Addio a Luca Canali

 
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Il senso estremo della vita è nella
parola autentica, nel

fiore casuale senza nome,
nell’occhio interrogativo del gatto,

nell’effimero lampo delll’intelletto
fra il buio di una mente ottusa
dal suo irreversibile handicap

Luca Canali

Da: Anticlimax, di Luca Canali, Prefazione di Paolo Ruffilli, Biblioteca dei Leoni, febbraio 2014.

Sono contenute in questo pccolo volume, le ultime poesie di Luca Canali, il grande latinista e scrittore scomparso a Roma, la città dov’era nato, l’8 giugno 2014, a 88 anni. Oltre che a Roma, Canali ha anche insegnato per quindici anni Letteratura Latina all’università di Pisa, prima di abbandonare la cattedra per una grave forma di nevrosi.

Studioso, poeta, romanziere e narratore, Canali è ricordato per illustri saggi accademici su Cesare, Petronio e Lucrezio e per le sue traduzioni di Virgilio e di Lucano, ma anche come poeta e narratore.
product-4465606Come poeta è autore di numerose raccolte: “Un’altra stagione” (1959), “La deriva”  (1979), “Il naufragio” (1983), “Toccata e fuga” (1984), “Giuro di dire” (1985), “Fasi” (2002), “Alla maniera di” (2006), “Lampi” (2006), “Su di me fuoco amico” (2012).
Più direttamente autobiografca è la produzione narrativa: “La resistenza impura” (1965), “La vecchia sinistra” (1970), “Il sorriso di Giulia” (1979), “Autobografia di un baro” (1983), “Spezzare l’assedio” (1984), “Amate ombre” (1987), “Diario segreto di Giulio Cesare” (1994), “Nei pleniluni sereni” (1995), “Pietà per le spie” (1996), “Reds” (2003), “Cronache di follie e amori impossibili” (2004), “Fuori dalla grazia” (2008), “L’interdetto” (2009). Ha pubblicato lo studio di poetica letteraria “La dismisura” (1993) e, nello stesso anno, ha curato una monumentale Antologia della poesia latina.

 

ALLEGRA DISPERAZIONE

I

Non illudermi con fiabe da girfalchi
su rotte dalle larghe scie,
di cavalli al galoppo in città
di ruder erbosi. Il tricolore
di magazzino sventola sul cantiere deserto,
sullo scheletro di un edifizio ultimato
per ospiti ignoti, fresco
di stucchi, di deroghe a planimetrie di bestemmie
– candida rissa di muratori -. E se piove e il cielo
natalizio s’abbuia a mezzodì il mio cappotto fuma
come sera la gioia disperata
e vinosa nelle bettole della vita.

 

II

Lo sciopero blu annottava sulla sfida
delle vetrine, raccolta da frombolieri in uno schianto
lumnoso di schegge, e angeli rissosi
celebravano il loro trionfo nei casini.
Ma il mondo inelegante
aveva una religione della vita,
nei tuguri, nelle chiese, nella pietra e nella lama
nei nemici ad un passo dall’amicizia,
nelle fle degli orinatoi, nei quadrivi
fruscianti di natiche avvolte nel rayon
tre sguardi patrizi e plebei,
una tregua d’albicocche e di rondini
nel cielo sgargiante del mezzodì
lacerato dalla sirena degli allarmi
antiaerei d’un tempo in una pace artigiana.
Ma i tiranni dell’olimpo al di sopra
delle nuvole d’illusioni allestivano trappole
per la fantasia dei reduci dall’inferno,
e il sinistro sorriso dei mercanti
svariava nell’impassibilità dei manager
che la crisi d’idrocarburi e bovini
solleva allo zenit dell’oro
strappato agli ex voto dei pegni e giocato
sulla miseria di scioperi bianchi
in metropoli a spazi stellari tra uomini
ligi alla norma d’un vano
cimento fra specchi e cieche
finestre d’albergo a schermo di amanti suicidi.
L’utopia da salvare è una rivoluzione
di giornio inventati, lo scarto beffardo
da un cupo corteo di protesta,
la fuga dei figli dai padri
costretti all’ossequio. allo stampo,
nell’ombra di schermi coniati
dal nulla, l’alone di tedio
e disprezzo incapace persino di abbagli.

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