Karl Kirchwey, “Stumblig Blocks – Romans Poems”

Stumbling Blocks: Roman Poems (TriQuarterly/Northwestern University Press, 2017), il settimo libro di Karl Kirchwey (Fellow del 1995), prende—come il suo secondo volume, The Engrafted World (Henry Holt, 1998)—Roma come punto d’origine per l’esplorazione di storia, mito e autobiografia. Durante il suo mandato come Andrew Heiskell Arts Director all’American Academy in Rome (2010–13), Kirchwey ha organizzato escursioni guidate a siti, monumenti e opere d’arte di Roma che sono stati il soggetto di componimenti poetici straordinari. Questi itinerari hanno dato origine a un nuovo volume per la serie “Pocket Poets” della Everyman’s Library, Poems of Rome, curato da Kirchwey e comprendente opere dal Rinascimento ad oggi. In quest’occasione, Kirchwey leggerà e discuterà estratti da questi due libri che sono stati concepiti all’American Academy in Rome. Continua a leggere

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Vincitori e finalisti del Premio Giuseppe Tirinnanzi Città di Legnano

La Giuria Tecnica del Premio di Poesia “Città di Legnano – Giuseppe Tirinnanzi” (Franco Buffoni, presidente, Uberto Motta, Fabio Pusterla) ha annunciato i nomi dei Vincitori e dei Finalisti per ciascuna delle 3 sezioni in cui si articola il premio.

A fronte di una partecipazione di 10 opere per la sezione Poesia in Dialetto dei area lombarda e di ben 182 per la sezione Poesia italiana, dopo lunghe consultazioni e votazioni, è stato decretato vincitore per la sezione Poesia in Dialetto Maurizio Noris col volume Resistènse (Interlinea), mentre per la sezione Poesia italiana sono stati scelti come finalisti, secondo regolamento, Vanni Bianconi con Sono due le parole che rimano in ore (Casagrande), Daria De Pellegrini con Spigoli vivi (Interno Poesia) e Gian Mario Villalta con Telepatia (LietoColle-Pordenonelegge).

I 3 finalisti dovranno sfidarsi di fronte alla Giuria Popolare nel corso della manifestazione che si terrà a Legnano il prossimo 20 ottobre 2018, promossa da Famiglia Legnanese, dai Fratelli Tirinnanzi e dalle autorità del Comune di Legnano.

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In memoria di te, Marco Tornar

 

PRESENTAZIONE

Questo volume di poesie inedite di Marco Tornar presenta una selezione dai materiali ritrovati in un faldone contenente 185 fogli sciolti (167 dattiloscritti, 16 stampati da computer e 2 completamente manoscritti) e un racconto di 37 pagine rilegate. Oltre a questo racconto, a tre altre brevi prose (di cui due allo stato di frammento) e ad alcuni abbozzi per una recensione del volume Luce frontale di Roberto Mussapi, si tratta esclusivamente di versi, molti dei quali recano in calce la data di composizione che ci permette di porre con sicurezza l’elaborazione di gran parte del materiale in un arco temporale che va dal dicembre del 1988 al febbraio del 2000¹; la presenza di un frammento della poesia Nei sogni ci sono confidenze eterne, pubblicata nell’estate 1985², ci lascia però supporre la presenza nel faldone anche di versi risalenti almeno fino a quella data.
In questi fogli si trovano poesie poi effettivamente pubblicate (ne La scelta o su riviste e volumi antologici), moltissime varianti, abbozzi, redazioni apparentemente definitive (o con alcune correzioni a penna) di poesie rimaste inedite, e anche (poche volte) testi recanti inequivocabili segni di rifiuto da parte dell’autore.

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I vincitori del Premio Mauro Maconi 2018


La giuria del Premio “Mauro Maconi”, composta dal Presidente, Maurizio Cucchi, Giuliana Nuvoli, Giorgio Prestinoni, Mario Santagostini, Giovanni Tesio e Valeria Poggi,  ha votato all’unanimità il vincitore della Sez.A- Premio per l’opera poetica in lingua italiana edita nel periodo intercorrente tra il 1 gennaio 2017 e il 30 aprile 2018 che risulta essere:

Giancarlo Pontiggia – “Il moto delle cose”, Mondadori 2017.

La stessa giuria del Premio “Mauro Maconi”, ha votato all’unanimità il vincitore della Sez.B “Premio Giovani” che risulta essere:

Maria Borio per la raccolta “L’altro limite”, Lieto Colle/Pordenonelegge 2017

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Octavio Paz, poesie

Octavio Paz

Parole di forma di polverio
di Octavio Paz
traduzione Franco Mogni

A José Emilio Pacheco

                                                  Apro la finestra

 che dà

                                                      su nessuna parte

                                La finestra

                                                               che si apre verso dentro

                                             Il vento

                                   solleva

             istantanee lievi

                                                               torri di polvere turbinante

                                                 Sono

                                                         più alte di questa casa

                                          Stanno dentro

                                         questo foglio

                         Cadono e si rialzano

                                        Prima di dire

                         qualcosa

                                               al piegare il foglio

                                  si disperdono

 

                                       Turbini d’echi

                          aspirati     inspirati

                                                   dal loro proprio girare

                                            Adesso

                                                           si aprono in un altro spazio

                                                    Dicono

                                                  non ciò che dicemmo

                                        un’altra cosa sempre altra

                                                   la stessa cosa sempre

                                        Parole del poema

                                                che giammai diciamo

                                         È il poema a dire noi

 

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