Ferruccio Benzoni, da “Fedi nuziali”

Settembre le foglie

Settembre mi sgela da un torrido
d’afa: mai amato questo mese.
Ma non è immemore il tempo:
presto o tardi si contraddirà
e io con esso restituito
a una felpa di passi sulle foglie.
Non andrò più incontro a un’altra
estate – non sarà più Vaucluse.
E d’altra parte una gioia
d’anni miniaturizzabile in giorni è un amore
lascivo o semplicemente intenso.
Ma tu irripetibile che mi guardi
– l’amore che ti do è il mio
coraggio e la miseria
da settembre più tetri stillati
da un pozzo di foglie e veleni.
Aiutami aiutami a incespicare
sulle più non fiammanti foglie-rendimi
a una stagione ferita tuttora ardente.

Altra guerra

                              a Vittorio

Rideva con tutta la nicotina della guerra
delle minute possibili catastrofi
di una guerra girata altrove.
non l’amore gli faceva torto
se un fiume fulgeva o un amico
ma uno sgarro di devozione
alla gioventù: la vita girata altrove. Continua a leggere

Charles Simic , da “Il mondo non finisce”

The stone is a mirror which works poorly. Nothing in it
but dimness. Your dimness or its dimness, who’s to say? In
the hush your heart sounds like a black cricket.

La pietra è uno specchio guasto. In essa nulla se non pe-
nombra. La tua penombra o la sua, chi lo sa? Nel silenzio as-
soluto il tuo cuore ha il suono di un grillo nero.

Everything’s foreseeable. Everything has already been
foreseen. What has been fated cannot be avoided. Even this
boiled potato. This fork. This chunk of dark bread. This
thought too…
My grandmother sweeping the sidewalk knows that. She
says there’s no god, only an eye here and there that seen
clearly. The neighbors are too busy watching TV to burn
her as a witch.

Tutto è prevedibile. Tutto è già stato previsto. Quello che
è nel destino non lo si può evitare. Nemmeno questa patata
lessa. Questa forchetta. Questo tozzo di pane nero. Nemme-
no questo pensiero…
Nonna che spazza il marciapiedi lo sa. Dice che non c’è
nessun dio, solo un occhio qui e là che ci vede chiaro. I vi-
cini sono troppo distratti dalla TV per metterla al rogo co-
me strega. Continua a leggere

I versi ruvidi di Franco Fortini

Franco Fortini

Il seme

Caduti i cartocci giù
le foglie luccicano come piccioni
della magnolia altissima. Sotto i cedri
dove la luce del pomeriggio è fitta
vedo l’erba crudele acida profonda
e l’interrogazione ritorna
ai colpi di vento si curva
si divide ritorna ma dicono i merli di no
camminando o fermi.

Mio padre
s’inteneriva sulla propria morte
udendo l’allegretto della Settima.
Negli angoli dove c’è a Marzo maceria
con gran pianti i bambini seppellirono
gli uccelli caduti di nido. Ma nulla
sa più di noi e discorre da sola
coi suoi corni e le trombe la musica
tra questi muri sudati.
In luogo di lui ci sono io
o mio figlio o nessuno. Continua a leggere

Carlo Betocchi, scrivere su un lembo di giornale

Carlo Betocchi

Carlo Betocchi (Dal definitivo istante. Poesie scelte e inediti, BUR, Milano, 1999)

Il cuore a volte è un grumo secco, a volte
si scioglie ed inerbisce come zolla
dopo l’inverno: grazia o fortuna,
ossia virtù, il cielo è uguale per tutti;
tutti vi abbiamo un seme che butta
o non butta, a seconda della dolce
pazienza con cui si attende: o furia
con cui si vuole. Non si sa dove siano
i limiti del fausto o dell’infausto,
del vero o del falso, del giusto
o dell’ingiusto; dell’infinitamente
innocente: seppure esistano li vigila
una grazia sacrosanta. Stamani, così
verzicando, sono stato sorpreso
da questi pensieri. Mi sono riparato
dal vento in un portone, a scriverli
su un lembo di giornale. Continua a leggere