Franco Buffoni, Jucci

 

franco_buffoniE’ nelle librerie, Jucci, di Franco Buffoni, Mondadori 2014. Una storia in versi.
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Jucci è il nome di una donna la cui memoria, attraverso il tempo, attraverso i decenni, è rimasta intatta nella mente del poeta, che a lei ritorna in queste pagine, nei versi di un libro tanto unitario da potersi considerare, più che un canzoniere, un vero e proprio delicatissimo romanzo in versi. E un romanzo che, insieme, potrebbe essere definito romanzo di formazione, romanzo romantico, romanzo del rimpianto. Franco Buffoni, in versi spesso commossi, ma sempre fermissimi nel tono e quanto mai lucidi nello sguardo sul proprio passato, ci racconta di un amore giovanile, dell’incontro con una donna sensibilissima e sapiente, con la quale aveva trascorso indimenticabili momenti di un sentimento tanto forte e autentico da andare oltre i confini stessi del sesso. L’amore per una donna nel mentre si manifestavano e chiedevano ascolto impulsi e stimoli di una condizione omosessuale vissuta con tormento dentro un tempo e una cultura che la condannavano.

Ma la trama di questo romanzo in versi comporta anche un destino crudele, e dunque la malattia e la precoce scomparsa di Jucci, protagonista di questo che l’autore chiama, “un amore stilizzato”, e che era stata in fondo come un’anima guida, come una candida figura irrinunciabile per un tempo non lungo ma essenziale nella vicenda personale e poetica di Buffoni. Il quale realizza questa sua storia in versi con una viva ricchezza di situazioni e circostanze, di microeventi, presentimenti, suggestioni, nella cornice di dolci paesaggi, soprattutto della sua terra lombarda. E le acque sotterranee di questa sua esemplare storia remota riaffiorano, oggi, in superficie, con la mirabile freschezza lirica che ne caratterizza i percorsi e la fisionomia.

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Il bene oscuro

Come te, aquila equilibrata, che centellini millimetrato
Il profilo del Rosa nel bianco dell’alba,
Come te quando in pcchiata precipiti e sfracelli.
Midolli spinati tranciati da cavi di funivia,
Fruste attorcigliate sibilanti boa.

Una parola ogni tanto ripetevi
Perché il sentiero se la ricordasse.
Ruzzolò dapprima due scalini
Della discesa a Goglio
Il cane da caccia morsicato
Sul muso della vipera,
Gonfiandosi in un soffio a dismisura
Fino alla pietosa fucilata
Il bene oscuro.

Ci hai messo cinque minuti

Ci hai messo cinque minuti
A non guardarmi oggi
A respirarmi e basta,
Sapevi che se mi chiedevi
Ancora qualcosa
Finiva di lite che non risarcisce
Chiudeva l’estate in maltolto
E perdevi.
Così ci siamo lasciati
Ancora la porta socchiusa
a sere d’autunno.
E terribile senza peccato
Sei stata a perdonare
La gara perduta per ora
Dal tuo desiderio.

Dove il fiume fa l’ansa

Per me tu sei rimasta dove il fiume fa l’ansa,
La corrente l’isola le rapide dicevi
Si vedono meno quando è in piena,
L’impeto confonde tutto
E quanto tu gli porti lui si prende,
Non se ne accorge.
Invece d’estate i colori
Più sassi più rossi sul fondo
Nel punto dove volevi
Passando senza stivali.
Per me sei rimasta là
Non ti ha presa nessuno,
Soltanto il fiume
Sull’isola legata alla terra
Per tanti mesi dell’anno.

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Franco Buffoni, nato a Gallarate nel 1948, vive a Roma. Saggista (L’ipotesi di Malin, Marcos y Marcos 2007) e traduttore (Poeti romantici inglesi, Mondadori 2005), ha insegnato per trent’anni letteratura inglese e letterature comparate. Nel 1989 ha fondato e tuttora dirige “Testo a fronte”. Tra i suoi libri di narrativa Più luce, padre (Sossella 2006), Zamel (Marcos y Marcos 2009), Il servo di Byron (Fazi 2012), La casa di via Palestro (Marcos y Marcos 2014). Come poeta esordì nel 1978, presentato da Giovanni Raboni su “Paragone”. Seguirono Nell’acqua degli occhi (Guanda 1979), I tre desideri (San Marco dei Giustiniani 1984), Quaranta a quindici (Crocetti 1987), Scuola di Atene (L’Arzanà 1991), Suora carmelitana (Guanda 1997) Il profilo del Rosa (Mondadori 2000), Guerra (Mondadori 2005), Noi e loro (Donzelli 2008), Roma (Guanda 2009). Il suo lavoro è stato raccolto in Poesie 1975-2012 (Mondadori 2012).

www.francobuffoni.it

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