Domenico Cipriano, cinque poesie

Letture

Domenico Cipriano è nato nel 1970 a Guardia Lombardi (Avellino), vive e lavora in Irpinia. Ha pubblicato la prima raccolta organica dal titolo “Il continente perso” (Fermenti, 2000; Roma, 2a. ed. 2001 – introduzione di Plinio Perilli e nota del musicista jazz Paolo Fresu – e il poemetto “Novembre” (Transeuropa, Massa, 2010) con introduzione di Antonio La Penna, oltre a vari libricini da collezioni a tiratura limitata. Ha pubblicato poesie, recensioni e saggi di critica su riviste e antologie. È redattore della rivista “Sinestesie”. Interessato da anni al connubio Jazz/Poesia ha ideato diversi progetti, collaborando con artisti di vario genere, tra cui gli attori Alessandro Haber e Sergio Rubini. Insieme all’attore Enzo Marangelo e al pianista Enzo Orefice, ha dato vita al progetto “JP band” con cui ha realizzato il CD Le note richiamano versi (Abeatrecords, 2004), con sezione ritmica di Piero Leveratto ed Ettore Fioravanti. Dal 2010 ha dato vita al Progetto “Lampioni” per la sua voce e le musiche della formazione Elettropercutromba. Ha ideato e curato, negli anni, eventi di poesia ed arte contemporanea. È presidente del Premio biennale di poesia edita “Civetta di Minerva” e cura la rassegna “Le strade della Poesia”.

— 

(a Sofia)

Moriamo pezzo dopo pezzo mutando,
crescerai e sarai altro, diversa. Ferma
l’immagine che hai già cancellato
nelle ore (non è affidabile la memoria)
così la presenza non è solo un dettaglio
per la nostra comprensione. Filo spinato
e ruggine sui punti fermi del mondo,
ma nemmeno quello spigolo d’universo
ci appartiene. Cambiano con te
le cose abbandonate.

*

Nelle cose che vedo trascinarmi
ogni giorno dalla scrivania alla casa
le ossa sparse tra le bocche dei randagi
e le pietre ferme e pazienti, negli oggetti
che passano tra le fughe degli occhi
riconosco un’anima impreziosita
dalla vita. Per questo non amo talismani
che immolano le cose con l’affetto
(devoto solo alle persone care)
e ne rispetto – dalla mia microscopica
percezione – il non possesso, la disaffezione.

*

(a Cosimo)

Esistiamo perché mutiamo. Il corpo
si trasforma con il tempo, così la voce
e l’odore che tutto dice. Conserviamo
poco, diamo segno di noi
nel pensiero che si evolve, nelle azioni
che si alternano, confondendo
i colori che mostra la pelle, variando i suoni
che all’istante diventano parole.
Se c’è una storia da ricomporre
(pezzo a pezzo) è nel modificarsi
delle orme che tracciamo. Così,
solo le cose ferme ci ricordano
dove siamo già esistiti,
anche se il vento cerca di mutarne le sembianze
con la polvere che accumula
in forme disadorne.
Continuiamo a dirci vivi
ostinandoci a non apparire uguali
e questo morire eternamente
è il volto stesso che la vita ci consente.

*

 

Disteso sui miei sensi penso
(oltre le nuvole e le luci dei lampioni
alari) col fiato sospeso sulle colline blu.
Nemmeno i corpi uniti nell’amore
e racchiusi in un respiro solo sanno dire
dell’immenso in cui mi perdo ora
per questo tramonto vulnerabile e mobile
nel bagliore di una luce sterminata
tra le voci intrecciate in lontananza.
Se apparteniamo – per un istante –
a un’altra vita, a un’epoca leggendaria,
non ci è dato sapere dal poco che tracciamo
sciogliendo in illusione le certezze.
È quel bagliore, che si insinua vorticoso
oltre la forza decisa delle ossa,
ad aprire un nuovo varco sotto pelle,
a rinominare infinito il suono delle cose,
di quell’oceano che si nasconde eternamente
dentro al volto immobile dei monti.

Montefusco 8/1/2012

*

(a S. F., che ha trovato i segni del Paleolitico in Irpinia)

Con delicatezza, dopo millenni di abbandono,
transitano tra le mani i resti
di una nostra esistenza sconosciuta, da ricostruire
o inventare nelle ipotesi più sognanti.
Un oggetto semplice (silice scalfito),
vorace se curvato sulle pelli di animali:
un ciottolo di cui non avremmo premure
né interesse se creature che ci hanno germinato
non avessero lasciato una traccia, senza
sapere del futuro, cercando di resistere
alle successioni del loro presente inesplorato.
Avremo la stessa cura (credendo illusi
ad un futuro eterno) di tramandare
(tra i milioni di oggetti che ci affollano)
almeno un sinallagma duraturo
con quanti attraverseranno questo spazio
e l’aria respirata da chi l’ha vissuto,
ora che lo sguardo ci rivela chiari
i segni illuminanti del paesaggio?


www.domenicocipriano.it

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Commenti (6)

  1. Il tempo è un oggetto misterioso e indefinibile. L’ho sempre pensato come un nulla infinito al quale ogni essere vivente dà vita.Il filosofo Masullo definisce il tempo attraverso il “cambiamento”, e a pensarci anche la vita si realizza-vive attraverso il cambiamento. Dunque, la stessa cifra definisce il tempo e la vita. Il poeta Cipriano, in queste poesie, appare interessato al tempo che attraverso il cambiamento definisce la vita e identifica i viventi. Ma la memoria di una vita vissuta resta solo nelle tracce lasciate; senza tracce incise e visibili noi “non siamo vissuti”. Purtroppo anche le orme lasciate al nostro passaggio “cambiano” sia pure passivamente ad opera di agenti esterni ed estranei.Per cui, cambiando anche le tracce del nostro passaggio, rischiamo noi stessi di non ritrovarci o di non riconoscerci in esse (riconoscerle come nostre, della nostra identità).Il tema filosofico-esistenziale affrontato dal poeta è intrigante, e viene indagato con linguaggio efficace e limpido.

  2. Un grazie all’amico Domenico per la dedica che riguarda la terza lirica. La poesia di “Mimmo” è in costante evoluzione, perchè riesce a dare all’immediatezza e al dettaglio una luce quasi filosofica che irradia senso e giustificazione, anche se, spesso, la vita e l’esistere si rivelano assurdi e insignificanti. Ma- qui – il verso si fa esplicito e tortuoso ad un tempo, nel tentativo di diradare le nubi della contraddizione, cercando di risalire all’enigma che ci sovrasta inequivocabilmente. Una voce “pura”, scevra da orpelli, che va oltre le maschere del tempo e le finzioni che si susseguono nello spazio. Una freschezza autentica a cui auguriamo di restare tale.

  3. Eleganti e profondi i versi di Domenico Cipriano.
    Una poesia che resta, non si consuma, non si trasforma mai in merce.

  4. Ringrazio chi ha letto i testi e chi li ha commentati. Luigia Sorrentino, con questo blog molto seguito, crea vere occasioni per fa conoscere la poesia contemporanea.
    Questi testi sono stati scritti negli ultimi anni e sono ancora inediti in volume. Sto riorganizzando il mio lavoro per una prossima pubblicazione.
    Grazie per l’accoglienza.
    Domenico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *