Maddalena Lotter & Paul Celan

Paul-CelanLa vostra voce
a cura di Luigia Sorrentino
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Corona, di Paul Celan: l’amore per rivivere una morte

di Maddalena Lotter

Celan scrive Corona nel 1948, probabilmente a Parigi. Questa lirica concentra dentro di sé la risposta a un conflitto secolare della letteratura, che è quello fra Eros e Thànatos, a cui qualsiasi poeta, prima o poi, è chiamato ad assistere. L’amore nascituro è sempre legato a una morte precedente.

Corona conclama la forza viva dell’amore che vince la morte e il ricordo della strage. Solo l’amore può sostituirsi all’abominio che è stata la guerra, un abominio che ha portato con sé due tragedie: quella dei morti e quella dei sopravvissuti, come Paul Celan è stato. La struttura dialogica insita nella poesia di Celan si rivela dunque sotto due profili: il primo, un dialogo di tenerezza fra il poeta e l’amata (la scrittrice Ingeborg Bachmann), e il secondo, un confronto turbato dell’Io con se stesso, costretto a fare i conti con il suo passato.

Solo attraverso l’amore il poeta trova la forza di dare voce all’orrore che è stato, e dargli tempo, dargli spazio perché esso non vada perduto nella colpa imperdonabile della dimenticanza. E’ tempo che si sappia. E’ tempo che la pietra accetti di fiorire.

 

 

La traduzione della poesia “Corona” di Paul Celan letta da Maddalena Lotter è di Giuseppe Bevilacqua. La musica è di Gustav Mahler. Continua a leggere

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Nicola Vitale, “Il dodicesimo mese”

il_dodicesimo_meseDal risvolto di copertina

Questo romanzo parla del servizio militare, ma potrebbe sorprendere ogni aspettativa
sull’argomento. Anche il suo carattere di romanzo di formazione è molto lontano dai
classici ottocenteschi che conosciamo e che determinano il genere. La vicenda di un
ragazzo costretto per un anno a fare le pulizie in un distaccamento militare sperduto
nelle campagne, apre subito il conflitto tra il tempo obbligato del presente e quello del
sogno frustrato di una vita piena all’insegna dell’arte, delle amicizie, dell’amore. Ma sin
dalle prime pagine tutto ciò si capovolge. L’irrilevanza degli eventi che si ripetono in
giorni estenuanti e la superficialità dei rapporti coi commilitoni, si fanno il tessuto di un
vissuto che assume via via profondità e spessore in una continua dialettica tra pensiero
lucido e emotività poetica, tra sottili percezioni sensoriali e sensibilità simbolica. Solo al
momento del congedo il protagonista afferrerà il vero significato della vicenda, quando il
sogno di una vita futura svanisce e si pone in primo piano la concretezza dei rapporti
con le cose, la solidarietà umana per un destino comune. Continua a leggere

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ANGHELOPOULOS ALLA PRO BIENNALE DI VENEZIA

sgarbidi Silvana Lazzarino

Vittorio Sgarbi ha inaugurato l’ 8 maggio 2016 l’apertura della PRO BIENNALE a Venezia presso la Milano Art Gallery Pavilion, negli spazi dell’antico Palazzo Giustinian Faccanon, prima sede storica ufficiale del noto Gazzettino. Continua a leggere

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Cristina Annino, “Anatomie in fuga”

anatomie_in_fugaDall’Introduzione
di Maurizio Cucchi
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Cristina Annino aveva avuto un esordio felice, una giovinezza poetica decisamente illustre, di primo piano. Aveva infatti goduto della stima di grandi personaggi, di poeti e promotori di poesia di cui oggi sentiamo la mancanza. Parlo infatti di Franco Fortini, di Giovanni Giudici, di Antonio Porta che con la loro autorevolezza  ne avevano subito colto l’originalità, la freschezza energica, il talento, insomma. Erano stati i tempi di un suo esordio collettivo Einaudi con introduzione di Walter Siti, della pubblicazione di uno dei suoi libri migliori, Madrid, apparsi in una collana diretta da Michelangelo Coviello. Da allora sono passati più o meno trent’anni e Cristina Annino ha lodevolmente pensato più all’autenticità, sempre rincorsa, della propria esistenza personale, che al successo letterario e alla presenza su una scena che ingiustamente – ma con il suo concorso involontario – la stava mettendo temporaneamente da parte. Continua a leggere

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Vladimir Levchev, “Amore in piazza”

vladimir_levchev

Gli impervi itinerari della traduzione per arrivare alla poesia di Vladimir Levchev 

Nota di Fabio Izzo

Giunto negli Stati Uniti, il poeta bulgaro Vladimir Levchev iniziò a scrivere poesie direttamente in inglese. Precedentemente si era già occupato non solo delle traduzioni di alcuni poeti americani in bulgaro (principalmente l’amato Ginsberg), ma anche della traduzione di alcune sue poesie con l’aiuto di grandi poeti americani come Henry Taylor e Alicia Ostriker. Amore in piazza è un libro antologico, delicato nella sua composizione (anche nell’equilibrio), una specie di “conceptual book”; e contiene due poesie commemoranti la tragedia dell’11 settembre scritte in inglese. Continua a leggere

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