Mauro Ferrari

 

“Viviamo come immersi nelle tenebre, ma riusciamo ogni tanto, con molti dubbi, a vedere qualcosa.”

Mauro Ferrari

Questo

Il suo pattume è il suo mondo:

le cose maneggiate, i ricordi
che ingombrano i cassetti
e la mente di catene –

gli avanzi che l’hanno avuto
e scartato, scordandolo
ad altri accettati con amore:

le corbe del passato, cataloghi
di cose amate, odiate, multicolori,
ottuse, aguzze.

Ha mani sporche, ferite alle labbra,
piedi che non sanno dove andare.

Cane

Non potete immaginare quante buche
ho scavato in giardino e sotto le siepi:
laggiù, al centro del prato, un osso
succulento che non ebbi la pazienza
di rodere a fondo, e dietro il fico
ho sepolto il gioco di una breve estate,
mai invecchiato; sotto la siepe
giace un qualcosa di perduto e ritrovato,
ancora da studiare. Mi aggiro
tra le erbacce e le radici, fiuto l’ignoto
e so dove trovare le cose amate; che, scusate,
non ho intenzione di portare in superficie.
Ma traggo lente deduzioni,
sondo il terreno per nuovi reperti
cercando le parole giuste –
e un giorno tutto verrà alla luce,
nel suo splendore e nella sua miseria.

Spiegato ai bambini

Lo vedi è solo una città di morti
che qui riposano per visite
sempre più rade e mute,
occhi svaniti agli occhi
per osservare dall’esterno
cosa fosse la memoria,
quando duro il filamento.

Nel silenzio che non tace
– i lumi ormai spenti, i fiori
di plastica che nessuno cambia,
la polvere finale sulle foto –
restiamo qui, smarriti: vivi
che portano fiori a tombe silenziose
tornando a casa a mani vuote.

Da: Mauro Ferrari, Vedere al buio, Punto a capo Editrice, Quaderni di poesia contemporanea, Collana diretta da Giancarlo Pontiggia, 2017

Mauro Ferrari (Novi Ligure 1959) è direttore editoriale di Puntoacapo Editrice, fondata con Cristina Daglio dopo l’abbandono delle Edizioni Joker, casa editrice da lui fondata nel 1994.

Ha pubblicato le raccolte poetiche: Forme (Genesi, Torino 1989); Al fondo delle cose (Novi 1996); Nel crescere del tempo (con l’artista valdostano Marco Jaccond, I quaderni del circolo degli artisti, Faenza 2003); Il bene della vista (Novi 2006, che raccoglie anche la precedente plaquette). Ha inoltre pubblicato una serie di saggi e riflessioni di poetica, ora raccolti in Civiltà della poesia (puntoacapo, Novi 2008). Attualmente dirige, con Gabriela Fantato, Giancarlo Pontiggia e Salvatore Ritrovato, l’Almanacco Punto della Poesia Italiana, edito da puntoacapo. È Direttore culturale della Biennale di Poesia di Alessandria e collaboratore del sito In realtà la poesia.

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Commenti (2)

  1. Una riflessione molto triste e disincantata sul rapporto che le persone continuano ad avere con le cose abbandonate, dimenticate o consumate e non più utili, o i vivi coi propri morti in malinconica attesa di visite che si fanno sempre più rare, poiché il filamento della memoria il tempo assottiglia sempre più.

  2. Riflessioni profonde e e condivisibili percorrono questi versi. Condivido anche la consapevolezza dell’incertezza di quello che vediamo. E il tempo spesso fa emergere ciò di cui non siamo consapevoli.

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