Daniel Calabrese, “Ruta Dos”

Daniel Calabrese

PRODIGIO

Il lavoro odierno consiste
nel portare una pietra da qui a là.
È una roccia molto pesante,
più d’un bue,
più d’un sacco pieno di pioggia.
È un buco preistorico,
uno specchio nero
che sta per divorarsi il mondo.

Il lavoro odierno consiste
nel sollevare la pietra con gli occhi e collocarla
con dolcezza in mezzo alla strada
così da bloccare i ciclisti,
bloccare la musica di sottofondo,
bloccare la Ruta Dos
all’ora indicata dalle arterie rosse.

E quando ogni cosa sarà sbarrata,
intorpidita dalla pietra,
bloccate le generazioni istruite e caritatevoli,
bloccato l’amore tra le cose naturali
e quelle evidenti,
il lavoro, allora,
consisterà nel tirarla fuori da quel luogo,
sollevare di nuovo la pietra con gli occhi affaticati
e seppellirla da quella parte, lì, nel nulla,
in quel lago di chiusa indifferenza
dove il letto scricchiola, il televisore illumina,
brillano i motori,
il vino scivola dentro la luce,
marciscono la memoria e i dialoghi tristi,
e tutto affonda, con la pietra,
nella più completa delle estinzioni.

PRODIGIO

El trabajo de este día consiste
en llevar una piedra de aquí para allá.
Es una roca muy pesada,
más que un buey,
más que una bolsa cargada de lluvia.
Es un agujero prehistórico,
un espejo negro
a punto de tragarse el mundo.

El trabajo de este día consiste
en alzar esa piedra con los ojos y depositarla
suavemente en el medio del camino
para que se detengan los ciclistas,
se detenga la música de fondo,
se detenga la Ruta Dos
a la hora señalada por las arterias rojas.

Y cuando todo esté detenido,
entorpecido por la piedra,
detenidas las generaciones ilustradas y piadosas,
detenido el amor entre las cosas naturales
y las cosas manifiestas,
el trabajo, entonces,
consistirá en sacarla de ese lugar,
levantar la piedra nuevamente con los ojos cansados
y enterrarla por ahí, en la nada,
en ese lago de cerrada indiferencia
donde cruje la cama, alumbra el televisor,
brillan los motores,
cae el vino adentro de la luz,
se pudren la memoria y las conversaciones tristes,
y se hunden, con la piedra,
en la más completa extinción.

L’AFFOGATO

Voglio chiarire che non accadde in un fiume
ma fu nella terra stessa che affogai.

L’unico fiume che ho nella memoria
è un sussulto
dove affondano le piccole
cose anche se mai scompaiano del tutto.

Talvolta,
affondano prima che passi il fiume.

E la loro richiesta di aiuto
sempre
arriva tardi.

EL AHOGADO

Deseo aclarar que no fue en un río
sino en la misma tierra donde me ahogué.

El único río que llevo en la memoria es un estremecimiento
donde las pequeñas cosas se hunden
aunque nunca llegan a desaparecer.

A veces,
se hunden antes de que pase el río.

Y su pedido de auxilio
siempre
llega tarde.

VICINO AL PORTO

Passano i camion.
Si arriva a mescolare il fumo del gasolio bruciato
alla fresca pioggerellina della costa.

Non ci sono poesie perfette
come il sole, come l’ombra.

E ancor meno che parlino di luoghi
vicini a questo porto dove fa freddo,
dove s’impilano contenitori blindati
per la gente instabile e per i topi.

Passano le due metà d’un cane.
La prima con una testa normale, spaventata,
l’altra si dissolve tra nebbia e scabbia.
Alla stazione lo lavarono con paraffina,
di sicuro fu il guercio che sgrassa i vetri,
magari gli regalò un pezzo di pane
e gli ordinò: non morderti più!

Che non si turbi il sonno di Pound.
Se i classici hanno avuto epoche
di miglior circolazione in America,
almeno qui, accanto al porto,
tra il macchinario avvelenato
dalla merda dei gabbiani
(dove passano le due metà d’un cane,
schivando i camion da carico),
nessuno fa più le cose perfette
come il sole, come l’ombra.

CERCA DEL PUERTO

Pasan los camiones.
Se llega a mezclar el humo del gasoil quemado
con la llovizna fresca de la costa.

No hay poemas perfectos
como el sol, como la sombra.

Y menos que hablen de lugares
cercanos a este puerto donde hace frío,
donde se apilan contenedores blindados
para la gente inestable y para las ratas.

Pasan las dos mitades de un perro.
La primera lleva una cabeza normal, asustada,
la otra se disipa entre la niebla y la sarna.
En la estación lo bañaron con parafina,
seguro que fue el tuerto que limpia los vidrios,
quizás le regaló un pedazo de pan
y le ordenó: ¡basta de morderte!

