Fabiano Spessi, “Una promessa di felicità”

spessiDalla nota di Giulio Greco

Si legge una volta la raccolta di Fabiano Spessi e si ricava l’impressione di averne scandagliato la profondità; subito dopo la si vuole rileggere e ci si accorge che elementi importanti erano sfuggiti; la si prende in mano per la terza volta e affiorano particolari nuovi. Perché? Perché questi versi nell’apparente cristallinità celano un fiume carsico che risveglia ricordi, esperienze, immagini della Milano contemporanea.

E la città, che può essere considerata contemporaneamente emblema di un mondo globalizzato e luogo in cui vive l’autore, è presente con una concretezza “visiva” con i suoi bar, i supermercati, i kebab, la periferia, i centri commerciali, le vie, le luci, i negozi, il mondo della moda, l’Expo… luoghi sempre riflessi nella mente dei personaggi che di volta in volta contribuiscono a delineare il “mondo interiore” dell’uomo del nostro tempo.

Ne risulta una visione squallida, perché lì infatti, si celebrano i riti della banalizzazione, cui non sfugge l’ambiente dei film e della letteratura, l’immagine della donna, lo stesso sentimento d’amore: tutto si compera, tutto si vende. […]
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Rudy Toffanetti, “Sul confine”

ToffanettiOPERA PRIMA
a cura di Luigia Sorrentino

Dalla Prefazione di Davide Rondoni

Cosa è questa poesia sospesa tra il liceo e l’abisso? Questa voce che porta con sé senza vergogna (e perché dovrebbe?) insegnamenti ginnasiali, vocalità e costruzioni primo novecentesche, sperdimenti foscoliani (siamo in zona Pavia no?) e deviazioni, radicali e fulminanti osservazioni sulla vita contemporanea?
Ha un talento – lo dice anche Loi nella sua notarella da segugio. Ma non basta il talento mai. Occorre altro. Ok, certo il lavoro. E qui ce n’è parecchio. Letture molte e molto orecchio, e corpo a corpo con molti poeti, dall’antichità alla migliore tradizione italiana. Ma il talento e il lavoro non bastano per fare un poeta. Occorre un’altra cosa. Occorre il pianto. E si fottano tutti i letterati dal ciglio asciutto che credono che la poesia sia combinare parole e citazioni. Occorre il pianto. Occorre avere – come si intravvede in queste pagine – una figura troppo magra che ti ferisce, un destino che ti strappa il cuore. […]
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Luisa Pianzola, “Una specie di abisso portatile”

libro-pianzoladi Nadia Agustoni

La poesia di Luisa Pianzola in questa nuova raccolta “Una specie di abisso portatile” 2015, attesta un interrogarsi rigoroso sulla memoria e sul presente e nello stesso tempo la fluidità e porosità della lingua; lingua viva che respira e sa raccontare il tempo, il lavoro, il corpo, la speranza e l’indifferenza. Temibile lo sguardo dell’autrice che indaga le più riposte pieghe della modernità, dai suoi miti materni (e paterni), fino agli echi di un capitalismo quotidiano e famigliare che riverbera di non detti, come di frasi rivelatrici e cattivi pensieri. E’ forse la cattività in cui ci stringono le mode, i vezzi, i conformismi a fare da filo conduttore tra le sillogi che compongono questo libro. L’autrice, più che onestamente, non si chiama fuori; nessuno è assolto, nemmeno indicato a dito, piuttosto ne escono evidenziate le trasformazioni a cui si soggiace a volte senza capirle. Continua a leggere

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“Come una piuma sul dorso della mano”

pradaA cura di Daniele Campanari

Nella presentazione al libro viene descritto un paesaggio, probabilmente un passaggio da una parte all’altra. Parla del vento (del quale se ne straparla in poesia, come per l’amore e altre cose che fa la natura) “il cui significato va ben oltre il suo valore denotativo in contesti apparentemente da idillio”. “Come una piuma sul dorso della mano” (Nino Aragno Editore), del medico-autrice Natalia Veronesi Prada, deve essere leggero proprio come una piuma; forse a rischio caduta quando quel vento del quale si diceva magari soffia più forte, forse indimenticabile per il tempo e i luoghi che la vita scandisce e fa vedere davanti a ognuno con questo ognuno che sa di poterne fare ciò che vuole. E  sempre nella prefazione viene scritto:  “La raccolta poetica si propone come un regesto devozionale, che cresce a poco a poco, quasi giorno dopo giorno, anno dopo anno, come a voler segnare col suo accumulo ordinato e paziente di versi ed emozioni la devozione all’immagine di un io profondamente compreso di sé e delle proprie ragioni. Il paesaggio si fa improvvisamente limpido e terso, per via di un elemento dinamizzante, il vento, entrato prepotentemente in gioco […]”.

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Rita Antonietta Gorini, “Viaggi di versi”

ViaggiDiVersi

Nota di Beniamino Soressi

Con la raccolta poetica intitolata “Viaggi di versi”, l’autrice ha scandagliato il proprio passato, alla ricerca di un modo per interpretare ed esprimere se stessa. Il titolo scelto per la prima sezione, Affreschi, appare molto significativo per riflettere sulla poetica dell’autrice che, partendo da memorie impresse “sull’intonaco dell’anima”, intende richiamare i visi, le usanze, i gesti, le parole e gli ambienti che hanno caratterizzato la propria vita, a cominciare proprio dagli affetti, delineando come in un dipinto immagini di vita quotidiana con la propria famiglia; ecco dunque le poesie dedicate alla madre, al padre e ai nonni. Si propende qui per una lirica narrativa basata sul verso libero per descrivere in modo spontaneo scene di vita domestica.

Un altro tema affrontato dall’autrice è quello dell’“assenza” di soggetti che appartengono al proprio vissuto. Indagare all’interno di queste assenze provoca nostalgia nella poetessa, come recita il titolo di un suo componimento. Di fronte a questo sentimento “l’unica scelta quando non c’è scelta” è la rassegnazione per un tempo scomparso, per il vuoto lasciato. Continua a leggere

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