Dylan Thomas, poesie

DYLAN THOMAS

Nel mio mestiere o arte ombrosa

 

Nel mio mestiere o arte ombrosa
praticata nella notte quieta
quando solo la luna s’infiamma
e gli amanti riposano a letto
con tutti i dolori nelle braccia,
il mio lavoro è cantare la luce
non per ambizione o pane,
non per vanagloria o commercio di incanti
su impalcature in avorio
ma per il modesto salario
del loro più segreto cuore.
Non scrivo per l’uomo orgoglioso
che si ritrae nella furia di luna
su questo zampillo di pagine,
non per i morti che torreggiano
con i loro usignoli e salmi
ma per gli amanti che abbracciano
i dolori di tutte le età,
e non offrono lodi o compensi
incuranti del mio mestiere o arte.

 

 

In my craft or sullen art

Exercised in the still night
When only the moon rages
And the lovers lie abed
With all their griefs in their arms,
I labour by singing light
Not for ambition or bread
Or the strut and trade of charms
On the ivory stages
But for the common wages
Of their most secret heart.
Not for the proud man apart
From the raging moon I write
On the spindrift pages
Not for the towering dead
With their nightingales and psalms
But for the lovers, their arms
Round the griefs of the ages,
Who pay no praise or wages
Nor heed my craft or art. Continua a leggere

Robert Creeley, il fuoco dei beatniks

THE DISHONEST MAILMEN

 

They are taking all my letters, and they
put them into a fire.
I see the flame, etc.
But I do not care, etc.

The poem supreme, addressed to
emptiness – this is the courage

necessary. This is something
quite different.

I POSTINI DISONESTI

 

Stanno prendendo tutte le mie lettere,
e le gettano nel fuoco.
Vedo la fiamma, ecc…
Ma non mi importa, ecc…

La suprema poesia, scagliata
nel vuoto – questo è il coraggio

necessario. Questo è un qualcosa
di profondamente diverso.

 

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La poesia anti moderna di Juan Arabia

Il colibrì inadattabile di Juan Arabia
di Víctor Rodríguez Núñez

Traduzione di Antonio Nazzaro

“Ci allontaniamo dalla cittá”, avverte il primo verso de “Lo sgombero della natura”, secondo libro di Juana Arabia (Buenos Aires, 1983). Il primo verso della poesia intitolata “Giudizio” è un manifesto basato nell’affermazione della natura e la presa di posizione per il selvaggio. L’opera di questo giovane poeta argentino realizza così uno degli antichi rituali della poesia: la critica della modernità. Il mondo moderno, questo eufemismo che si suole usare per nominare l’ordine sociale e culturale creato dalla borghesia metropolitana nella misura dei suoi interessi. In questo contesto, la poesia diviene “Il colibrì inadattabile… Porpora,/come il piacere del limite, assetato/come la distruttrice radice del salice” (Un colibrì sulla bauhinia). Questa radice è il simbolo del potere trasformatore, della sfida radicale al borghese e al civilizzato: Il nostro flauto rimase chiuso/nella radice di un salice:/ […]sollevando strade e mattonelle” (Giudizio).

Arabia fa bene a rifiutare la modernità e in particolare, quella che tocca vivere ai latinoamericani, deformata e dipendente. Le élite nel potere parteciparono ieri al saccheggio coloniale, e partecipano oggi al non meno cruento e ingiusto sfruttamento neocoloniale. Hanno creato nazioni per il beneficio delle antiche e nuove metropoli e certamente per il proprio beneficio come intermediari. Evocando questo contesto, il nostro poeta racconta che: “mi sono allontanato dalle tue strade come i miei/antenati si allontanarono dall’Europa” (B. A.). Ma la sua posizione è critica del colonialismo e del neocolonialismo, e per questi ci intima di “dimentichiamo le società dei ricchi,/ e passiamo il resto dei nostri/ giorni tra i lupi” (Ispirato in Jean de la Fontaine). La trasformazione sociale è percepita come un processo naturale: Per qui passò la rivoluzione,/come sono passate le stagioni” (Ardenne), ed è necessario “recuperare ogni sgombero della natura” (B. A.).


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MontesantoArte

MontesantoArte è il primo programma di residenza promosso dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee | Museo Madre, il museo d’arte contemporanea della Regione Campania, nell’ambito del bando “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura” (ed. 2016) in collaborazione con Quartiere Intelligente, una piattaforma multi progetto di rigenerazione urbana fondata nel 2013 nel centro storico di Napoli lungo le scale monumentali di Montesanto.

Curato da Adriana Rispoli, il programma semestrale di residenza ha coinvolto quattro giovani artiste italiane con lo scopo di promuovere le ricerche artistiche contemporanee sul territorio regionale. Coerentemente con la dinamica progettuale del Quartiere Intelligente, le artiste sono state invitate a focalizzare la ricerca sul rapporto natura-cultura utilizzando linguaggi trasversali tra le arti visive – video o performance – architettura, design, gardening e auto- costruzione. L’obiettivo è stato quello di creare tangenze tra le discipline, di generare una contaminazione che, entrando in contatto con la comunità di riferimento, ha prodotto buone pratiche di vivere civile, sperimentazioni artistiche esportabili e replicabili anche in altri contesti sociali e urbani.

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