Que no se turbe el sueño de Pound.
Si los clásicos ya tuvieron épocas
de mayor circulación en América,
al menos aquí, cerca del puerto,
entre la maquinaria envenenada
por la mierda de las gaviotas
(donde pasan las mitades de un perro,
esquivando esos camiones de carga),
ya nadie hace las cosas perfectas
como el sol, como la sombra.

LE DIFFERENZE TRA MIO PADRE E KEROUAC

Mio padre nacque un anno dopo,
molto lontano, quasi sul bordo di questa strada.

Kerouac non ebbe, a sua volta, un padre
nato in alto mare, come mio nonno.

E perché mio padre avrebbe dovuto scrivere poesie?
In cambio, Kerouac, tra cattolico e buddista,
oltrepassava le frontiere.

Papà aveva una bicicletta rossa: quello è viaggiare!

Uff, entrambi odiarono il comunismo.

Credo che se un incontro inaspettato
li avesse riuniti al tavolo d’un bar
avrebbero riso a crepapelle.

Però mio padre si ubriacò
una volta soltanto in tutta la sua vita.

LAS DIFERENCIAS ENTRE MI PADRE Y KEROUAC

Mi padre nació un año después,
muy lejos, casi a la orilla de esta ruta.

Kerouac no tuvo, a su vez, un padre
nacido en altamar, como mi abuelo.

Y para qué iba a escribir poesía, mi padre.
En cambio Kerouac, entre católico y budista,
excedía las fronteras.

Papá tenía una bicicleta roja: eso es viajar.

Uf, ambos odiaron el comunismo.

Creo que si un cruce misterioso
los hubiese reunido en la mesa de algún bar
se habrían reído mucho.

Pero mi padre se emborrachó
una sola vez en toda su vida.

PERDONO

Mai prima avevo visto, su questa terra,
una crocifissione.

Accadde in una di quelle ore di lucidità,
quando la mente aderisce al corpo in tempo reale,
e che in tanti hanno rappresentato
con una luce, con una sfera
regolare in un volto innocente,
o il patto degli astri
al di là di una silhouette congelata.

L’uccello stava fermo,
inchiodato a un palo sul fianco
della strada.

Riceveva una brezza che non aveva inizio
né fine
e guardava con la coda degli occhi
come chiedendo perdono.

Quello che stava con me provò a staccarlo,
avvicinò la mano e subito la ritirò.
Sembra un uccello rapace, disse.

Ci allontanammo per riprendere il cammino,
mi voltai, però, dopo una trentina di passi.

Non vidi armi sotto le sue ali.

Non mi sembrò un uccello rapace.

PERDÓN

Nunca antes había visto, en esta tierra,
una crucifixión.

Fue en una de esas horas de lucidez,
cuando la mente coincide con el cuerpo en tiempo real,
aquello que muchos representaron
con una luz, con una esfera
regular sobre un rostro inocente,
o el compromiso de los astros
detrás de una silueta congelada.

El pájaro estaba inmóvil,
clavado en un poste al costado
de la ruta.

Recibía una brisa que no tenía comienzo
ni tenía fin
y miraba desde atrás de sus ojos
como pidiendo disculpas.

El que venía conmigo trató de bajarlo,
acercó la mano, pero la retiró enseguida.
Parece un ave rapaz, me dijo.

Nos alejamos para seguir nuestro camino,
aunque me di vuelta como a los treinta pasos.

No vi las armas debajo de sus alas.

No me pareció un ave rapaz.

 

DANIEL CALABRESE

Poeta argentino, vive in Cile. Ha pubblicato i libri di poesia: La faz errante (Buenos Aires, 1989, Premio Alfonsina Storni), Futura Ceniza (Barcellona, 1994), Escritura en un ladrillo (Kyoto, 1996, spagnolo-giapponese), Singladuras (Fairfield, 1997, spagnolo-inglese), Oxidario (Buenos Aires, 2001, Premio Fondo Nacional de las Artes) e Ruta Dos (Santiago del Cile, 2013, Premio Revista de Libros, e Madrid, 2017, nella prestigiosa collana Visor). L’edizione italiana di Ruta Dos, pubblicata da Fili d’Aquilone, è stata finalista del Premio Internazionale Camaiore 2016. Ha partecipato a numerosi festival e incontri poetici internazionali. Suoi testi sono apparsi su riviste e antologie di poesia ispanoamericana. In Italia è stato incluso ne Il fiore della poesia latinoamericana d’oggi (2016, Raffaelli Editore, a cura di Emilio Coco). Parte della sua opera è stata tradotta in inglese, cinese, giapponese e italiano. Ha fondato e dirige Ærea. Revista Hispanoamericana de Poesía. È direttore di RIL editores, casa editrice di Santiago del Cile.

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