Patrick McGuinness, due inediti e altre poesie

Patrick McGuinness /credits ph Mari McGuiness

Travelodge

You find them off roundabouts,
after circumlocutions of motorway.
They are a way of never getting to the point.

Perhaps you have an interview nearby,
and that is why you drove here, this reef
of dormitory coral on the outskirts of a town

that looks just like the one you left.
Perhaps you have no more interviews,
and that is why. Perhaps you’re reapplying

for your old job as a father or a husband
or for a new one as the same, in a startup
where your skillset is required.

Maybe the startup’s you. You’ve packed
a half-bottle of something strong, proof
against sleeping badly or too well,

and settle like the coffee granules in the single-
portion sachets they’ve laid out.
Even in the slow race to the bottom

of yourself you seem to have come last.
The mirror watches you unpack your endless
shallow bag, its well of lonely clothes.

The television is a furnace burning local news.
You are breathing wardrobe-air.
The plastic kettle rages and wants to know who’s there.

(Unpublished)

*Travelodge is a chain of pragmatic (let’s call them) hotels in the UK.

Travelodge *

Li trovi all’uscita delle rotatorie,
dopo cinconlocuzioni in autostrada.
Sono un modo per non arrivare mai al punto.

Forse hai un’intervista lì nei pressi,
ecco perché ci sei venuto, in questa barriera
corallina dormitorio alla periferia di una città

molto simile a quella da cui sei partito.
Forse di interviste non ne hai più,
ecco il perché. Forse stai rifacendo domanda

per il tuo vecchio lavoro come padre o marito
o per uno nuovo nella stessa veste, in una startup
dov’è richiesta la tua competenza.

Magari la startup sei tu. Hai messo in valigia
una mezza bottiglia di qualcosa di forte, contro
il dormire male o troppo bene

e ti depositi come i granuli di caffè
nei sacchetti monoporzione lì allineati.
Perfino nella corsa fiacca al fondo

di te stesso sembri arrivare ultimo.
Lo specchio ti osserva mentre svuoti la borsa
piatta senza fondo, il suo pozzo di abiti solitari.

La televisione è una fornace che brucia notizie locali.
Respiri aria di armadi.
Il bollitore di plastica infuria e vuol sapere chi c’è.

(Inedito)

Nel Regno Unito Travelodge è una catena di alberghi, diciamo così, pragmatici. Continua a leggere

Shukria Rezaei ai Taleban, “Non sono stata al vostro inferno”

Shukria Rezaei

NOTA DI LUIGIA SORRENTINO

Oggi vi proponiamo le poesie di Shukria Rezaei, una giovane poeta nata in Afghanistan, di famiglia Hazara, l’etnia più perseguitata dai Taleban in Afghanistan. La sua famiglia emigrò nel Regno Unito quando Shukria aveva 12 anni. Fra le poesie di Shukria qui pubblicate, due, ‘Homesick’ e ‘My Hazara People’, sono incluse nel volume England, Poems from a School; la terza, ‘To the Taliban’, è inclusa nel libro di Kate Clanchy, Some Kids I Taught and What They Taught Me, Picador 2019 e in Italia nella raccolta La testa di Shakila, poesie e prose scelte di Kate Clanchy, cura e traduzione di Giorgia Sensi, Edizioni LietoColle-Gialla oro, 2019.

 

To the Taliban

I haven’t been to your hell
for terrorising, theft, or treachery,
for stealing young boys and girls.
But I have heard your thundery shootings,
the yells of children,
the cries of hearts.

I haven’t touched your grenades or your bullets;
nor worn your chain of bullets around my neck
and claimed jihad;
but I have touched broken lives,
shattered glass,
and walked on an injured land,
where blood oozes and boils
until the steam reaches your nostrils.

I haven’t read the Quran you have read
where to kill is fine
where rape is acceptable.
But I have read the Quran of Prophet Mohammad (PBUH)
where killing one person is killing all of humanity.

I haven’t felt the texture of your hairy face,
your stained clothes
stained with bloodshed
stained with sins,
heavy with all
that is pulling you down.

I have felt the texture
of the man’s white face that you killed.
It was like the touch of a cloud.
My eyes glitter with the shine of the martyrs.

Shakila *

* Nel gruppo di poesia di Kate Clanchy alla Oxford Spires Academy, Shakila è il nome di Shukria Rezaei

 

Ai Talebani

Non sono stata al vostro inferno
per terrorismo, furto, tradimento,
rapimento di ragazzi e ragazze.
Ma ho sentito il rombo dei vostri spari,
gli urli dei bambini,
le grida dei cuori.

Non ho toccato le vostre granate e i vostri proiettili;
non ho portato al collo la catena delle vostre pallottole
e dichiarato la jihad;
ma ho toccato vite spezzate,
frantumi di vetro,
e camminato su una terra ferita,
dove il sangue tracima e ribolle
finché il vapore ti sale alle narici.

