MACRO, Beatrice Pediconi e Roberto De Paolis

MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma – presenta al pubblico (fino al 16 maggio 2011) le opere di due giovani artisti italiani, Beatrice Pediconi e Roberto De Paolis, che utilizzano il mezzo fotografico per indagare la natura fragile e precaria delle figure e dei soggetti catturati dai loro scatti, presenze che trovano una loro collocazione nello spazio solo nella misura in cui nello spazio si perdono formalmente.

Sedici stampe fotografiche di grande formato costituiscono il progetto No Trace, che già dal titolo evoca la natura fragile e instabile che lega le opere dei due artisti romani, la cui ricerca, seppure condotta individualmente, è accomunata da una riflessione simile sul tema del tempo e dello spazio, esplorati in rapporto ai corpi e alle presenze sfuggenti che li abitano. Due progetti già formati, autonomi e personali, capaci però di accordarsi a posteriori, integrandosi e rafforzandosi reciprocamente in un dialogo denso di domande e di risposte. Le presenze impalpabili della fotografia di Beatrice trovano corpo nei personaggi di Roberto; questi ultimi, apparentemente prigionieri di un incantesimo, sono toccati dalla vitalità delle figure vibranti di Beatrice. Le opere si guardano e si interrogano in un gioco speculare di rimandi ed echi.

Presentando la mostra No Trace, MACRO ribadisce il proprio interesse verso i giovani artisti romani, mantenendo così vivo il dialogo e il confronto tra le generazioni, la città e i nuovi linguaggi del contemporaneo. In questo caso, la fotografia diviene nuovamente protagonista degli spazi del Museo, confermandosi come espressione artistica centrale tra le discipline della contemporaneità.

L’elemento principale nella ricerca di Beatrice Pediconi è l’acqua. Le istintive “pitture” nell’acqua vengono catturate dal tempo fotografico in differenti momenti, per cogliere l’inconsapevole trasformazione della materia.

Nella serie presentata al MACRO le sostanze utilizzate sono chine molto raffinate, che richiamano il microcosmo della nascita e la sua conseguente evoluzione. Le tracce filiformi, i segni indefiniti, le forme vaghe si disfano tra luci e ombre, rimandando alla rappresentazione di un moto vitale, di un mondo non concreto e permanente, ma illusorio, instabile e in continuo cambiamento. Nelle opere di Pediconi tutto è incerto e ambiguo: l’osservatore è immerso in un continuum di immagini che parlano del mondo e del tempo, della nascita e del movimento, del flusso e dell’evoluzione.

I soggetti delle fotografie di Roberto De Paolis sono sospesi tra realtà e dimensione onirica. Figure evanescenti ed eteree si delineano come apparizioni in luoghi neutri o all’interno di spazi privati, che raccontano solo indirettamente la storia e l’identità dei personaggi di cui recano traccia. In questo set costruito e studiato, spazio mentale più che fisico, il singolo individuo è moltiplicato come se fosse rappresentato in momenti temporali diversi ma simultanei, ad indicare la perdita di un’identità unitaria e la frammentazione delle diverse parti dell’io, capaci per un attimo di incontrarsi nello spazio ideale della fotografia. Elena, Lucilla, Jasmine, Dario, personaggi i cui nomi danno il titolo alle opere di De Paolis, sembrano sfiorare la superficie delle immagini, lasciandovi una traccia instabile, trasparente e mobile.
La fusione di De Paolis di diversi momenti temporali, ottenuta con la tecnica della lunga esposizione che porta allo sdoppiamento delle figure, e l’instabilità embrionale ed emotiva nell’opera di Pediconi, rimandano entrambe a un tentativo di superare la transitorietà e i limiti che sembra imporci il presente e il ricordo del passato, che rendono l’uomo prigioniero.

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Beatrice Pediconi (Roma, 1972) vive e lavora tra Roma e New York. Si forma tra Parigi e Roma dove si laurea in architettura nel 1999. Il suo lavoro coinvolge differenti media, quali fotografia, pittura e video. Tra il 1996 e il 2005 concentra la sua ricerca sulla fotografia di architettura, ma dal 2003 inizia a dipingere sull’acqua riproducendo l’immagine tramite il mezzo fotografico ed il video. I suoi lavori sono stati esposti in mostre personali alla galleria Valentina Bonomo nella sede di Bari e di Roma e da Photo & Contemporary a Torino. La sua ultima serie dal titolo “Untitled” è attualmente in mostra all’Italian Academy a New York. L’artista ha partecipato inoltre a diverse collettive, tra cui, nel 2008, “Una Storia Privata. Fotografia e arte contemporanea nella collezione Cotroneo” al Museo Carlo Bilotti di Roma e PHotoEspaña; nel 2009 “La Fotografia Italiana” a Palazzo Sant’Elia a Palermo nel 2009 (curata da Achille Bonito Oliva).
Dal 2010 i suoi lavori vengono esposti in collettive in musei in America, tra cui, “The Edge of Vision” a cura di Lyle Rexer al Center for Creative Photography, Tucson, Arizona e attualmente in mostra al Cornell Fine Art Museum, Winter Park, Florida. Nel 2008 vince il premio come miglior artista alla VII Biennal for Experimental Art a San Pietroburgo. Nel 2009 vince la Lucid Art Foundation’s artist residency a San Francisco.

Roberto De Paolis (Roma, 1980) vive e lavora tra Roma e New York. Tra il 1999 e il 2001 studia cinema alla London International Film School di Londra. Nel 2002 torna a Roma dove frequenta per tre anni la scuola di recitazione di Beatrice Bracco e si avvicina alla fotografia. Nel 2005 inizia ad esporre il proprio lavoro fotografico e partecipa al 5° Festival Internazionale della Fotografia di Roma con la mostra “Psicoanalisti”. Intraprende il suo vero percorso nel 2007 quando il Comune di Roma gli commissiona una grande installazione pubblica, “Light Building“, da realizzare sulla facciata di palazzo Sora in occasione della Notte Bianca. Le fotografie, stampate su plexiglass, montate sulle finestre e retro-illuminate, trasformano il palazzo in un unico grande light-box nel centro di Roma. Negli anni seguenti Roberto De Paolis realizza nuove installazioni per PhotoEspana a Madrid, Museo Bilotti a Roma (entrambe per la collezione Cotroneo “Una Storia Privata”), Arte Fiera a Bologna, Casa Zerilli Marimò a New York e Museo di San Servolo a Venezia (a cura di Raffaele Gavarro). Dal 2007 inizia la collaborazione con la galleria Oredaria di Roma dove nel 2008 realizza la mostra personale “Qui e mai altrove“. Le sue istallazioni e fotografie sono state esposte in varie mostre collettive all’estero, tra cui a Berlino alla galleria ArtMbassy (“Magie real“) e a Dublino nello spazio dell’Osservatorio (“Wildly different things : Dublin and New York“). Nel 2009 realizza il suo primo cortometraggio “BASSA MAREA”, della durata di 15 minuti, che viene presentato al Festival del Cinema di Venezia del 2010. Dal 2010 collabora come video-artista alla rivista inglese di Louis Vuitton Nowness (www.nowness.com).

La mostra di Beatrice Pediconi e Roberto de Paolis “No Trace” è un’iniziativa promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali.

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