Katie Kitamura, “Una separazione”

“Una separazione” riguarda l’incolmabile distanza che ci separa dalla vita degli altri e le storie che raccontiamo a noi stessi per fingere di colmarla. Una straordinaria meditazione sulla presenza e sull’assenza.

La donna che racconta in prima persona decide, d’accordo con il marito, per la separazione, che però deve restare per il momento segreta. Intanto le arriva la notizia che Christopher è introvabile, in una regione della Grecia dove sta facendo ricerche per un libro di antropologia. Benché riluttante, si convince ad andarlo a cercare, e scopre via via di non conoscere come credeva l’uomo che ha sposato. L’indagine, anche introspettiva, della protagonista diventa da un certo punto in poi la ricerca dell’autore di un delitto inspiegabile. Ma la narrazione è ancora pervasa da una vena di antipathos, fredda, analitica, distaccata quasi quanto quella di una polizia indifferente.

Una vicenda di infedeltà e di segreti, Una separazione riguarda l’incolmabile distanza che ci separa dalla vita degli altri e le storie che raccontiamo a noi stessi per fingere di colmarla. La scrittura di Kitamura è eccellente, anche nel rievocare situazioni e aneddoti solo in apparenza poco importanti: sembra divagare, e invece invita il lettore, sempre più perplesso, ma anche sempre più incuriosito, a girare pagina. Vittima del marito, la giovane protagonista riscuote subito le simpatie del lettore, che poi però comincia a farsi parecchie domande.

Katie Kitamura

Lo stile è chiaro, algido, a tratti minimalista, ma anche vivido, preciso, e non annoia mai. L’ambientazione è perfetta, priva di esotismi e pregiudizi, proprio come nei tanti romanzi che Patricia Highsmith ambienta all’estero.

Segnalato tra gli imperdibili 2017 del New York Times

Nella top 20 degli imperdibili 2017 per Entertainment Weekly

Segnalato anche nella wish list di Vulture (Most Exciting Book Releases of 2017), Kirkus Reviews (Most Anticipated Books of 2017)

LA STAMPA ITALIANA

«Donne intelligenti e passive. Che osservano, registrano, e non si mettono in gioco. Sono le anti-eroine di una certa narrativa anglosassone contemporanea: personaggi che si esprimono per sottrazione, come in “Swing time di Zadie Smith” o “Transit di Rachel Cusk”, oppure “Una separazione”, il thriller postmoderno dell’americana Katie Kitamura».
Livia Manera, «Corriere della Sera»

«Kitamura scrive un romanzo perfetto, attraversato da un vento gelido ma emotivamente vibrante, che svela senza pudore il nostro analfabetismo sentimentale.
La storia di una donna come tutte che, come tutte, si separa e dalla separazione, da quel luogo senza diritti e senza cittadinanza, ritorna dentro la vita».
Elena Stancanelli, «D – la Repubblica»

Stile affilato come un rasoio, a narrare una vicenda inquietante, come cioè si possa ignorare e fraintendere tutto della personae che ci ha vissuto accanto e scoprire un universo di ipocrisia, aridità, indifferenza».
Laura Laurenzi, «Il Venerdì»

«Una separazione riguarda il modo in cui ciascuno di noi si rapporta con il concetto di fedeltà, e i vincoli che scegliamo di stringere.
La stampa estera ha chiamato in causa Elena Ferrante e “I giorni dell’abbandono”. Forse perché Kitamura in questo suo magnetico romanzo, che presto diventerà un film, disegna la discesa agli inferi di una donna che non smette un solo istante di interrogare se stessa e le scelte compiute […]».
Marco Peano, «tuttoLibri – La Stampa»

«A Katie Kitamura non manca il coraggio di riesumare uno stereotipo culturale radicato nell’immaginario coloniale anglosassone, che, da tempi immemori, si appropria degli spazi mediterranei e orientali per risolvere dilemmi squisitamente domestici. Il velo di falsità e connivenze che avvolge un’unione priva di intimità, e che l’Inghilterra protegge con eleganza ipocrita, la Grecia scoperchia con la violenza della fatalità tragica».
Elena Spandri, «Alias – il manifesto»

LA STAMPA STRANIERA

«La vivacità della sua scrittura è elettrizzante».
«New York Magazine»

«Una tensione palpabile traccia una storia di fedeltà, segretezza e mistero. Lo stile di Kitamura crea dipendenza e basta da solo a dare valore al libro».
«Huffington Post»

«Elettrizzante».
«The Observer UK»

«Katie Kitamura possiede un grande talento».
«The Boston Globe»

«Un libro sorprendente, inquietante, una scrittura tagliente come un rasoio».
«The Financial Times»

IL GIUDIZIO DEGLI SCRITTORI

«Un romanzo bellissimo, che prende forza inesorabilmente con il dipanarsi della storia in situazioni inattese. Attenzione: vi ritroverete a leggere a notte fonda, ben svegli.
Un libro coraggioso e potente».
Julie Orringer, autrice di Il ponte invisibile

«Un libro magnifico. Fin dalla prima pagina Kitamura ha il pieno controllo della scrittura e della storia. È una cacciatrice esperta, e noi lettori siamo la sua preda».
Teju Cole, autore di Città aperta

«Profondo e avvincente. Kitamura unisce la calma complessità di Joseph Conrad al ritmo di Patricia Highsmith.
Una separazione è un libro meraviglioso e un grande piacere».
Rivka Galchen, autrice di Effetti collaterali dell’amore quando finisce e Innovazioni americane

«Un romanzo meraviglioso, sembra di leggere un classico. L’ambiguità tra l’autorevolezza con cui la vicenda viene narrata e l’incertezza
su quanto sia davvero accaduto è straordinaria».
Karl Ove Knausgård, autore della serie La mia lotta

Katie Kitamura è autrice di “Gone to the Forest” e di “Longshot”, (Knock-out, 2014) entrambi finalisti al New York Public Library’s Young Lions Fiction Award.

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