Emanuele Severino, “Fondamento della contraddizione”

Il principio di non contraddizione, che Aristotele chiamò il «principio più saldo di tutti», è considerato, fin dalle origini, il fondamento stesso del pensiero occidentale. Un passaggio obbligato che si presenta tuttavia come un’ardua strettoia, giacché se per Aristotele a quel primo principio è connessa «la necessità che sia sempre compiuto l’opposto dell’errare, cioè l’essere nella verità», anche l’essere nell’errore richiede un fondamento, e già Platone si sentiva «turbato» di fronte all’interrogazione su come sia possibile l’esistenza, in quanto tale, dell’«opinione falsa» – di quell’errore la cui essenza è proprio la contraddizione.
Sono temi ricorrenti in tutta l’opera di Severino. Mai però come in questo libro sono stati trattati in forma così estesa e compiuta: in particolare nell’importante saggio inedito che dà il titolo al volume, dove il filosofo muove dall’esame di uno dei tratti cruciali nonché dei meno indagati del pensiero di Aristotele, il quale «mostra come ci si debba liberare dal “turbamento” di Platone: negando l’esistenza della contraddizione e dell’errare. Un gesto, questa negazione, che è rimasto pressoché sconosciuto e che lo stesso Aristotele non ha esplorato. Ma che, soprattutto, non può avere l’ultima parola».
Gli altri scritti che compongono la raccolta – dal gruppo di quelli dedicati ad Aristotele al contributo Per un rinnovamento nell’interpretazione della filosofia fichtiana (pubblicato nel 1960 e ormai irreperibile, ma determinante nello sviluppo del pensiero dell’autore) – affrontano quindi due modi esemplari in cui la filosofia si rapporta alla contraddizione, ma al tempo stesso si riallacciano ad altri temi essenziali nel pensiero che Severino va elaborando da decenni. Ne è testimonianza il fondamentale La metafisica classica e Aristotele, del 1956, in cui viene per la prima volta formulato ciò che diventerà la radice della sua intera speculazione: il principio dell’eternità di ogni essente.

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