Eavan Boland, quando la poesia apre la realtà

Eavan Boland

OUTSIDE HISTORY

There are outsiders, always. These stars –
these iron inklings of an Irish January,
whose light happened

thousands of years before
our pain did: they are, they have always been
outside history.

They keep their distance. Under them remains
a place where you found
you were human, and

a landscape in which you know you are mortal.
And a time to choose between them.
I have chosen:

out of myth into history I move to be
part of that ordeal
whose darkness is

only now reaching me from those fields,
those rivers, those roads clotted as
firmaments with the dead.

How slowly they die
as we kneel beside them, whisper in their ear.
And we are too late. We are always too late.

FUORI DALLA STORIA

Ci sono gli outsider, sempre. Queste stelle –
ferrei segnali di un gennaio irlandese,
la cui luce si formò

migliaia di anni prima
della nostra pena: sono, sono sempre state
fuori dalla storia.

Mantengono la distanza. Sotto di loro rimane
un luogo dove hai scoperto
di essere umana, e

un paesaggio dove sai di essere mortale.
E un momento di scegliere tra loro.
Io ho scelto:

fuori dal mito dentro la storia mi muovo per essere
parte di quel calvario
la cui oscurità

solo ora mi raggiunge da quei campi,
quei fiumi, quelle strade grumi di morti
come firmamenti.

Come muoiono lenti
mentre in ginocchio accanto a loro gli sussurriamo all’orecchio.
E arriviamo troppo tardi. Arriviamo sempre troppo tardi. Continua a leggere

Carol Ann Duffy, “cosa avete fatto al mondo?”

Carol Ann Duffy

Anne Hathaway

Item I gyve unto my wief my second best bed …’
(from Shakespeare’s will)

The bed we loved in was a spinning world
of forests, castles, torchlight, cliff-tops, seas
where he would dive for pearls. My lover’s words
were shooting stars which fell to earth as kisses
on these lips; my body now a softer rhyme
to his, now echo, assonance; his touch
a verb dancing in the centre of a noun.
Some nights, I dreamed he’d written me, the bed
a page beneath the writer’s hands. Romance
and drama played by touch, by scent, by taste.
In the other bed, the best, our guests dozed on,
dribbling their prose. My living laughing love –
I hold him in the casket of my widow’s head
as he held me upon that next best bed.

Anne Hathaway

E a mia moglie lascio il mio letto, non il migliore…’
(dal testamento di Shakespeare)

Il letto in cui ci amavamo era un mondo vorticoso
di foreste, castelli, fiaccole, scogliere, mari
in cui lui si tuffava in cerca di perle. Le parole del mio amore
erano una pioggia di stelle cadenti come baci
su queste labbra; il mio corpo faceva col suo ora una rima
più dolce, ora un’eco, un’assonanza; il suo tocco
era un verbo che danzava in mezzo a un nome.
Certe notti sognavo che mi aveva scritto, il letto
una pagina sotto le sue mani di scrittore. Romanzo
e dramma recitati da odore, gusto, tatto.
Nell’altro letto, il migliore, sonnecchiavano gli ospiti,
sbavando la loro prosa. Vive l’amore mio, ride –
lo tengo della mia testa di vedova nel forziere
come lui teneva me in quel letto, non il migliore.

Da The World’s Wife, Anvil Press Poetry, 1999

e La moglie del mondo, Carol Ann Duffy, a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, Le Lettere, 2002 Continua a leggere

Emily Dickinson, la poesia come possibilità

COMMENTO DI BIANCA SORRENTINO

Margine, silenzio, ellissi: ecco le parole chiave tradizionalmente associate alla produzione letteraria – e alla vicenda esistenziale, che la rispecchia – di Emily Dickinson. Eppure, la lettura attenta dei suoi versi rivela una tensione costante verso ciò che non conosce confini: il microcosmo della stanza entro la quale la scrittrice sceglie di vivere i suoi ultimi anni è lo spazio privilegiato dal quale è possibile osservare le ambiguità del mondo e restituirle sulla pagina attraverso una lingua che, al contrario, risplende nella sua trasparenza. Nelle pause del respiro, nella sincope che caratterizza il metro, Emily Dickinson impara a evadere dalla prigionia della prosa e a proiettarsi verso una possibilità altra, verso una dimora che può essere abitata anche da chi non sa stare ferma – da chi ha imparato a dire la verità, ma a dirla obliqua, perché “il vero deve abbagliare per gradi”. È questa la sua “lettera al mondo”. Continua a leggere

Carol Ann Duffy, Premio Lerici-Pea alla Carriera 2018

Carol Ann Duffy, per gentile concessione

La cerimonia di premiazione si svolgerà domenica 30 settembre 2018, alle 17.00, a Villa Marigola di Lerici, a San Terenzo di Lerici (Sp), nel celebre Golfo dei Poeti amato da Shelley e Byron.

Carol Ann Duffy è la voce più autorevole e rappresentativa della poesia contemporanea britannica, investita nel 2009 della carica (che ancora ricopre) di “Poet Laureate” del Regno Unito, prima donna dopo quasi 400 anni di monopolio maschile e prima rappresentante della “working class”. 
Ci farebbe enorme piacere poter dare giusto rilievo al premio e alla poetessa.

Biografia e opere di Carol Ann Duffy. Carol Ann Duffy, nata a Glasgow nel 1955 da una famiglia irlandese e cresciuta in Inghilterra, vive da molti anni a Manchester dove è creative director della Writing School alla Manchester Metropolitan University. Le sue raccolte poetiche – da Standing Female Nude (1985) a The Bees (2011) – hanno ricevuto i principali premi e riconoscimenti, sono amate da un ampio pubblico di lettori e sono oggetto di studio nelle scuole. È inoltre autrice di teatro e fortunate antologie e poesie per l’infanzia (La giovane più vecchia del mondo, EL, Trieste 2001; L’infanzia rubata e altre fiabe oscure, Fabbri, Milano 2006). Dal 2009 Carol Ann Duffy è “Poeta laureato” del Regno Unito, prima donna e scozzese. In Italia è stata tempestivamente apprezzata e tradotta, a partire dalla raccolta La moglie del mondo (Le Lettere, Firenze 2002), cui sono seguite, sempre a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, La donna sulla luna (Poesie Scelte, 2011) e Le api (2014). Bernardino Nera e Floriana Marinzuli hanno curato la sequenza d’amore Estasi (Del Vecchio editore, Roma 2008) e Lo splendore del tempio (Crocetti, Milano 2011). Per il centenario della Grande Guerra Carol Ann Duffy ha curato l’antologia 1914: Poetry Remembers. Il suo più recente lavoro teatrale, rappresentato a Londra al National Theatre, è My Country, un montaggio interlocutorio di interviste sulla Brexit. Continua a leggere