Stefano Benni “L’ora più bella”

Nello scaffale
a cura di Luigia Sorrentino

Stefano Benni. L’ora più bella.
Feltrinelli 2012

di Nadia Agustoni

Un breve racconto di quattordici pagine (e il primo eBook che leggo) questo di Stefano Benni. C’è il respiro dei suoi libri, l’inconfondibile malinconia che caratterizza il suo sguardo e la fedeltà a un vissuto che è ancora presente. Questo frammento di memoria potrà nei lettori di Benni evocare alcuni dei suoi libri precedenti e penso sopratutto a “La compagnia dei Celestini” e a “Saltatempo”. L’infanzia e l’ora felice di una piccola rivolta all’ingiustizia ci vengono restituite con poche frasi, ma come se acchiappare l’attimo che fugge fosse, aldilà di ogni privilegio, cosa ordinaria di ogni giorno e parte di quel diritto alla felicità così difficile da chiedere. Eppure è di felicità e fedeltà a se stessi quello di cui Benni ci parla, senza stancarsi, anche se l’ora raccontata è solo quella di un tuffo in una colonia marina per bambini gestita da religiosi. Ci fa pensare alle estati di un’Italia meno ricca, meno compiaciuta, dove fino a dodici anni i ragazzini di famiglie poco agiate conoscevano la loro unica vacanza nelle colonie estive o coi bagni di sole. L’attesa del tuffo in mare diventa lo scorrere di un tempo quasi metafisico nell’indeterminabilità di gesti e sguardi che lo preparano. Benni nel suo raccontare è quasi intimo, mette al centro un insieme di affetti e una minima riparazione. Il risultato è un racconto sul tempo, che non è mai solo il tempo di un evento, ma è intreccio, disegno di una vita.

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