I poeti latino-americani

MESSICO. XIV ENCUENTRO DE POETAS DEL MUNDO LATINO

di Loretto Rafanelli

Forse abbiamo una conoscenza limitata dell’attuale scena latino americana, e poco certamente sappiamo anche di quella messicana, contraddistinta sicuramente da molteplici segnali, ma, per noi europei, di questo paese lontano, come degli altri di quel continente, viene da pensare a un’area geografica arretrata, ricordabile, quando va bene, solo per le antiche popolazioni (Maya, Teotihuacán, Aztechi, Toltechi, ecc.) o per alcune località di mare particolarmente alla moda, come Cancun, Acapulco, Cabo San Luca. Poco importa che quelle comunità abbiano alle spalle una storia colta e civile (ad es i Maya erano grandi costruttori, astronomi e tanto altro, i Teotihuacán matematici, astronomi, ecc.) e una realtà attuale piuttosto interessante. E non emoziona più di tanto che il corso storico messicano dell‘800 e del ‘900 veda grandi figure di rivoluzionari democratici, come Francisco Madero, fautore di una straordinaria riforma istituzionale (una bellissima e affollattissima strada pedonale che attraversa il centro di Città del Messico è a lui dedicata), Emiliano Zapata, che si battè per una riforma agraria, poi portata a termine dal Presidente Lázaro Cárdenas del Rio negli anni ’30, e naturalmente Pancho Villa. C’è nel Messico una forte vocazione alla libertà che si manifestò fin dall‘800, si pensi, ad esempio, alla lotta contro i francesi di tanti giovani, male armati, che, dopo l’insediamento come imperatore di Massimiliano d’Asburgo (che lasciò comunque un castello simile a quello di Trieste), nella battaglia del 5 maggio 1862, ottennero una storica vittoria, ora anniversario nazionale. Un amore per la libertà che ha evitato a questo paese dittature feroci, come è invece successo ad altri paesi di quell’aerea, divenendo peraltro terra di rifugio per perseguitati politici di tutto il mondo. Allora è bene guardare al Messico con uno sguardo diverso, seppure non si possa tacere di alcuni profondi mali, come il narcotraffico (ma i messicani dicono: siamo solo paese di transito, la droga va negli Stati Uniti, che ha quindi le sue grandi colpe) o la povertà ancora evidente. Ma è necessario rilevare pure la poderosa crescita economica, la realizzazione di grandi infrastrutture, la buona politica scolastica e pure il sensibile impegno nell’ambito culturale. E appare senz’altro vero che anche la realtà poetica messicana (e dell’America Latina) risulti oltremodo vivace, tanto che il confronto con quella italiana, e, forse, possiamo dire, quella europea, è certamente a noi sfavorevole. Ci sono molti elementi che ci spiegano facilmente questa verità, ma ne prendiamo in esame uno in particolare, quello della organizzazione dei festival di poesia, che si tengono in vari luoghi di quel continente (in altra sede ho scritto di quello di Granada nel Nicaragua, che si è tenuto per la nona volta in febbraio), seppure si potrebbe dire anche dei tanti reading, della grande attività editoriale, dell’apertura preziosa dei mass-media, delle riviste (da menzionare in particolare “La Otra”, la più importante dell’America Latina), dei siti internet (come il “Círculo de Poesía. Revista electrónica de literatura”). Qui voglio accennare al Festival denominato “Encuentro de Poetas del Mundo Latino”, ideato e seguito con grande cura dal grande poeta messicano Marco Antonio Campos (nello scorso mese di ottobre si è avuta la XIV edizione), che si tiene in varie città a partire da Città del Messico. Ora, non si pensi a semplici letture come accade a volte anche in Italia, con alcuni poeti nazionali, poche persone presenti, la negligente assenza delle Istituzioni e una attenzione scarsa dei mezzi di informazione. Nulla di ciò in quelle manifestazioni. Piuttosto una partecipazione di numerosi poeti provenienti da tutto il mondo, un attivo e forte coinvolgimento delle municipalità e degli Stati autonomi, numeroso pubblico e il significativo interessamento della stampa e delle televisioni. Tutto questo, per chi venendo dall’Italia è abituato a situazioni modeste, appare decisamente straordinario e fa certamente ricredere rispetto alla convinzione dell’Europa come il centro culturale del mondo. In effetti, certe realtà sociali ed economiche più arretrate (come il Messico), dimostrano nell’ambito culturale una tensione, una passione, una curiosità, un impegno non comuni. E senza volerla mettere troppo sul sociologico o sul politico, la situazione europea appare troppo schiacciata sul fronte finanziario ed economico e poco attenta ad altri parametri; troppo impegnata a cercare di salvare il proprio declino applicando solo i fondamenti produttivi e dimenticando il grande ruolo culturale e ideale a cui dovrebbe tradizionalmente richiamarsi, peraltro sul fronte economico coi discutibili risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Perché di certo non si dovrebbe dimenticare il ruolo enorme che culturalmente l’Europa ha avuto per alcuni millenni, e che dovrebbe ancora avere.
Ma torniamo all’America Latina, e ai suoi festival di poesia (da Medellin a Quito, da Lima a Rosario, dalla nicaraguense Granada alla costarichense San José, da Bogotà a Caracas). Sono eventi eccezionali per il pubblico e per i poeti che vi partecipano, perché permettono una circolazione della lingua poetica e un confronto tra le varie esperienze, creando inoltre un clima di comunanza fra gli scrittori di varie parti del mondo, con aperture significative dei rappresentanti di paesi che sono in tensione fra loro (come fra israeliani e palestinesi o argentini e inglesi o nicaraguensi e colombiani), oltre che una simpatia forte tra gli stessi poeti e il pubblico che facilmente familiarizza con i poeti.

