Franco Manzoni, “Angelo di sangue”

Franco Manzoni

FRANCO MANZONI nella traduzione di ELIZA MACAN
da Nella febbre di Eros – În febra lui Eros

La tana

dove ti annidi tutta nera
a filigrana rosa
la pioggia bianca fa le fusa
linfa di miele e mulino
sul fieno nel cespuglio
un’orma di farina
prezioso capezzolo di ghiaccio
il corpo tuo la tana
si arrende al mio faro silenzioso
si dona e va per la pianura piana

Bârlogul

unde te cuibărești toată neagră
în filigranul roz
toarce ploaia albă
limfă de miere și moară
pe fân în desiș
o urmă de făină
sfârc prețios de gheață
bârlogul corpul tău
se predă farului meu tăcut
se dăruiește și pleacă pe cîmpia întinsă Continua a leggere

Paul Muldoon, “Dai sogni hanno origine le responsabilità”

Paul Muldoon, ph. by Beowulf  Sheehan

Da “7, Middagh Street

Dai sogni hanno origine le responsabilità;
fu a causa di una simile allegoria
che Lorca
venne crivellato di colpi

fino a giacere faccia a terra
nell’ombra cangiante del suo stesso sangue.
Quando i soldati ubriachi del Romancero
fecero per tornare in città

lo sentirono mormorare nella nebbia,
“Quando muoio lasciate aperte le finestre”
perché la poesia può rendere possibili le cose –
non solo può ma deve –

e questa stessa finzione
è in sé un gesto politico. Continua a leggere

Eugénio de Andrade, “Ascolto il silenzio”

Eugénio de Andrade

Ascolto il silenzio

Ascolto il silenzio: in aprile
i giorni sono
fragili, impazienti e amari;
i passi
minuti dei tuoi sedici anni
si perdono per le strade, ritornano
con resti di sole e pioggia
sulle scarpe,
invadono il mio dominio di sabbie
spente,
e tutto inizia ad essere uccello
o labbra, e vuole volare.
Un rumore cresce lentamente,
oh, lentamente
non cessa di crescere,
un rumore di palpebre
o petali
sale di terrazzo in terrazzo,
scopre un giorno
di ceneri con vestigia di baci.
Un solo rumore di sangue
giovane:
sedici lune alte,
selvagge, innocenti e allegre,
ferocemente intenerite;
sedici puledri
bianchi sulla collina sopra le acque. Continua a leggere

Charles Baudelaire, “I fiori del male”

Charles Baudelaire

 

IL CREPUSCOLO

Eccola, l’incantevole sera, amica del delinquente,
viene come un complice, col passo del lupo;
il cielo si richiude lentamente come la cortina d’un letto
è l’uomo insofferente diventa una bestia feroce.
Sera, o amabile sera, desiderata da colui
le cui braccia possono onestamente dire: Oggi
Abbiam lavorato! – È la sera che dà sollievo
a chi è divorato da un dolore crudele,
all’ostinato studioso con la fronte che gli pesa
all’operaio piegato, che può dormire finalmente.
Ma intanto, nell’aria, ammorbanti dèmoni si ridestano
con livore, come degli attaccabrighe, e sbattono volando
contro le imposte e gli sporti delle porte.
Il vento tormenta i bagliori mediante i quali
si accende nelle vie la Prostituzione,
che fuoriesce come da un formicaio, dappertutto
apre nuove strade segrete
come un nemico che tenta un’azione a sorpresa
si muove dentro la città corrotta come un verme
che ruba all’Uomo ciò che ha mangiato.
Senti qua e là un fervore di cucine, uno strepito
di teatri, un soffio di orchestre; le osterie,
dove si viene soprattutto per giocare, si riempiono
di puttane e di imbroglioni, che sono loro complici,
e gli stessi ladri, che non hanno sosta né pietà,
tra poco cominciano la loro attività,
forzando piano le porte e le casse
per camparci qualche giorno e vestire l’amante.

In questo momento grave, anima mia sta
in raccoglimento, sii sorda a questo verso di belva.
È l’ora in cui le sofferenze dei malati aumentano!
La cupa Notte li strangola; si compie il loro destino,
e s’avviano verso l’abisso comune;
l’ospedale si riempie dei loro sospiri. – Più d’uno
Non verrà più a mangiar la minestra profumata
accanto al fuoco, la sera, accanto alla persona amata.

E la maggioranza, per giunta, non ha mai saputo
com’è dolce avere una famiglia, e non ha mai vissuto!

Traduzione di Nicola Muschitiello

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Alle vittime di Genova, “lei era rimasta lì”

lei era rimasta lì
tenue la luce diradava
con enormi occhi l’ultima
volta lui la guardava
abbandonava
e si sentiva abbandonato

nel fondo stabile degli sguardi
solo il nero degli inverni
quella bellezza che si posa
dall’iride cadeva
rinnovandosi in lei
allontanandosi da lei

(Da: Olimpia, di Luigia Sorrentino, Interlinea, 2013)

 

elle était restée là
ténue la lumière irradiait
de ses yeux grand ouverts la dernière
fois lui la regardait
abandonnait
et se sentait abandonné

au fond fixe des regards
cette beauté qui se pose
de l’iris tombait
se renouvelant en elle
s’èloignant d’elle

(Traduzione Angèle Paoli) Continua a leggere