Sebastiano Aglieco, “Compitu re vivi”

compitu-re-vivi-1
Letture

Compitu re vivi, di Sebastiano Aglieco, Il ponte del sale 2013

 Nota di Nadia Agustoni

 

Un libro di smarrimenti e di perdite, una ricerca incessante di un nuovo senso ed un entrare nella lingua dalle radici per una trascrizione dei sentimenti che è segno di presenza e di cura dell’altro. Con “Compitu re vivi” Sebastiano Aglieco dà voce a una terra, la Sicilia, con il dialetto che porta nei suoni i ritmi di un mondo.

Il maestro di scuola che parla ai bambini, l’uomo che non tace il tremore davanti alle maledizioni delle prefiche per una bambina che nasce, il figlio che parla di un padre e di una “casa di vento e scuro” dove “un muro di plastica rigava i volti” e il poeta che scrive “Leggerete nel mio quaderno/ un titolo provvisorio /e chiederete ancora di me/ della voce di un maestro/ che vi ama come la prima volta”; così pagina per pagina Aglieco ci consegna parole impastate di pane  e parusia, di figure ancestrali e preghiera, di migrazioni e di un tenace restare lì, dove gli affetti parlano di quello che abbiamo conosciuto ed amato.

Le nove sezioni del libro sono altrettante stazioni di un viaggio che è pensiero, esperienza e dono. Il dono di uno sguardo che porta il volto degli altri. Lezione altissima che apre al mistero e alla sapienza dello stare insieme.

L’anima mi guarda, seduta
mentre scrivo le preghiere mattutine
–   stare in questa misura, il giorno
sarà per tutti –

L’aria si ferma
ogni cosa respira attenta nella sua resa.
Custodisci tutte le cose
abitale nel tempo dell’altezza
misurata, il petto scoperchiato come
un’offerta alle piccole
bocche del mistero.

 

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *