Cesare Viviani, Infinita fine

Nello scaffale Cesare Viviani
a cura di Luigia Sorrentino

di Loretto Rafanelli

Ci sono libri di poesia che sanno rispondere alle tante domande che l’uomo da sempre si pone: Infinita fine di Cesare Viviani (Einaudi Editore, p.168, euro 12,50) ha questo raro dono. I suoi versi permettono di allargare lo sguardo sul versante della interrogazione, divenendo preziosa, ulteriore e necessaria prova di disponibilità e di resistenza al senso di disagio e di dolore, sia individuale che storico, del nostro tempo. Sicuramente una poesia la sua che, come poche altre nell’ultimo Novecento (giustamente, per questa sensibilità, e per alcuni tratti della sua scrittura, accostato a Luzi), sa farsi pensiero, seppure pensiero che intende non rappresentare o costruire un “sistema” alternativo, piuttosto conoscere, osservare con intelligenza, Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Antonia Pozzi, “Guardami: sono nuda”

Nello scaffale, Antonia Pozzi
a cura di Luigia Sorrentino

“Guardami: sono nuda”, Barbes editore, a cura di Simona Carlesi è una piccola raccolta di versi scritti da Antonia Pozzi e uscita nel 2011.

“Ho paura, e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta di noi la traccia.”
Antonia Pozzi Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Giovanni Nacca, “Sembianze”

La parola liberata
dalla postfazione di Giuseppe Rotoli

[…] “Le otto poesie di Nacca, raccolte in questa plaquette, (Pignataro Maggiore 2012) hanno il dono di essere piene, complete, corpose, turgide, nelle quali ogni verso impegna il lettore ad un supplemento di indagine per la miriade di schegge di verità che esso produce, che lascia intravedere. Le otto poesie, prendono e non lasciano fino alla fine inondando di luce e di ombra, di dardi e di carezze, di velluto e di asprezza, quasi a tramortire in un ininterrotto dialogo con ciò che non c’è o non c’è più, affidando alla parola, alle prime sillabe, l’unica certezza indagatrice dell’essere: ‘Le prime sillabe, combinazioni strane-/ l’esplosivo della parola non aveva/ ancora il suo detonatore’ (p. 12). Ad essa è affidata la dura e difficile missione di scandaglio dell’animo umano, prigioniero di incrostazioni razionalistiche, di deduzioni sillogistiche, oggi avvertite come insufficienti alla comprensione dell’essere umano: ‘un seguito di parole incagliate’ (p. 16), ‘Siamo questo sommesso brusio’ (p. 11), ‘il peso delle parole in quelle dei morti’ (p. 13). Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Francesco Iannone, “Poesie dalla fame e dalla sete”

Nello scaffale, Francesco Iannone
a cura di Luigia Sorrentino

“Poesie della fame e della sete” di Francesco Iannone (Giuliano Ladolfi editore, prefazione di Giancarlo Pontiggia, seconda edizione marzo 2012) è l’opera prima di un giovanissimo autore nato nel 1985. Un libro dalla sorpredente maturità espressiva, se si pensa all’età  di Francesco. L’edizione che ho qui davanti e la seconda,  quella ripubblicata da Iannone con qualche lieve aggiustamento. Le novità sono andate a irrobustire la sostanza che – è del tutto evidente – questo piccolo libro già aveva.

Dalla prefazione di Giancarlo Pontiggia

Credo di essere stato uno dei primi lettori di Francesco Iannone, che conobbi una sera, a Salerno, dove si presentava un’antologia di giovani poeti da me curata per Interlinea.  E subito mi rammaricai per non averlo conosciuto prima, perché le sue poesie – benché ancora all’epoca divise tra diverse istanze di scrittura – già rivelavano un talento poetico sicuro. […] Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Amelia Rosselli, “La libellula”

Riletture, Amelia Rosselli
a cura di Luigia Sorrentino

Il poema La Libellula di Amelia Rosselli scritto nel 1958 ha come tema centrale la libertà. Il tono “piuttosto volatile” è concepito (è sempre l’autrice a suggerirlo) in “forma di drago che si mangia la coda” o a imitazione di un “rullo cinese” è abbandonato o forse compresso in “Serie ospedaliera”, componimenti caratterizzati da una densità oracolare – folgorante, impenetrabile e straziata -, contaminati da qualcosa ‘di meccanico” che prende una sua forma. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •