Czesław Miłosz

di Fabio Izzo

Czesław Miłosz descrive la condizione divisa dell’individuo all’interno di un regime totalitario, attribuendone la libertà di pensiero e parola ad una pratica eretica, il ketman, che basa i suoi principi sulla dissimulazione, sulla perfetta comprensione e conversione dei meccanismi di censura in cui viene applicata.

Nell’inverno del 1948-49 un funzionario polacco, navigando in un fiume della Pennsylvania in canoa, prima del tramonto, stava in attesa della comparsa dei castori, animali in via di estinzione in Europa. Allo stesso modo si mise a contemplare la scomparsa del suo mondo, il mondo dell’essenza e dell’eterna verità, considerando la sconfitta del governo stalinista dove si formò culturalmente. Così deciderà poi di lasciare il partito. Scriverà in seguito: “stare in America voleva dire scegliere la vita al suo livello biologico.

Quest’ uomo fu anche un poeta conosciuto con il nome Czesław Miłosz e descrisse la sua esperienza in “Natura”…In America,

You will not hear one word spoken of the court
of Sigismund Augustus on the banks of the Delaware River.
The Dismissal of the Greek Envoys is not needed.
Herodotus will repose on the shelf, uncut.

Non si sente una parola parlata della corte
di Sigismondo Augusto sulle rive del fiume Delaware.
Il Congedo degli Emissari Greci non è necessario.
Erodoto si riposa sullo scaffale, non tagliato.

Nelle note della traduzione inglese che sono quasi lunghe come il poema lui ha scritto di sé in terza persona: “ Non è stato il primo europeo a sentire in America l’assenza della memoria storica, che è presente in ogni luogo in Europa grazie al suo patrimonio architettonico. Anche se ammira i paesaggi americani, considera la vita nella Natura come un impoverimento. Quello che rimpiazza la storia è il sesso, che diventa per le persone l’interesse principale, il soggetto delle loro esplorazioni”

Nato a Šeteniai, località che oggi si trova in Lituania, ma che all’epoca era integrata nell’Impero russo, Czesław Miłosz frequenta le scuole superiori e l’università a Vilnius, città che lui definirà come “senza nome” per la sua lunga e travagliata storia. Cofondatore del gruppo letterario “Zagary”, fa il suo debutto nel 1930 con due volumi di poesia. Lavora per la radio polacca e continua il proprio percorso creativo seguendo con la massima attenzione gli eventi che affliggeranno la Polonia, stretta tra le rivendicazioni della Germania e della Russia. Passa la maggior parte della guerra a Varsavia lavorando per la stampa underground.

Dopo la guerra, diventa addetto culturale all’ambasciata polacca a Washington e successivamente a Parigi, nel 1951.

Nel 1980 gli è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:

« Who with uncompromising clear-sightedness voices man’s exposed condition in a world of severe conflicts. »

« A chi, con voce lungimirante e senza compromessi, ha esposto la condizione dell’uomo in un mondo di duri conflitti. »

Nello stesso anno, gli operai di Solidarność trascrivono brani di una sua poesia ai piedi del monumento dedicato ai lavoratori uccisi dalla polizia di partito durante gli scioperi di contestazione.

Nel 1993 ha ricevuto il Premio Grinzane Cavour.

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