L’Encuentro del Messico ha poi dimostrato come le municipalità e i governi autonomi siano attenti alla poesia. Il Festival che si è articolato in letture e incontri, ha avuto come prima tappa Città del Messico, con eventi presso Università e Centri culturali di grande rilievo, oltre che all’interno della Fiera del Libro che si tiene annualmente presso la piazza centrale, Plaza de la Constitución, lo Zócalo, della capitale messicana, quindi ha poi avuto una importante appendice in due vivaci città messicane, capitali di due stati federati: Aguascalientes e San Luis Potosí. Parliamo di due belle città coloniali situate nel centro del Messico e in grande sviluppo economico. Aguascalientes, è una vecchia città termale (fondata nel 1575) famosa, come ricorda il nome, per le calde acque depositate nel sottosuolo e le caratteristiche geotermiche, che ne facevano un tempo una meta termale ambita e oggi una realtà industriale significativa con la presenza delle fabbriche della Toyota e della Volkswagen. San Luis Potosí è una città che ha una solida economia agricola, con un milione di abitanti, tra le più evolute del Messico. E’ in queste città che l’attenzione è parsa forte, forse più che nella capitale, dove la confusione dei 25 milioni di abitanti distrae e sgomenta. Ad Aguascalientes l’Istituto culturale cittadino ha articolato in vari giorni letture, incontri, presentazioni e omaggi particolari a due grandi poetesse: la messicana Elva Macias e la colombiana Piedad Bonnet. Ma c’è dell’altro: la municipalità cittadina ha deciso che d’ora in poi accompagnerà al nome della città, nei documenti ufficiali e nelle guide, la frase “città della poesia” e stiamo parlando non di un piccolo borgo che può giocare con qualche terminologia evocativa per motivi di immagine o turistici, bensì di una grande città, con una popolazione più o meno come quella di Napoli, che è considerata dalle classifiche internazionali degli osservatori economici come la sesta più affidabile del mondo, per farvi degli investimenti. Una città che dispone di teatri e centri culturali all’avanguardia, di alcune università e di vari musei (Museo della Città; il Museo José Guadalupe Posada, interamente dedicato al famoso incisore messicano; il Museo di Arte Contemporanea; il Museo di Storia e Antropologia), in particolare vogliamo segnalare il Museo della Scienza e della Tecnologia, una struttura innovativa che ha una valenza didattica unica. A San Luis Potosí, antica città mineraria, oggi dedita soprattutto all’agricoltura, all’allevamento del bestiame e al commercio, essendo tra l’altro sulla rotta che porta al Texas, si rimane incantati dal bel barocco delle chiese e dei palazzi; in uno di questi, la residenza municipale, ci sono state le letture, seguite da un pubblico attento e festoso, preparato e abituato alla poesia. A San Luis, infatti, ogni settimana si tengono affollattissimi reading coi tanti poeti di questo piccolo Stato federato e di altri stati; c’è un grande premio di poesia denominato “20 de Noviembre”; l’Università cittadina (che ha nel proprio organico affermati poeti), è molto attiva. Si comprenderà allora le ragioni di questa attenzione alla poesia da parte di questa comunità. La Segreteria Culturale del Governo dello Stato di San Luis Potosí segue con convinzione le attività culturali e pure quelle editoriali, promuovendo, tra le altre cose, la pubblicazione di poeti dello stato, quali Miriam Fabiola Perales, Mario Alonso, Jeanne Karen, Laura Tristán, ecc., attraverso la Editorial Ponciano Arriaga, prestigiosa editrice che ha pubblicato libri di letteratura, storia, musica e arte di autori messicani e stranieri, grandi nomi come il grande poeta messicano Ramón López Velarde, Luis Carlos Fuentes, il più famoso narratore messicano del Novecento con Juan Rulfo, o il drammaturgo Antonio Trejo.
I poeti che hanno partecipato a questo Encuentro sono grandi poeti dell’America Latina, e non solo, e qui diamo conto di questa presenza attraverso una piccola antologia di loro testi:
ANTOLOGIA
dei poeti del

