Ezra Pound

Nell’arco di circa mezzo secolo Ezra Pound ha pubblicato nove volumi di Cantos, ciascuno con un’unità strutturale e tematica. La selezione che qui si presenta – preparata dallo stesso autore nel 1966 – permette di focalizzare gli elementi essenziali di questo lungo poema, evidenziando le opposte polarità della poesia di Pound: una scrittura lirica e profetica, ora tesa verso l’esterno e la crisi di un’epoca (la decadenza della civiltà moderna analizzata nei suoi presupposti storici, politici, economici), ora attenta alla coscienza individuale e alla ricerca interiore. Una «poesia della disgregazione», la definisce Giuseppe Montesano, che si dipana in una foresta di echi, citazioni, richiami, dove passato, presente e futuro sono in costante fluire, fra scena umana e visione celeste, verità storica e intuizione poetica.

L’opera di Pound è vasta, multiforme, complessa. Le poesie scritte tra il 1908 e il 1920 (ricordiamo Personae, Ripostes, Lustra e il famoso Hugh Selwyn Mauberley) portano tracce rilevanti della sua riscoperta della poesia provenzale e stilnovista, della sua consapevole ammirazione per certi autori dell’Ottocento francese come Gautier e Flaubert e, soprattutto, della sua attiva partecipazione ai movimenti letterari del tempo: in particolare l’imagismo e il vorticismo, che si opponevano alla tendenza futurista. In questa fase Pound strinse rapporti di amicizia con i maggiori poeti e scrittori anglosassoni contemporanei: da Yeats a Joyce, da Cummings a W.C. Williams, da Hemingway a Eliot. Quest’ultimo gli dedicò («al miglior fabbro») il suo poema “La terra desolata”, al quale Pound aveva contribuito a dare la forma attuale tagliandone quasi metà dei versi.

Ezra Pound (Halley, Idaho 1885 – Venezia 1972), poeta statunitense, fu anche prosatore, critico, traduttore, organizzatore culturale, pubblicista politico, fondatore di riviste e movimenti letterari. Trascorse la maggior parte della vita in Europa, tra Londra, Parigi e l’Italia. Legato all’ideologia fascista, alla fine della guerra fu processato e internato in un manicomio nei pressi di Washington fino al 1959. Liberato, tornò in Italia dov’è rimasto fino alla morte.

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