Millelibri, la prima libreria di poesia


di Bianca Sorrentino

A Bari la rivoluzione gentile si compie per mezzo dei versi: al di qua della ferrovia, in un quartiere popolare – San Pasquale –, tra botteghe che resistono e cinema abbandonati, in una strada che già nel nome svela aneliti eroici – Via dei Mille –, da un mese una piccola libreria indipendente intona il suo canto di libertà. Sugli scaffali di Millelibri i protagonisti sono i volumi di poesia, classici e contemporanei, antiche edizioni introvabili e pubblicazioni fresche di stampa, usati a basso costo e tirature pregiate; d’altro canto alla narrativa è dedicato uno spazio decisamente secondario. Da lettrice appassionata, Serena Di Lecce, ideatrice del progetto, ha così deciso di sopperire a una delle difficoltà con cui abitualmente si scontrano gli amanti dei versi: l’irreperibilità dei testi, legata a quella crudele – o forse presunta? – legge del mercato secondo cui la poesia non vende.

Perché allora non sovvertire lo schema, con l’audacia di un’operazione semplicissima? Probabilmente la poesia ha le carte in regola per vendere, se le si dà spazio e voce, se la si propone con cura e dedizione, come fa Serena, che evita gli snobismi e accoglie nei suoi altri mondi studenti più o meno giovani, incuriositi da questa terra di confine dal civico sbiadito – quasi che per giungervi sia necessario compiere una propria, personale odissea. Pur consapevole del rischio dell’impresa, la libraia si illumina mentre ripone sulla mensola del mobile appartenuto a suo nonno gli Epigrammi di Marziale, in un’edizione Guanda del ’75, e con ardore ripercorre la vicenda letteraria ed esistenziale di Ada Negri, illustre dimenticata. Per ogni volume Serena ha una storia da raccontare, dediche, autografi, lettere ripiegate che dicono di amori e di altre vite infilate tra le pagine di un libro.

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Le parole perdute dei pesci

Reading di Simone Di Biasio, Eva Laudace e Giuseppe Nibali, a cura di Bianca Sorrentino.

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)
24 marzo 2018, ore 18:30

All’interno della mostra “Mar Nero” di Massimo Ruiu, curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo e ospitata dal 17 febbraio al 31 marzo a Casa Vuota a Roma (via Maia 12 int. 4A), lo spazio espositivo del Quadraro apre le porte alla poesia, con una lettura a cura di Bianca Sorrentino. In una stanza disabitata, in cui risuonano solo le onde radio di chissà quali frequenze, sabato 24 marzo 2018 alle ore 18:30 i poeti Simone Di Biasio, Eva Laudace e Giuseppe Nibali, come flutti che si rincorrono, danno voce e parola alle infinite sfumature dell’oceano e dei suoi significati. Continua a leggere

Avrò mille ritorni e mille viaggi

Antonio Nazzaro

Prefazione di Bianca Sorrentino alla silloge inedita di Antonio Nazzaro Amore e dintorni

La solitudine degli altopiani, l’oceano spazzato dal vento e il corpo che si fa istinto: è questa la vita che si coglie nei versi di Antonio Nazzaro, al suo esordio come poeta. Amore e dintorni è una silloge che si contraddistingue per la voce dirompente e matura, cui fa da controcanto un pudore reverenziale – e, oserei dire, quasi fanciullesco – nei confronti dell’arte poetica. Di mille ritorni e mille viaggi si compone dunque l’esplorazione che l’autore ci propone nel territorio vasto e talvolta impervio dell’amore, con la sua verità e il suo sentire appassionato.

Il poeta celebra qui l’amore vorace e quello quotidiano, entrambi con lo stupore di chi guarda per la prima volta e già vede oltre, cogliendo la pregnanza dei gesti e accordando il proprio tempo al tempo dei respiri e dei baci. Immediati ed efficaci sono i fotogrammi che vengono evocati nella mente di chi legge: l’intimità del restare «seduti sul bordo / di questo marciapiede dell’altipiano / a guardare come le nuvole sono / auto celestiali a rubare il cielo»; la concretezza di una «città che non ha fine eppure si può toccare / ogni muro ogni asfalto sanno raccontare storie»; l’immaginazione di chi sostituisce «le biglie colorate / con parole che rotolano più lente».

La vista non è l’unica sfera sensoriale cui l’io poetante fa appello; ricorrente è il ricorso all’olfatto – richiamo evidente a Odore a, il libro di racconti e prose poetiche in cui Antonio Nazzaro rende omaggio alle sue due città, Torino e Caracas: gli odori si associano ai ricordi, ne amplificano i contorni e danno vita a un viluppo inestricabile grazie al quale l’esperienza vissuta acquista un significato ancor più profondo. Qui il profumo della pelle segna i confini dell’amore, si insinua laddove il profilo del sentimento diventa indefinito, garantisce la sospensione di un bacio «a pochi centimetri / dalla terra degli uomini» o di un’acrobazia che lancia gli amanti verso Orione, Saturno, Marte, oltre le galassie «per poi ricadere in un solo istante / qui / fra le lenzuola». Continua a leggere

Olimpia, il ventre sacro del mito

Luigia Sorrentino ph. GIanni Rollin

di Bianca Sorrentino

Alcuni luoghi custodiscono in sé un senso del sacro che li eleva dalla loro natura terrena: non fa eccezione la città di Olimpia, che, per via del nome etimologicamente legato al monte sede degli dèi, non poté mai essere disgiunta dal suo ruolo di centro di culto, tanto che nell’immaginario collettivo essa continua a essere pervasa da un’aura di spiritualità profondissima, nella grazia delle sue rovine. La traccia di questo mistero attraversa le pagine di Olimpia, il poema con il quale Luigia Sorrentino si fa soglia e accoglie verità che arrivano da un tempo altro, dal tempo prima dei giorni.
Così, da una Grecia che incessantemente sprigiona la sua forza antica e nello stupore rivela la sua contemporaneità, questi versi cristallini proiettano il lettore su un sentiero che, da un antro oscuro, conduce al bagliore che inonda chi riesce ad approdare a un nuovo orizzonte: viaggio che è dunque iniziazione e, insieme, serena accettazione dell’insolubilità di certi interrogativi che, tormentando furiosamente l’uomo, finiscono per ancorarlo alla sua dimensione mortale. Una sensibilità viscerale – che è simbolo del Femminile – permette a Luigia Sorrentino di accarezzare le eterne questioni dell’umano; ma è la sua qualità di autrice che le consente di trascendere i temi su un piano più alto, nella ricerca di una lingua raffinata, inattuale, che al contempo risuoni nella sua naturalezza: le parole di Olimpia – donna e città, bianca e altissima – non ammettono repliche, sono figlie della poesia irrevocabile dei tragici greci, che come nessun altro seppero dar voce al mito.

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