XIV ENCUENTRO DE POETAS DEL MUNDO LATINO

(traduzione di Loretto Rafanelli)

Jotamario Arbelàez (Colombia)

Il maestro che mi insegnò in seconda fu il signor Paz
Mi insegnò i numeri pari
i colori delle gambe dell’arcobaleno
la respirazione dei pesci e dei subacquei
i nomi dei continenti in galleggiamento e quelli sommersi
comprò da me la catena d’oro di mia madre per trenta centesimi
e a partire da quell’anno uccisero Gaitán

Quando appariranno i figli del signor Paz?

***

María Baranda (Messico)

Che inizia e termina quando lei guarda il dirupo di inchiostro blu?

E essendo stato dietro le inferriate
delle albe, piegata, scava
ora tra le tue carni
tagliate, il vertice graffiante
rimboccato, aprendo
il paradiso nelle tue particelle
sotto la casta pioggia d’acqua.
Donna in quale spiaggia ti cercherà,
in quali tue navi e in quali treni
ricorrerà quel luccicare
sotto la nebbia, pesante
e coniugale sul tuo corpo
accarezzando affamata
nella lussuria di questo sole
che esultante
mi fa ricevere improvvisamente
tanta grazia.

***

Piedad Bonnett (Colombia)

Ora che ormai non sono più giovane

Ora che già galleggio alla metà del sentiero della mia vita,
io che sempre mi rattristai della gente anziana,
io, che sono eterna dato che sono morta cento volte, di noia, di agonia,
e che nelle mattine allargo le mie braccia al sole e tubo
nelle notti e mi canto canzoni per spaventare la paura,
che farò con questa ombra che inizia a vestirmi
e a spogliarmi senza rimorsi?
Che farò coll’indistinto e torbido fiume che non incontra il suo mare,
con tanto giorno e tanto anniversario, con tanta gioventù alle spalle
se ancora non è nato, se ancora oggi mi entra
un mondo intero nel costato sinistro?
Che fare ora che ormai non sono più giovane
se ancora non ti ho conosciuto?

***

Alí Calderón (Messico)

(Transiberiana)
Giornalmente dieci mila chilometri
percorre
il treno transiberiano
per arrivare da Mosca a Vladivostok, in Siberia.
Noi abitiamo la stessa città e
tutti i giorni ci incrociamo per la via
ma il nostro incontro è più freddo che
una notte fredda della Siberia
e niente ancora
costruisce
il transiberiano che mi porta a te.

