La miseria del Sud

Rocco Scotellaro

LE SCENE MINIME DI SCOTELLARO

commento di Federica Giordano

In un interessante saggio sulla poesia di Rocco Scotellaro, Franco Fortini arriva a porre a sé stesso e ai lettori degli interrogativi cruciali: “la comprensione dei motivi storici della nostra azione politica è o non è essenziale per valutare ed intendere la poesia di Scotellaro? E inversamente, la poesia dei nostri tempi e quella di Rocco ci può dire qualcosa sulla direzione della nostra azione politica e della politica in genere?”. Indirettamente, la poesia di Scotellaro, con le sue scene minime, la sua delicatezza descrittiva e il fiato disincantato delle piazze spopolate di un paese che si “desertifica”, rende indispensabile una considerazione: tanto più una poesia è autentica e onesta, tanto più essa avrà il potere di plasmare profondamente la nostra vita pratica, i nostri valori e quindi, la nostra politica. L’amore e l’interesse per gli uomini e per la loro vita non può che sfociare, nella sua più alta declinazione, in una sfera della politicità.

Una dichiarazione di amore a una straniera

Non ti ho saputo dire una parola.
Senti le nostre donne
il silenzio che fanno.
Portano la toppa
dei capelli neri sulla nuca.
Hanno tutto apparecchiato
le mani sul grembo
per l’uomo che torna dalla giornata.
Silvia vuoi coricarti con me?
Tanto buio s’è fatto tra noi,
vedi, che fingono le nozze
anche i fanciulli raccolti negli spiazzi.
Vuoi sollevare per favore il sacco,
accendere il cerogeno
minuscolo sul lare,
vuoi quieta lasciarti prendere, amare?
Le nostre donne allora sono in vena
i giorni d’altalena in mezzo ai boschi.

Terronia

Noi siamo tutti un’anima d’un Dio
siamo gl’innocenti nocivi
e i penitenti ignavi.

E i nostri avi furono latini
che lasciarono i lupi far lamenti
padroni dei boschi recinti.

Padre mio

Padre mio che sei nel fuoco,
che brulica al focolare, come eri
una sera di dicembre a predire
le avventure dei figli
dai capricci che facevamo:
“Tu pure non farai bene” dicevi
Vedendomi in bocca una mossa
Che forse era stata anche tue
Che l’avevi da quand’eri ragazzo.

Rocco Scotellaro, scrittore, poeta e politico che nasce a Tricarico, in provincia di Matera, il 19 aprile 1923, da padre calzolaio e madre casalinga. Dopo il collegio a Sicignano degli Alburni, Rocco approfondisce gli studi classici in diverse città italiane. A Roma frequenta la facoltà di Giurisprudenza, ma la morte del padre induce il giovane a far ritorno a Tricarico, dove sarà eletto sindaco a soli 23 anni (1946-1948 e fino al 1950). Alle sue spalle Scotellaro ha già una intensa attività sindacale culminata nell’iscrizione al Comitato di Liberazione Nazionale e al Partito Socialista. È il momento in cui individua gli ideali e le strategie per migliorare lo status economico e sociale dei contadini meridionali. Memore degli insegnamenti del padre, incentra l’attività politica proprio sul dramma di quanti vivono tra povertà e vessazioni, temi dominanti anche nei suoi scritti, in gran parte pubblicati postumi.
Promotore della Riforma Agraria del Sud, in particolare della Basilicata, lo scrittore coinvolge la popolazione nelle sue iniziative, perché si sente uno di loro e ne vive direttamente i patimenti.
I 45 giorni trascorsi ingiustamente in carcere – sarà infatti assolto dalle accuse di concussione, truffa e associazione a delinquere avanzate dai suoi avversari politici – lo segnano profondamente e, deluso, matura l’idea di abbandonare gli incarichi istituzionali, ma non la sua gente. Così, chiuso il capitolo politico si apre per Scotellaro quello letterario. Accetta poi un incarico all’Osservatorio Agrario di Portici, su proposta di Rossi Doria, conosciuto anni prima con Carlo Levi, che Rocco indicherà come suo mentore.
Sono ancora e sempre le condizioni di vita delle popolazioni del sud ad appassionarlo, fino alla morte. Mentre conduce un’inchiesta sul tema, per conto della casa editrice Einaudi, infatti, un infarto stronca la vita di Scotellaro a soli 30 anni, è il 15 dicembre 1953. Un anno dopo Rocco riceve due riconoscimenti letterari: il “Premio San Pellegrino” e il “Premio Letterario Viareggio”, quest’ultimo per la poesia “È fatto giorno”.

Commento e selezione dei testi a cura di Federica Giordano

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