Lorenzo Mari, “Nel debito di affiliazione”

nel_debitoNota di Nadia Agustoni

Con questa raccolta “Nel debito di affiliazione” 2013 Lorenzo Mari porta in primo piano la duplice lotta dei poeti delle generazioni venute dopo i movimenti; lotta con la parola e con un dire che tenga conto del presente nei suoi risvolti più tragici. La solitudine generazionale, la scelta di campo, la lingua con cui il discorso di Mari si costruisce ci dicono di un autore attento. Voce sicura e mai scontata, colpisce per la pulizia del verso e insieme per la sua pregnanza. Nessun minimalismo, ma una fluidità che sorprende vista la complessità dei temi trattati. Non so se il titolo del libro alluda in parte anche a un debito verso fratelli maggiori, ma gli esergo dicono quanto sia sentita l’esigenza di un appartenenza culturale, politica, linguistica. La frammentarietà del presente e la difficoltà del costruire un pensiero critico la percepiamo chiaramente fin dall’incipit: “ A cosa potrà servire – / non alla mano del padre, non all’etimo del nonno:/ casomai potrà addurre motivi/ soltanto al taglio/ e all’abrasione”. 

Un’abrasione che accompagna il Novecento oltre il Novecento e in Intermittens Mari ci trascina, con una scansione rapida, a un elenco che mostra quale altra affiliazione porta con sé la nostra epoca nell’amaro raccolto del sangue di decenni di guerre e colonialismi: “ dov’era pace per tacito accordo/ ora c’è una pietraia: non si mangia/ né si beve e alle spalle il ricordo / degli eserciti si sfrangia – / erano i nostri o i loro, / oppure i barbari?/ non è dato sapere, a disdoro / di chi sapeva qualcosa dei tartari/ o degli invasori -”. (p.22) Ed è la crepa del tempo che diventa la crepa del paese: “ Crepa, paese./ Crepa che sotto la crepa/ il paese infine s’intravede…” con un “dolosa” nel finale a indicare qualcosa di più di uno stato precario.

Pubblicata in Qui Libri N. 25 settembre ottobre 2014

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da: “Nel debito di affiliazione”, di Lorenzo Mari (L’arcolaio 2013)

Nel debito di affiliazione
A cosa potrà servire –
non alla mano del padre,
non all’etimo del nonno:
casomai potrà addurre motivo
soltanto al taglio

e all’abrasione. E con il vuoto
dell’incavo nudo, dei nudi semi,
contribuire, infine, a
piovere il niente – oppure

                                           a colmare la terra.

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