Riapre il Museo Chillida

Nota di Alberto Pellegatta

 

Il 2019 è un anno di festa per la cultura spagnola, e non solo perché il cambio politico ha favorito un clima di distensione dopo lo scontro territoriale e la crisi economica, ma perché, a otto anni dalla chiusura per mancanza di fondi, ha riaperto il museo dedicato al maggiore scultore spagnolo del secondo Novecento, Eduardo Chillida. Un progetto espositivo avviato dall’artista stesso nel 1983, quando acquisì la tenuta dove si ambienta questa meraviglia: «Una volta ho sognato un’utopia: trovare uno spazio dove le mie sculture potessero riposare e la gente potesse camminare tra loro come per un bosco».

Il museo stesso diventa scultura, in pacificato dialogo con la natura. Il visitatore è invitato a percorrere i giardini seguendo la propria intuizione, lasciandosi guidare dalle opere – più di quaranta monumentali. Nel casale che fu casa e studio dell’artista, una mostra temporanea espone la serie più nota di Chillida,Pettine del vento – la stessa del celebre monumento a picco sul mare di San Sebastian: le mani che pettina gli elementi naturali, come in Dylan Thomas: «Nessuna onda può pettinare il mare/eincanalarsi in saldo sentiero… Vieni, stai per perdere la tua freschezza./Vuoi scivolare da te nella rete,/o devo io trascinarti/nella mia esotica compostezza?».

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Giuseppe Gallo, “La caverna di Kant”

SABATO 18 MAGGIO 2019, 18:30
SATURDAY MAY 18th 2019, 6:30 pm
Sabato 18 maggio 2019 alle ore 18,30 la Galleria Mazzoli (Via Nazario Sauro 62, 41121 Modena) presenta la mostra personale di Giuseppe Gallo La caverna di Kant.

In mostra una selezione di opere realizzate dall’artista tra il 2001 e il 2019 e una serie di opere su tavola realizzate per l’occasione.

Giuseppe Gallo, tra i principali artisti contemporanei italiani, è nato a Rogliano (CS) nel 1954. Dal 1976 vive a Roma dove nei primi anni ’80 ha stabilito il suo studio nell’ex-pastificio Cerere, quartiere San Lorenzo.
Le opere di Giuseppe Gallo sono caratterizzate da un fitto intreccio di segni, simboli e forme provenienti dal mondo reale e da quello fantastico. Profili umani si uniscono a forme stilizzate di animali in un festoso tripudio di segni che invade la tela con colori brillanti. Anche il linguaggio trova posto nelle sue opere, le lettere si inseriscono nel pattern grafico delle forme come segni simbolici, portatrici di un misterioso significato, mentre i numeri, simboli dell’umano sapere, vengono accostati alle forme stilizzate delle foglie, in una classificazione caotica e fantasiosa del mondo naturale. Gallo nelle sue opere inserisce sapientemente rimandi al mondo filosofico, letterario, cosmogonico, matematico, scientifico e musicale, accordandoli perfettamente in un complesso universo di segni e simbologie. Continua a leggere

Camille Claudel, scolpire l’umano

In scena i momenti salienti della vita di Camille Claudel

I differenti linguaggi dell’arte attraverso opere singolari a teatro, per offrire uno sguardo “altro” su pittura, fotografia, danza e psicologia. E’ l’essenza di Visionarie, rassegna tutta al femminile di Casa del Contemporaneo che ospiterà, martedì 7 maggio 2019 alle ore 20.30 (in replica mercoledì 8), negli spazi della Sala Assoli, lo spettacolo Ca/1000 drammaturgia di Enrico Manzo, omaggio a Camille Claudel per la regia di Luisa Corcione.

Presentato da Estudio Associazione Artistica Culturale, l’allestimento si avvale della presenza, in scena, di Noemi Francesca, con le voci di Lino Musella e Giacinto Palmarini, il sound design e le musiche di Marco Vidino, le musiche di Peppe Voltarelli, le opere scenografiche di Luisa Corcione, Rosaria Corcione.

Ca/1000 porta in scena la storia di un’anima attraverso i momenti salienti della vita di Camille Claudel, artista di fine ‘800, dall’arrivo in manicomio a Monfavet alla sua “uscita”, vittoriosamente perdente. Nelle sue opere, l’artista francese è riuscita a scolpire l’animo umano, cogliendone la bellezza ma anche la crudezza, e tutti quegli aspetti solitamente taciuti. Continua a leggere

L’innocenza di Caravaggio

LA FLAGELLAZIONE DI CRISTO

 

commento di luigia sorrentino

 

Voi, cari lettori, siete interessati all’Opera di un artista che più di ogni altro al mondo ha influenzato la cultura visiva europea, da Rembrant a Velasquez, fino a Vermeer?

Qualcuno forse vi dirà che Caravaggio era nato a Milano nel 1571 […] e fin qui niente da ridire… A un certo punto, parlando della sua vita, aggiungerà che “tra l’ottobre del 1606 e il giugno del 1607 l’artista si rifugiò a Napoli in fuga da Roma dove era ricercato per omicidio“, e voi vi spaventerete pensando che Caravaggio sia stato un bieco assassino, una specie di anima nera. Ma non è così, le cose non stanno esattamente così.  Leggendo qui, su news-art.it ad esempio – ma saprete dove meglio documentarvi –  vi è un altro punto di vista sulla vicenda. Forse dopo aver letto l’articolo subentrerà in voi una progressiva umanizzazione dell’artista Michelangelo da Merisi, detto Caravaggio e si aprirà davanti ai vostri occhi, il dramma umano del genio dotato di un’innocenza che si è manifestata senza alcun timore.

Prima di definire Caravaggio un assassino, è tempo – è tempo – di riflettere su come lui sentiva e vedeva il mondo, perché il cambio di percezione della realtà che ci ha indicato, è la sola vera eredità che ci ha lasciato. Continua a leggere