Sergio Pasquandrea

Sergio Pasquandrea

Convergenze
(Tiziano, Venere di Urbino)

A metà della larghezza a un terzo
dell’altezza – in perfetta proporzione aurea –
la mano accarezza il pube
e in quel triangolo d’ombra tutto converge

la luce oscura dei velluti la diagonale
dorata della carne l’inutile stanza
affacciata su un tramonto invisibile
– il ronzio ridicolo della vita –

e nient’altro dicono i suoi occhi neri
se non l’esilio la tenerezza crudele
dei capezzoli la pelle intangibile
il groppo morto dei desideri.

 

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Umberto Piersanti

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Umberto Piersanti (Credits / Dino Ignani)

di Sauro Damiani

UMBERTO PIERSANTI, Nel folto dei sentieri, Milano, Marcos y Marcos, 2015

Rose e marmellata. (“dopo la marmellata con il burro/al grande parco scendi/sopra i muri,/tra i meli e le rose/passi e respiri”, p.30). Rose; e anemoni, e colchici, e papaveri, e giacinti, e primule, e, prima di tutto, favagelli. Come nell’intera storia poetica di Piersanti, anche in questo ultimo libro sfavillano i fiori, nominati con la precisione di uno sguardo individuante e amoroso, che ne fa sprigionare la loro luce assoluta. “Luminoso” è uno degli aggettivi più frequenti e significativi del libro, spesso in coppia con altri che ne esaltano la forza evocativa, come in “chiaro e luminoso”, “ridente e luminoso”. Un “luminoso” di una tonalità inconfondibile, tutta piersantiana, che spicca nel panorama di una poesia, non solo italiana, che, al contrario, predilige le tonalità scure. Ma un fiore (o un’ora, o un evento) è luminoso solo in quanto è “assoluto”, cioè, nel senso etimologico del termine, “sciolto”, separato dal tempo “baro”; un fiore (o un’ora, o un evento) “remoto”, anche qui nel senso di rimosso dall’oggi e collocato in un orizzonte mitico, nell’eden “fragile/ e assoluto”, sempre perduto (“l’eden che ci è concesso/è sempre perso”; 209): come tutta quella nata dopo e dal romanticismo, anche la poesia del nostro è percorsa da un’insanabile scissione metafisica. Solo che Piersanti non rinuncia a dispiegare e nominare l’incontenibile efflorescenza della natura (la natura naturans), di cui egli si sente carnalmente partecipe e di cui è commosso testimone e interprete. Nel “tempo della povertà”, egli non è povero. Continua a leggere

Massimo Recalcati, “Jacques Lacan, La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto”

LO PSICANALISTA E SCRITTORE MASSIMO RECALCATI POSATO DURANTE LA MANIFESAZIONE CULTURALE "FESTIVALETTERATURA" A MANTOVA

LO PSICANALISTA E SCRITTORE MASSIMO RECALCATI POSATO DURANTE LA MANIFESAZIONE CULTURALE “FESTIVALETTERATURA” A MANTOVA

Alla base della psicoanalisi c’è l’etica»
Massimo Recalcati

Dopo il primo volume dedicato a Jacques Lacan, di carattere più teorico, in questo secondo, atteso dai lettori, viene restituita in modo ampio e sistematico la poderosa riflessione sulla clinica del grande psicoanalista francese. Continua a leggere

Galal-Mohamed Samir

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Samir Galal Mohamed ritratto da Tobia Ciabocchi (2015)

OPERE INEDITE
A CURA DI LUIGIA SORRENTINO

SAMIR GALAL MOHAMED è nato nelle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino, nel 1989 da madre italiana e padre egiziano. Sue poesie sono apparse su riviste cartacee e online.

La sua silloge Fino a che sangue non separi compare nel «XII Quaderno di Poesia Italiana Contemporanea», edito da Marcos y Marcos (Milano, marzo 2015).
Scrive per il blog La Città Nuova del Corriere.it. Vive a Urbino.

 

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Enzo Cappucci, “Impressioni marine”

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Impressioni Marine è un giro del mondo attraverso il mare, raccontato con la passione del viaggiatore e del fotografo insieme. Sono porzioni di mondo fermate in una sensazione, più che in uno scatto. Sono colori e spiragli di luce che illuminano angoli nascosti, paesaggi che sembrano rivelarsi soltanto all’obiettivo del fotografo, la cui capacità sta nel saperceli mostrare, nel saperci risvegliare dal torpore, rimuovendo i veli che impediscono di ri-vedere il bello di un universo che pre-re-esiste. E’ un libro dedicato al mare, all’elemento che è l’inizio e la fine di tutto, che più di ogni altro, e sempre, affascinerà l’uomo libero, come canta il poeta Charles Baudelaire: perché è lo specchio della nostra anima, l’abisso infinito in cui fondersi, nella quiete come nella tempesta. Continua a leggere