Non ho letto il Corano che avete letto voi
dove uccidere è giusto,
dove stuprare è accettabile,
ma ho letto il Corano del profeta Maometto (PBUH)
dove uccidere una persona è uccidere tutta l’umanità.

Non ho tastato la vostra faccia irsuta,
i vostri abiti macchiati
macchiati di sangue
macchiati di peccati,
appesantiti da tutto ciò
che vi trascina in basso.

Ho tastato
il viso bianco dell’uomo che avete ucciso.
Era come toccare una nuvola.
I miei occhi brillano della luce dei martiri. Continua a leggere

La poesia di Kate Clanchy

Kate Clanchy

 

 

SLATTERN

I leave myself about, slatternly,
bits of me, and times I liked:
I let them go on lying where
they fall, crumple, if they will.
I know fine how to make them walk
and breathe again. Sometimes at night,
or on the train, I dream I’m dancing,
or lying in someone’s arms who says
he loves my eyes in French, and again
and again I am walking up your road,
that first time, bidden and wanted,
the blossom on the trees, light,
light and buoyant. Pull yourself
together, they say, quite rightly,
but she is stubborn, that girl,
that hopeful one, still walking.

SCIATTONA

Mi lascio in giro, da sciattona,
pezzi di me, momenti che ho amato:
li lascio lì dove
cadono, si stropiccino, se vogliono.
So come farli camminare
e respirare di nuovo. A volte di notte,
o in treno, sogno di ballare,
o di essere tra le braccia di qualcuno che dice,
in francese, di amare i miei occhi, e
ancora una volta cammino per la tua strada,
quella prima volta, chiamata e desiderata,
gli alberi in fiore, leggeri,
leggeri e festosi. Rimettiti
in sesto, dicono, giustamente,
ma è testarda, la ragazza,
quell’ottimista, che continua a camminare.

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Carol Ann Duffy, Premio Lerici-Pea alla Carriera 2018

Carol Ann Duffy, per gentile concessione

La cerimonia di premiazione si svolgerà domenica 30 settembre 2018, alle 17.00, a Villa Marigola di Lerici, a San Terenzo di Lerici (Sp), nel celebre Golfo dei Poeti amato da Shelley e Byron.

Carol Ann Duffy è la voce più autorevole e rappresentativa della poesia contemporanea britannica, investita nel 2009 della carica (che ancora ricopre) di “Poet Laureate” del Regno Unito, prima donna dopo quasi 400 anni di monopolio maschile e prima rappresentante della “working class”. 
Ci farebbe enorme piacere poter dare giusto rilievo al premio e alla poetessa.

Biografia e opere di Carol Ann Duffy. Carol Ann Duffy, nata a Glasgow nel 1955 da una famiglia irlandese e cresciuta in Inghilterra, vive da molti anni a Manchester dove è creative director della Writing School alla Manchester Metropolitan University. Le sue raccolte poetiche – da Standing Female Nude (1985) a The Bees (2011) – hanno ricevuto i principali premi e riconoscimenti, sono amate da un ampio pubblico di lettori e sono oggetto di studio nelle scuole. È inoltre autrice di teatro e fortunate antologie e poesie per l’infanzia (La giovane più vecchia del mondo, EL, Trieste 2001; L’infanzia rubata e altre fiabe oscure, Fabbri, Milano 2006). Dal 2009 Carol Ann Duffy è “Poeta laureato” del Regno Unito, prima donna e scozzese. In Italia è stata tempestivamente apprezzata e tradotta, a partire dalla raccolta La moglie del mondo (Le Lettere, Firenze 2002), cui sono seguite, sempre a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, La donna sulla luna (Poesie Scelte, 2011) e Le api (2014). Bernardino Nera e Floriana Marinzuli hanno curato la sequenza d’amore Estasi (Del Vecchio editore, Roma 2008) e Lo splendore del tempio (Crocetti, Milano 2011). Per il centenario della Grande Guerra Carol Ann Duffy ha curato l’antologia 1914: Poetry Remembers. Il suo più recente lavoro teatrale, rappresentato a Londra al National Theatre, è My Country, un montaggio interlocutorio di interviste sulla Brexit. Continua a leggere

Carol Ann Duffy , “Le api”

le_api
A cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

Con The Bees, Carol Ann Duffy si allinea alla prestigiosa compagnia di poeti che, da Virgilio a Sylvia Plath, hanno tratto ispirazione dalle api, elogiandone la forza e le straordinarie attività, metafore di un ideale modello di creatività e laboriosa coesistenza. Le api, umili e valorose, operaie rassicuranti ma pungenti, fanno da intermittente filo conduttore di questa raccolta che tratta e approfondisce, in toni che vanno dal lirico al sarcastico, dall’intimistico al civile, i temi cari da sempre a Duffy: l’amore, il dolore, la perdita, l’impegno sociale, la guerra, il paesaggio, il ruolo della letteratura come testimonianza e resistenza. Un libro allo stesso tempo orgogliosamente “britannico”, ma anche cosmopolita e disincantato.

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