Benjamin, Baudelaire e Agamben

Nello scaffale
Walter Benjamin. Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato (euro 23,00 Neri Pozza Editore, 2013) a cura di Giorgio Agamben, Barbara Chitussi e Clemens Carl Harle.

Questo libro presenta in prima edizione mondiale la ricostruzione ̶­­ resa possibile dai manoscritti benjaminiani ritrovati da Giorgio Agamben nel 1981 nella Biblioteca nazionale di Parigi del libro su Baudelaire cui Benjamin aveva lavorato negli ultimi due anni della sua vita, quando, interrompendo la stesura dei Passages di Parigi, decide di trasformare in un’opera autonoma quello che all’inizio si presentava come un capitolo del libro. (Nella foto Walter Benjamin).

Attraverso un paziente lavoro di edizione e di montaggio, che alterna testi inediti ad altri già noti (che trovano solo ora la loro collocazione e il loro senso nell’opera complessiva), il libro permette di seguire la genesi e lo sviluppo, nelle varie fasi della sua stesura, del work in progress che costituisce la summa della tarda produzione benjaminiana. Mentre del libro su Parigi noi abbiamo poco più che lo schedario, Charles Baudelaire, un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato offre un’immagine articolata e coerente, anche se frammentaria, del laboratorio benjaminiano e del suo metodo compositivo. Sfatando la leggenda di un autore esoterico, il libro ci presenta, nel suo stesso farsi, il modello di una scrittura materialista, in cui non soltanto la teoria illumina i processi materiali della creazione, ma anche questi ultimi gettano una nuova luce sulla teoria.
«Vi è una particolare costellazione in cui, anche nell’uomo, grandezza e disinvoltura sono associate. Essa domina l’esistenza di Baudelaire, che l’ha decifrata e definita “modernità”».

Charles Baudelaire, Walter Benjamin, il poeta della moderenità e il critico mappatore degli spazi urbani della Parigi capitale del XIX secolo. Un legame già accertato, già documentato, ma che, alla luce delle carte scoperte trent’anni fa proprio da Giorgio Agamben, nel lascito di George Bataille alla Biblioteca Nazionale di Parigi, e ora raccolte in questo canovaccio corposo di un libro possibile, diventa un rispecchiamento, l’elaborazione di un Baudelaire prismatico che s’installa al centro degli ultimi anni di studi del filosofo tedesco. Il Baudelaire di Benjamin, nel progetto iniziale, doveva costituire un’anticipazione de I “Passages” i Parigi, ma ben presto diventò da modello in miniatura del libro su Parigi il progetto di una “protostoria del secolo XIX” attraverso l’opera e la vita dell’autore de I fiori del male. Commenti, note, aforismi, citazioni un cantiera d’autore a vista che la cura ultradecennale di Giorgio Agamben rendono un testo indispensabile. Un legame confluito, da parte di Benjamin, in Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato è l’occasione per ascoltare il racconto di Giorgio Agamben fra le idee di questi due giganti della cultura occidentale. (Nella foto Giorgio Agamben).

Walter Benjamin (Berlino 1892 – Port Bou 1940) ha vissuto a lungo esule a Parigi. Le sue opere di filosofia e di critica letteraria sono considerate tra i capolavori del pensiero novecentesco. Tra quelle tradotte in italiano ricordiamo Angelus Novus (Einaudi, 1962), L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (Einaudi, 1966), Il dramma barocco tedesco (Einaudi, 1971), Infanzia berlinese intorno al millenovecento (Einaudi, 2001).

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