Enzo Golino, “Dentro la letteratura”

“Gli storici dovrebbero tener conto dei documenti letterari per ricostruire il senso e le vicende di un’epoca”. Parola di Enzo Golino, che con questo spirito ha affrontato la stesura del suo ‘Dentro la letteratura, Ventuno scrittori parlano di scuola, natura, operai, lingua e dialetto, storia’, edito da Bompiani nel 2011, (€ 9,90).

Critico militante tra i più noti, dal 1972 al 1974 l’autore ha intervistato Giorgio Bassani, Lalla Romano, Lucio Mastronardi, Domenico Rea sulla scuola; Alberto Moravia, Luigi Malerba, Raffaele La Capria, Attilio Bertolucci sulla natura.

Ancora, Carlo Bernari, Romano Bilenchi, Vasco Pratolini, Ottiero Ottieri, Paolo Volponi, Nanni Balestrini sul lavoro operaio; Pier Paolo Pasolini, Tullio De Mauro, Carlo Cassola, Ignazio Buttitta, Umberto Eco sulla lingua e il dialetto; Franco Fortini, Arrigo Benedetti, Alberto Moravia sulla storia.

Continua a leggere

Maurizio Cucchi su Andrea Zanzotto

Il poeta Maurizio Cucchi in Cronache di poesia del Novecento (Gaffi, 2010) riprende un suo saggio su Andrea Zanzotto uscito su Paragone, n.300 nel febbraio del 1975.

Pubblico qui il testo integrale del saggio. A rileggerlo infatti, si potrà comprendere – a 36 anni  da quella prima pubblicazione -ancor di più (e meglio) il valore letterario di un grandissimo poeta del Novecento: Andrea Zanzotto.

—-

Andrea Zanzotto

di Maurizio Cucchi

Muta gradualmente, agli occhi di chi abbia qualche dimestichezza con i libri di Zanzotto, certo suo discostarsi insistito, quasi programmatico, a volte dispettoso e ironico dal centro del discorso. Cade, o svanisce progressivamente, quella maschera in parte ingannevole del divagante e dell’incongruente o dello sperimentale a tutti i costi. Ne deriva che il carattere ‘anarchico’ di questo lavoro, la sua foga e la sua ansia di ‘effrazione’, si presentino più che altro come aspetto esterno ma necessario; quasi il sintomo più evidente di quell’impossibilità di portare a coagulazione serie disparate di frammenti, di schegge proiettati nelle più varie direzioni. Continua a leggere

Cronache di poesia del Novecento

In occasione della presentazione a Roma, a cura di Gaffi Editore, del libro di Maurizio Cucchi Cronache di poesia del Novecento, (presso il Centro Culturale Bibli, mercoledi 16 febbraio alle 18.30) vi proponiamo la prefazione di Valeria Poggi che ha curato l’edizione del libro.

Maurizio Cucchi scrive su quotidiani e riviste da circa quarant’anni. Mettere mano a un materiale vasto e complesso che include articoli, recensioni, saggi che toccano la poesia italiana e la poesia straniera, la narrativa italiana e la narrativa straniera, ma anche articoli che coinvolgono il rapporto tra società reale e cultura, e, per concludere, testi che affrontano la pittura e la scultura, la musica e la canzonetta non era certo impresa da poco. Ma la priorità di una scelta, quella della poesia, era inevitabile. Maurizio Cucchi è poeta, ma è anche, per professione promotore di poesia attraverso il suo lavoro di consulente editoriale, di direttore di collane, di presidente e membro di giuria di premi letterari. L’idea di raccogliere in un libro gli scritti della sua militanza di critico di poesia Maurizio Cucchi l’ha maturata nel tempo anche in ragione di un progressivo “distrarsi” delle pagine culturali dei quotidiani che, costantemente , diminuivano l’attenzione per la poesia a vantaggio di una narrativa sempre più di consumo e/o di surrogati della poesia.
Si trattava a questo punto di selezionare e di organizzare il materiale. Ecco allora la scelta di dare al libro una impostazione di cronaca, di testimonianza reale del percorso della poesia italiana a partire dagli anni Settanta. Maurizio Cucchi si è laureato nel 1971 con una tesi dal titolo  ‘La poetica di Risi e Zanzotto in prospettiva post-ermetica’: si trattò di un evento, allora, per una facoltà universitaria, assegnare una tesi di Laurea su due autori viventi appena cinquantenni (infatti il correlatore, noto italianista, pur elogiando il lavoro, confessò di non avere elementi per giudicarlo perché non conosceva i due poeti in questione). Da qui traggono spunto i testi che vanno a costituire il primo capitolo del volume: i Saggi. Da Risi e Zanzotto il percorso è poi articolato dando spazio a quegli autori che negli anni Sessanta, in alternativa al Gruppo’63, lavoravano ad una ricerca poetica che rinnovasse il verso e la forma e che al tempo stesso coinvolgesse il lettore per contenuti che gli potevano appartenere: basti ad esempio ricordare Giovanni Giudici e la sua Vita in versi. Continua a leggere