesi che nuotano nel mare di Natale.
La luna impallidita resta muta
mentre lo schermo acceso
cola sangue. E il generale, lucidando
con frenesia le sue mostrine, sposta
fiero i soldatini qua e là
sul mappamondo. E tutto
si rovescia e cade – un finimondo.

Soltanto il gatto appare ancora attento
a coltivare il proprio baricentro.
Se ne sta fermo immobile
per lunghissimi minuti –
poi lento si stira, alza una zampa
e benedice. Commosso
mi inginocchio – in controluce.

Franco Marcoaldi, Tutto qui (Einaudi, 2017)

Franco Marcoaldi (1955) vive da anni sulla laguna di Orbetello. Da Einaudi ha pubblicato i seguenti libri di poesia: A mosca cieca (1992), Celibi al Limbo (1995), L’isola celeste (2000), Animali in versi (2006), Il tempo ormai breve (2008), La trappola (2012), Il mondo sia lodato (2015) e Tutto qui (2017). Altri due suoi libri di versi sono usciti da Bompiani: Amore non Amore (1997), Benjaminowo: padre e figlio (2004). Fra i suoi libri in prosa, il più recente è il racconto Baldo (Einaudi 2011).

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