Le “Anime perse” di Umberto Piersanti

Nelle colline dell’alto Montefeltro presso San Leo e San Marino si trovano sei strutture del centro di recupero Atena dirette da Ferruccio Giovanetti.
Qui arrivano ospiti da tutta Italia: si lasciano dietro vicende inquiete, storie spesso atroci: uno psichiatra ha ucciso molti componenti della commissione che lo ha bocciato. Talora aiuta i medici della struttura con gli altri pazienti, ma non potrebbe uscire perché: ¨la lista è lunga¨, deve ancora far fuori quelli che non ha fatto in tempo ad uccidere.
C’è una ragazza tossicodipendente che tenta sempre di fuggire e che scomparirà tra la neve altissima del 2012.
E poi il contadino che ha ucciso con diciassette colpi quello che ha spostato il confine del podere di diciassette metri.
Anime perse edito dalla Marcos Y Marcos raccoglie diciotto racconti scritti ed interpretati da Umberto Piersanti che si riferiscono ad altrettante vicende reali raccontate all’autore da Ferruccio Giovanetti.
C’è un netto contrasto tra la bellezza del luogo e le tragedie di queste vite spezzate.
Possono in un qualche modo gli alberi, i cespugli, gli uccelli, la lontana marina all’orizzonte, favorire una rinascita di questi personaggi?
Anche la filosofia e la prassi di questo centro di recupero di Atena si basa su un rapporto profondo con la natura: gli ospiti coltivano orti, producono olio e vino, perfino creme di bellezza.
Il cibo è biologico e cucinato in modo perfetto.
Le stanze contengono solo due o tre letti di ferro battuto con medaglioni e fiori come era usanza delle nostre campagne.
Comunque l’idea di una reclusione sia pure molto attenuata e confortevole contrasta spesso con l’anarchismo irruento e selvaggio degli ospiti.
Umberto Piersanti narra le loro storie senza compiacimenti di alcun tipo: morbosità e horror sono lontani dalla sua natura.
L’occhio è quello del poeta che coglie sia il dissidio psicologico che il volo dei rondoni tra le siepi.
Questo, però, è anche il libro più ¨narrativo¨ del poeta urbinate.
Negli altri romanzi c’era sempre un personaggio che in qualche modo interpretava e dava voce all’autore anche quando era collocato in un altro tempo e in un altro spazio.
Qui Piersanti è dovuto entrare in psicologie diverse e lontane, tentare di comprendere fino in fondo, entrare nelle fibre di persone da lui lontane e differenti.
C’è un unità in tutto il libro e non solo esteriore: gli edifici del centro, gli orti e la campagna attorno non sono solo una cornice. ma il luogo dove si ritrovano i protagonisti delle varie storie.
E il direttore, i medici e gli infermieri si trovano sempre ad accompagnare gli ospiti stessi e colloquiare con loro.
Bianca Garavelli su Avvenire ha scritto che questa raccolta di racconti assomiglia ad una di poesia per l’unità dovuta alle atmosfere a ai rimandi che percorrono l’intero libro e per l ‘intensità lirica dello sguardo.
La natura continua ad essere un tema dominante anche in questo libro ¨diverso¨ come lo è sempre stato in tutta l’opera del poeta urbinate.

 

 

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