Philip Morre, da “Istantanea di ippopotamo con banane”

Philip Morre

The Tarboosh

The tarboosh, she was saying, appears
not to evolve, and tapping the desk
with her pointer, she summons a slide,
which indeed figures all-but-identical
truncated cones tagged with disparate
dates while back of her podium
tall windows give onto a wide canal
where bareheaded boys call crudely
as our hold on Coptic hatwear accrues.
So it goes: the world is coevally
tamed and eludes. We are diligent
deploying our charming bastions of fact
but the street-cries intrude, refuse to be
marginal glosses, barge in on our act.

Il tarbush

Il tarbush, diceva lei, pare
​non evolversi, e toccando la scrivania
​con la bacchetta, proietta una slide,
​che infatti mostra coni troncati
​quasi identici con date diverse
​mentre dietro al suo podio
​finestre alte danno su un ampio canale
​dove ragazzini a testa nuda
​gridano sguaiati
​mentre la nostra padronanza
​del copricapo copto si accumula.
​Così va il mondo: allo stesso tempo
​acquiescente e sfuggente. Con diligenza
​schieriamo i nostri bei bastioni di fatti
​ma le grida di strada si intromettono,
​rifiutano di essere note marginali,
​irrompono nei nostri atti. Continua a leggere

Patrick McGuinness, due inediti e altre poesie

Patrick McGuinness /credits ph Mari McGuiness

Travelodge

You find them off roundabouts,
after circumlocutions of motorway.
They are a way of never getting to the point.

Perhaps you have an interview nearby,
and that is why you drove here, this reef
of dormitory coral on the outskirts of a town

that looks just like the one you left.
Perhaps you have no more interviews,
and that is why. Perhaps you’re reapplying

for your old job as a father or a husband
or for a new one as the same, in a startup
where your skillset is required.

Maybe the startup’s you. You’ve packed
a half-bottle of something strong, proof
against sleeping badly or too well,

and settle like the coffee granules in the single-
portion sachets they’ve laid out.
Even in the slow race to the bottom

of yourself you seem to have come last.
The mirror watches you unpack your endless
shallow bag, its well of lonely clothes.

The television is a furnace burning local news.
You are breathing wardrobe-air.
The plastic kettle rages and wants to know who’s there.

(Unpublished)

*Travelodge is a chain of pragmatic (let’s call them) hotels in the UK.

Travelodge *

Li trovi all’uscita delle rotatorie,
dopo cinconlocuzioni in autostrada.
Sono un modo per non arrivare mai al punto.

Forse hai un’intervista lì nei pressi,
ecco perché ci sei venuto, in questa barriera
corallina dormitorio alla periferia di una città

molto simile a quella da cui sei partito.
Forse di interviste non ne hai più,
ecco il perché. Forse stai rifacendo domanda

per il tuo vecchio lavoro come padre o marito
o per uno nuovo nella stessa veste, in una startup
dov’è richiesta la tua competenza.

Magari la startup sei tu. Hai messo in valigia
una mezza bottiglia di qualcosa di forte, contro
il dormire male o troppo bene

e ti depositi come i granuli di caffè
nei sacchetti monoporzione lì allineati.
Perfino nella corsa fiacca al fondo

di te stesso sembri arrivare ultimo.
Lo specchio ti osserva mentre svuoti la borsa
piatta senza fondo, il suo pozzo di abiti solitari.

La televisione è una fornace che brucia notizie locali.
Respiri aria di armadi.
Il bollitore di plastica infuria e vuol sapere chi c’è.

(Inedito)

Nel Regno Unito Travelodge è una catena di alberghi, diciamo così, pragmatici. Continua a leggere