Avrò mille ritorni e mille viaggi

Antonio Nazzaro

Prefazione di Bianca Sorrentino alla silloge inedita di Antonio Nazzaro Amore e dintorni

La solitudine degli altopiani, l’oceano spazzato dal vento e il corpo che si fa istinto: è questa la vita che si coglie nei versi di Antonio Nazzaro, al suo esordio come poeta. Amore e dintorni è una silloge che si contraddistingue per la voce dirompente e matura, cui fa da controcanto un pudore reverenziale – e, oserei dire, quasi fanciullesco – nei confronti dell’arte poetica. Di mille ritorni e mille viaggi si compone dunque l’esplorazione che l’autore ci propone nel territorio vasto e talvolta impervio dell’amore, con la sua verità e il suo sentire appassionato.

Il poeta celebra qui l’amore vorace e quello quotidiano, entrambi con lo stupore di chi guarda per la prima volta e già vede oltre, cogliendo la pregnanza dei gesti e accordando il proprio tempo al tempo dei respiri e dei baci. Immediati ed efficaci sono i fotogrammi che vengono evocati nella mente di chi legge: l’intimità del restare «seduti sul bordo / di questo marciapiede dell’altipiano / a guardare come le nuvole sono / auto celestiali a rubare il cielo»; la concretezza di una «città che non ha fine eppure si può toccare / ogni muro ogni asfalto sanno raccontare storie»; l’immaginazione di chi sostituisce «le biglie colorate / con parole che rotolano più lente».

La vista non è l’unica sfera sensoriale cui l’io poetante fa appello; ricorrente è il ricorso all’olfatto – richiamo evidente a Odore a, il libro di racconti e prose poetiche in cui Antonio Nazzaro rende omaggio alle sue due città, Torino e Caracas: gli odori si associano ai ricordi, ne amplificano i contorni e danno vita a un viluppo inestricabile grazie al quale l’esperienza vissuta acquista un significato ancor più profondo. Qui il profumo della pelle segna i confini dell’amore, si insinua laddove il profilo del sentimento diventa indefinito, garantisce la sospensione di un bacio «a pochi centimetri / dalla terra degli uomini» o di un’acrobazia che lancia gli amanti verso Orione, Saturno, Marte, oltre le galassie «per poi ricadere in un solo istante / qui / fra le lenzuola». Continua a leggere

Addio a Claribel Alegría

È venuta a mancare il 26 gennaio 2018 la grande poetessa nicaraguense, Claribel Alegría considerata una delle più popolari del centro America. Aveva 94 anni. La ricordiamo con le sue poesie, con una recensione di Alessandro Canzian e con le parole della sua traduttrice italiana, Zingonia Zingone, che ha tradotto l’ultimo libro pubblicato in Italia dalla poetessa nicaraguense per la casa editrice Samuele Editore.

Continua a leggere

Nancy e la poesia dell’eterno ritorno

Nota di Luigia Sorrentino

Ho ricevuto in dono questo piccolissimo libro di Jean-Luc Nancy , La custodia del sensoNecessità e resistenza della poesia, a cura di Roberto Maier (EDB, Lampi, 2017). Mi è piaciuto leggerlo, perché quando si legge un autore che ci è congeniale, il nostro pensiero si affina fino a diventare una potente architettura. Ho sempre creduto nella stretta familiarità fra filosofia e poesia e ho più volte espresso il mio auspicio che filosofi e poeti tornino a parlarsi, anche a odiarsi, senza più ignorarsi. Alcuni filosofi del Novecento, sono tornati a fare i conti con la poesia. Solo per fare qualche nome:  Derrida, lo stesso Nancy, (peraltro allievo di Derrida), ma anche Agamben, Badiou, e forse molti altri. Continua a leggere