*** 

Marco Antonio Campos (Messico)

La ragazza e il Danubio
Come un ramo che si rompe nel bianco inverno,
il cuore pianse alla stella; triste era l’olmo,
molti anni fa quanta forza e fierezza
nella sua giovinezza senza direzione, chi oserebbe
dire: “di qui è passata la tempesta”; Dio crebbe
i rami e pose fine alle foglie perché sapevamo
della felicità, quando la luce passa. Ah il Danubio!
La stella piangeva nel cuore. Lei era acqua
che sapeva di vino; dove arrivava si udiva
la luce. Era la stella nell’inverno bianco.
Era bianca e bella come il paese dove nacque.
Lei mi rimane, vive in me, mi chiama,
come un rimorso.

***

Jorge Humberto Chávez (Messico)

Unica

Unica, tra tutti e tutto, situata
come una foglia sola nel centro
del fogliame, tu sei fatta del margine,
nella più pura speranza come un grano
di polvere in tanto mondo, astratta,

lontana, sola. Io non so, forse debbo
del tempo, rallentare e avanzare
dell’io in me, interrogare:
come tu radichi l’amore, il corpo che vuole
abitare, la poderosa daga degli occhi,
il viso nel dormire?

Certo è che lì stavi.
E io nel grido crescevo di un altro passo,
stava per giungere l’ansia, l’arco
contro il dardo, tutta in fuga la luce.
Io dico che non so, che mai:

stanno le tue mani muovendosi, oh la piena
e sfuggente bellezza del tuo petto, oh
le tue cosce come una doppia allucinazione,

oh quello sguardo eterno che la fa grande
il tuo viso: è qui

e sei qui, tu, rinnovata, mi aspetti

*** 

Mezouar El Idrissi (Marocco)

Il gallo

per Rafael Alberti

Forse…
Forse il mare versa
le sue conchiglie
sulle tue trecce di marmo
spiegando le vele
del viaggio.

Forse…
Forse la notte ruba
le sue lune improvvisamente
quando il tuo gallo canta all’alba
sui balconi dei palmeti.

Forse…
Forse il sole persegue
la tua penombra
per un po’ di crepuscolo
unendo il fuoco con l’acqua.

***

Julia Erazo (Ecuador)

fantasmi

alcuni girasoli
crescono nel centro della casa
sembrano non aver bisogno di sole

guardano la mia routine di assurde letture
girano il loro collo dalla poltrona rossa fino alla cucina

tornano a dormire

 ***

Claudia Hernández de Valle-Arizpe (Messico)

Ascolto i tuoi sogni
come se navigassi un fiume
i tuoi occhi seguiranno allo steso tempo
la superficie dell’acqua
e i suoi tremolii più segreti.

Guardo da questo settimo piano
la città che inizia a infiammarsi
e una ferocia da lupo mi assalta:
ho un corpo e ha una fine.

***

Gisela Galimi (Argentina)

Fine

Il mio corpo si apre,
si sbriciola.
Frutta senza albero cadde,
perché ottobrina,
perché era matura
o perché ormai non aveva voglia di rimanere.

 ***

José Ángel Leyva (Messico)

Sangue nemico

Il vincitore
dopo il combattimento sospira
incontra nella carogna
frazioni di secondo
tumulti
tribù
orde smarrite
eserciti in rovina
Nel sangue nemico ci sono foreste
di nebbia senza ruscelli
Un fiato rapace
assalta l’avvoltoio e la iena
polvere di morti con ancora un nome

***

Elva Macías (Messico)

L’amore

Il primo amore irruppe con il ruggito
di una onda sulla tua sete.

La sua schiuma fu il tuo velo nuziale e la risacca,
dopo il suo abbandono,
che ti fece di sabbia.

L’altro ti amò in silenzio,
tornò da molto lontano quando ti seppe sola.
Non poterono vederlo le ferite dei tuoi occhi,
si alzava di fronte a lui una muraglia cieca.

