Voce giunta con le folaghe

montaleEugenio Montale scrive “Voce giunta con le folaghe” nel 1947. La poesia fa parte della raccolta “La bufera e altro” pubblicata nel 1956 con l’editore Neri Pozza e con Mondadori, l’anno successivo. 
I luoghi di “Voce giunta con le folaghe” sono le Cinque Terre. Il poeta si reca sulla tomba del padre, nel cimitero di Monterosso.
Nella poesia “circolare”, la voce di Montale ritrova e si congiunge a quella del padre, che voce non ha più, ma che si trasforma, nella memoria del poeta, in immagini precise, dettagliate, forse visioni che segnano gli ultimi giorni di vita del genitore:  “Eccoti fuor dal buio che ti teneva, padre”, “erto ai barbagli, senza scialle e berretto“.

Il particolare assordante di questi versi, letti da Luigia Sorrentino, è determinato proprio dal perenne moto circolare che compiono le due ombre, l’una nell’altra. L’ombra del poeta sulla tomba, non ha più peso dell’altra ombra. L’ombra è fidata, è il muto che risorge, che scorpora l’interno fuoco. E’ poesia religiosa, sembra uscita da una scrittura solenne e sacra: “L’una forse / ritroverà la forma in cui bruciava amor di Chi la mosse e non di sé /”, amor di Chi la mosse è l’amore divino, del Dio che ha generato l’ombra. Quale delle due ombre torna a bruciare nell’amore di Dio? Non è dato saperlo. Sappiamo che l’ombra è viva, mentre l’altra è riluttante, ma le due ombre sono insieme, l’una nell’altra. Si può pensare che entrambe tornino nella luce di Chi le ha generate dopo aver abitato il vuoto, fino al tempo del colmarsi, del ritrovarsi.

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Claudio Pasi

claudio_pasiA cura di
Luigia Sorrentino
_

Nota di Alessandro Fo  

Tutta la lirica di Claudio Pasi è un’articolazione musicale di una profonda pietas. È segnata cioè da un costante e innamorato rispetto di un passato che corre dall’antichità classica al cerchio dei luoghi in cui è cresciuto l’autore. Il ‘narratore onnisciente’ – che però conquista spesso la sua scienza con un paziente lavoro d’archivio su sperdute fonti – guarda a oggetti anche piccoli o storie molto ‘minori’ del passato con una proiezione nostalgica che chiama tutto a nuova vita, in un concerto di melodie per lo più regolate su elegantissimo endecasillabo. Lo si coglie bene in queste ‘fughe’ su ricordi di guerra. Nulla di eclatante sul piano della grande Storia che travolse il Mondo: ma minimi, delicati frammenti di quello stesso mondo travolto, studiati con infinita partecipazione, e consegnati, nel loro breve respiro, alla universale, commossa memoria della poesia.

  Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Antonio Moresco, “21 preghierine per una nuova vita”

21-preghierine-per-una-nuova-vita-d430di Nadia Agustoni 

Le “21 preghierine” di Antonio Moresco, illustrate dai bei disegni di Giuliano Della Casa, sono un piccolo libro con cui accompagnare i nostri giorni difficili, e lo stesso autore lo auspica nella breve nota con cui spiega come sono nate. Sono preghierine contro la violazione, senza alcun eccesso mistico, ma fatte di incerte verità, perché ognuno possa verificarle e capire come non sono mai un ultima parola piuttosto sono parole libere che ci raccontano un animale e poi un altro con segno leggero, arioso, simpatico, a tratti con note di tristezza.

 

Antonio Moresco in alcune preghierine (lombrico, altra gazza, coniglio, anatra, ne nomino alcune tra le altre) rivolge come una richiesta di protezione all’animale “ E poi insegna anche a me a scrivere che sono unaltra cosa, così la smetteranno di beccarmi, di ferirmi, di farmi a pezzi” (Lombrico – p.39), ma se si pensasse che parli a un totem non si coglierebbe la sua idea di comunicare semplicemente con creature vive che soffrono la condizione e la morte, proprio come noi. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Eretico Futuro| Eretica Bellezza

chiostro_san_giovanniCosa è #ereticofuturo

 

Tre giorni di full immersion nell’innovazione digitale e di approfondimenti sul perché L’Umbria ed in generale le Aree Interne del Paese sono asset strategici per un modello di sviluppo sostenibile e duraturo dei nostri territori. Makers, artigiani, professionisti, agricoltori, imprese e cittadini si ritroveranno nelle sale dei più prestigiosi Palazzi storici Orvietani (Palazzo dei Sette, Chiostro di San Giovanni, Palazzo Negroni, Chiostro di San Francesco) per conoscere i nuovi strumenti digitali che stanno rivoluzionando la manifattura ed i modi di produzione e che vedono artigiani ed agricoltori come elemento centrale di questo processo di innovazione.

  Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lorena Carboni & Stefano Serusi

Stefano Serusi. Litorale, 2015Il poeta come ragazzo

di Stefano Serusi


Alcuni anni fa mi è stata restituita una cartella di stampe lasciata in Accademia; su di essa una docente aveva scritto “lavoro di un ragazzo”. Quelle parole, così generiche eppure altrettanto evocative, avevano inconsapevolmente creato un personaggio che si prestava alle narrazioni spesso presenti nel mio lavoro d’artista.
Invitato da Lorena Carboni a commentare con delle immagini le sue poesie ora composte in  questo libro, all’entusiasmo si è aggiunto alla prima lettura lo stupore di ritrovare tra le sue parole quella figura cercata per anni. Nei versi di Lorena “il ragazzo” non è soltanto l’amico Edmondo, citato e qui presente nelle fotografie, ma è la sua stessa scrittura ad avvalersi di un registro contemporaneamente distante e curioso come potrebbe essere quello di chi attraversa “il rumore della vita” senza ancora avere sentito il peso del corpo. Un’immagine sottilmente androgina – il genere di chi scrive ce lo dirà un solo verso – che irradia  una luce volutamente flebile su ciò che la circonda, nella convinzione forse, che l’azione comporti una forma di giudizio sulle cose. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •