Nicola Vitale, “Chilometri da casa”

Dal risvolto di copertina

Nicola Vitale è poeta e pittore e in questo nuovo libro – un vero e proprio poema – convoca, tra le innumerevoli immagini che ci offre, anche l’irrinunciabile presenza degli artefici di una dimensione estetica, nel suo coesistere di verità e bellezza, in un tempo che ci trascina altrove, verso illusorie soluzioni. Compaiono le figure di Hopper e Leopardi, ma soprattutto ci avvince la ricerca, nel pensiero attivo del poeta, di un’esistenza che sia più umanamente o naturalmente affabile, dove ogni gesto o sentimento possa in sé contenere «una cosa qualunque che rimane» e che dunque conforti la nostra spesso vanificata attesa di senso. Vitale si apre a un flusso del dire che è flusso della sua meditazione sull’esserci, dentro una realtà che, esaurita la spinta verso il nuovo, ristagna nella banalità dei suoi meccanismi sociali, di affermazioni e potere. E compone un’opera che è anche di sorprendente originalità per la sua forma. Un poema, appunto, che alterna versi e passaggi in prosa, realizzando una musica poetica fondata su una limpidezza comunicativa della parola. Ma il “messaggio” centrale di “Chilometri da casa” è nel bisogno di una nuova apertura. Pure in presenza della nostra «irrimediabile coscienza dell’impermanente», il tema forte è questo: «occorre ricominciare», perché comunque, sempre, una rinascita è attesa, «tutto è pronto / per la partenza / di un nuovo cuore».

ESTRATTI

Sembra di volare, poi cadi
e la frana dei pensieri pesa sullo sforzo di rialzarsi.
Ma cosa credevi di vedere
oltre la cortina dei falsi sorrisi?
Possibilità di fuga ridotte a numeri indecenti
che la folla dei matematici
giura essere probabilità irrisolte.
Vogliamo planare sul mondo
e dall’alto vedere altre cose
che chissà perché somigliano alle nostre
ma non lo sono.
Non una scienza appropriata
non un giro di sforzi sui nostri monitor
possono svegliarci.
Là fuori sentiamo già svanire le immagini
e per questo le incrementiamo
ci facciamo coraggio tra moltitudini di amici
(che non lo sono).

 

*

 

Gli equilibri tra noi sono difese
dal proprio reciproco nulla.
Alcuni cercano l’investitura:
titoli misurati in vari modi,
poteri da far tremare.
Gli altri soffrono il distacco
si preoccupano di nuovo farli sparire
nel condominio del nulla.
Male parole si sprecano
combutte appassionate assomigliano
a crociate della necessità.
Il bel paese dei rematori contro
retrocede, poi affonda.

 

*

 

Essere o non essere
questo è il falso problema.
Non è la punizione del fuoco
che preme alle scoperte
fa temere luce inopportuna sulle cose.
Ma è l’assurdità delle premesse rassicuranti
offerte a una vita che non le merita.
Amleto oggi avrebbe presentito altro
non la paura di un improbabile inferno…
avrebbe venduto le sue quote
per una casa sul mare.
E lì all’allontanarsi della linea di fondo
altre considerazioni presentano
l’impossibilità delle domande.
Non attriti sul mondo
programmi di liberazione
ma l’incoscienza della connivenza tra le parti…
Anche noi non abbiamo pulite le mani.

 

*

 

Ecco la fiera di paese che scende
lungo i gironi della festa
dove la folla ha imboccato un’altra orbita
che illude di essere fuori dal gorgo.
Compriamo tutti un ricordino
ci farà bene al fiato che si accorcia.
Ma cosa ricordare tra le dubbie promesse
in questo frangente illuminato
dalle metafore delle costellazioni?
Meglio tenersi a giro di voce
tra imbonitori e giocolieri
tagliaborse e tagliagole.
Teniamoci per mano, attenti ai passi falsi
agli scivoloni nel buio.

 

Nicola Vitale (Milano 1956), ha pubblicato le raccolte di poesia “Progresso nelle nostre voci” (Mondadori 1998), “La forma innocente” (Stampa 2001), “Condominio delle sorprese” (Mondadori 2008, premi Rhegium Julii, Laurentum); il romanzo “Il dodicesimo mese” (2016) e vari saggi, tra i quali “Figura solare” (2011), “Arte come rimedio” (2013), La “solarità” nella pittura, da Hopper alle nuove generazioni (2016), Arte classica, moderna e contemporanea (2017).

 

 

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