*** 

Santiago Mutis (Colombia)

Soddisfazione solitaria

I gioielli tutti
sono come te
fratello rubino
lacrime di sangue
o luna quieta profonda
piccola corona
oro rosso intrecciato di ore
luce antica tanto laboriosa

… e nella notte
poderosa
attrazione
incontenibile piacere
inconfessabile
avidità

ogni gioiello uno ad uno
è una trappola
una furba
gabbia
dove brillano
migliaia di anime

 ***

Enrique Noriega (Guatemala)

Bussano alla porta, è un grido?
Bussano alla porta, è uno sparo?
Bussano alla porta, tutto bene?
Bussano alla porta
Bussano alla porta
Bussano alla porta, è il mio cadavere?

 
***

Víctor Rodríguez Núñez (Cuba)

A volte

Si potrà per queste strette
umide scale
arrivare fino a qualche spazio?
Ascendere fino all’oscuro
cuore della neve
abbassarsi fino al chiarore della pietra?

Alla vita non domandare nulla
Lei mai risponde
La vita è sorda
è muta
E sebbene veda con i tuoi occhi
tu sei il sapore
ma è lei che palpa
Alla vita non rispondere tutto
Lei solo domanda

***

Miriam Fabiola Perales (Messico)

Ira

La sua natura dorme nella costola
nel settimo giorno della creazione
nella sete dell’ultimo periodo dell’angelo caduto

È inutile scappare

Ti accompagnerà e ti caricherà la sua croce
quando credi di essere libero

Ti invocherà
il segno che arriva dentro

*** 

Jean Portante (Lussemburgo)

 

Quanti litri di innocenza si possono versare
in uno stagno il che per esempio
vedi nella foto, c’erano le giovani
che attraversavano da un capo all’altro il

paese per venire a lavare i vestiti loro
anadavano per la riva di orti e vigneti
e attraevano lo sguardo di quelli che mangiavano
frutta altri venivano semplicemente a

mettere le mani dopo aver
scritto lettere a mariti lontani e quando
l’acqua si imposessava della sua carne era come
se facessero l’amore con l’Oceano Atlantico

*** 

Paura Natalia Rodríguez (Bolivia)

Scoppiò l’ora
nella quale cantano
le vene del tuo corpo.

Rivivendo una passeggiata sfinita,
guardavi il sentiero come un carcere:
solo la terra ballava davanti ai tuoi occhi.

Tutto era un rito:
ti arrampicavi al muro per provare i fiori,
parlavi dal fondo dell’acqua,
chiamando gli astri
per illuminare le tue crepe di sale.

 ***

Julio Salgado (Argentina)

Effimera epica

Come un minimo mazzo di fiori
che abbraccia la nostra consistenza
Il tuo vestito
la mia spalla
la acrobazia del tuo sorriso che prende
qualcosa di più
al mio cuore.
Le gocce del fiume
di una pioggia che cade
e si ferma nelle tue labbra.
Un modesto andare e venire
negli sguardi
mentre conversiamo
e la opprimente
insistenza del tempo
nella terra aggredita dalla notte.
Come un minimo ramo
un lamento.

 ***

Renato Sandoval (Perù)

Che volto avevi prima di nascere?
Guardavi già il mio accovacciarsi nei tuoi occhi?
Era egli di un notturno traffico che penetrava
nei boschi nivei e informi?
Una radura in pieno incrocio di metri e tram?
La domanda sospesa nel patibolo della notte?
Eri tu?

****

César Silva (Messico)

Altro giorno

non c’è più

solo il sorso
e il mio spazio

solo questa polvere
solitaria
nella mia finestra

*** 

Marianne Toussaint (Messico)

Spagna

Luce grande
luce amara.
Occhi scottati nel proprio alloggio.
Presagi nell’Alhambra e nei suoi giardini,
nella gola dolce delle fonti.
Granada:
come il centro di una vera del pozzo.
La terra umida sotto le finestre
e un odore asfissiante di gerani.
Noi sempre nel viaggio:
foschia tra le stradine.

Il giorno con il suo splendore rossiccio ci apriva le vene
le parole erano una pioggia di sale
occhi di pietra.
Lei conta da una sedia bianca
saluta dalla prua
socchiude gli occhi per riassumere
il sole nel suo miraggio
e tornare ai giardini
alla luce spiegata delle tuberose.
Nel cobalto della notte sorprendendo gli invasi d’acqua.

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