Bob Dylan ritirerà il Premio Nobel per la Letteratura?

foto ansa

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Cosa succederebbe se Dylan snobbasse l’Accademia di Svezia e decidesse, ad esempio, il 10 dicembre prossimo, di rinunciare al Premio? Potrebbe essere davvero imbarazzante per i Giurati che per la prima volta nella storia hanno assegnato il riconoscimento a un musicista e cantautore.

Una cosa è certa: Robert Zimmermann, 75 anni, in arte Bob Dylan, non è un poeta. D’altra parte l’Accademia, la decisione di conferirgli il Nobel, l’ha motivata così: il premio va a Bob Dylan “per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della canzone americana “. E allora, qual e il significato culturale dell’assegnazione di questo Premio Nobel a un cantautore e musicista? E “un debito di riconoscenza?” E’ su questo che dovremmo interrogarci, sulla “poetica della canzone americana ” che ha fatto transitare Bob Dylan nei suoi celebri brani, come ad esempio quelli scritti agli Inizi degli anni Sessanta, che sono diventati degli inni di protesta dei militanti per i diritti civili: soprattutto la famosa “Blowin In The Wind.” Quindi l’Accademia svedese non sta dando il Nobel a un poeta, ma a un cantautore che ha scritto testi che hanno accresciuto la poetica della grande canzone americana.

C’è addirittura chi ipotizza che nell’assegnazione del Nobel a Bob Dylan, ci sia la presenza-assenza di un poeta statunitense, Allen Ginsberg, una sorta di figura paterna della poesia dei cosiddetti beatniks, i Poeti Maledetti. La beat generation  ebbe fra i principali autori di riferimento, poeti e scrittori come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti e Norman Mailer. Ma non si può dimenticare che proprio negli anni Cinquanta, quando ci furono le prime contestazioni giovanili negli Stati Uniti, si sviluppò una forte attrazione per le droghe. Per molti beatniks l’uso di queste sostanze diventa, anzi, un’arma di contestazione e una vera ossessione, un’ossessione che ha contaminato non soltanto quelle generazioni, ma anche generazioni successive, non soltanto negli Stati Uniti, e fino ai giorni nostri.

Allen Gisberg

Allen Ginsberg

Nota di Fabio Izzo

Secondo Allen Ginsberg non c’era confine tra musica e poesia

“today/I /said goodbye/to my conflicted goddess/ her lush eyes/show surprise/ at how we could gather knowledge…” (da “Hits of Sunshine”).

Nella recente assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan c’è la forte presenza/assenza di un altro grande poeta americano, Allen Ginsberg.

Il poeta beat è stato mentore, quasi un padre per Dylan, infatti a suo tempo il rapporto tra Allen Ginsberg e Bob Dylan fu visto come una relazione simile a quella di un padre e di un figlio, di certo è che erano molto vicini e spesso Dylan ha dato grande rilevanza all’influenza che l’autore di “Urlo” ha avuto sulla sua vita e sul suo lavoro.

Dylan ha quasi sicuramente visto Ginsberg come una figura paterna, basti pensare al film del 1975 “Renaldo e Clara” dove Ginsberg recita nei panni di un protagonista chiamato semplicemente come “Il Padre”. Ginsberg comparirà anche in “Subterranean Homesick Blues”. Ma non si vuole forzare troppo la metafora perché è vero che entrambi hanno trovato l’uno nell’altro del genio, hanno collaborato su alcuni progetti e hanno stretto una lunga amicizia. Lo stesso Dylan ha ammesso:

“Ho iniziato a scrivere poesia intorno ai 18 anni, dopo la scuola, quando ho scoperto Ginsberg, Gary Snyder, Philop Whalen, Frank O’Hara e tutti gli altri”

Gisnberg scrisse anche tre poesie per Dylan e anche il libretto del album dylaniano pubblicato nel 1976, Desire dove pubblicò: “Grande scoperta, queste canzoni sono il culmine della Poesia- Musica, come sognato negli anni 50 & inizio 60” Inoltre, secondo Mel Howard, produttore del film “Renaldo e Clara”: “Allen vedeva Dylan direttamente collegato all’intera tradizione del movimento Beat e ai suoi primi poeti”. Nel Novembre del 1971 Ginsberg e Dylan collaborarono ad una serie di canzoni che avrebbero dovute essere inserite nel tuttora inedito “Holy Soul Jelly Roll”, brani come Vomit Express, September on Jessore Road e Jimmy Berman, presenti e ascoltabili solo in alcuni Bootleg. Anche Peter Orlovsky e Gregory Corso parteciparono alle registrazioni, così come David Amran e Happy Traum. Fu proprio questo tipo di collaborazione, paritaria, che mutò il rapporto tra i due che da paterno divenne di mutuo rispetto. Anche se è indubbiamente vero che dopo aver incontrato Ginsberg, Dylan comincia un attivismo politico a cui si era sempre sottratto prima, arrivando addirittura ad unirsi a Norman Mailer nella difesa de “Il Pasto Nudo” di Burroughs. Lo scrittore, critico letterario legato ai Beat, Graham Caveney, scrisse a proposito: “Se Dylan cominciava a fornire la colonna sonora per la controcultura, Ginsberg le dava un volto e una struttura, entrambe indispensabili.”

Ginsberg ha lavorato con una serie di musicisti di rilievo, tanto che nemmeno i leggendari Beatles, o per meglio dire Sir Paul McCartney è rimasto indifferente alla figura del grande poeta. I due hanno realizzato insieme una canzone contro la guerra intitolata “ballata degli scheletri”. McCartney è stato anche immortalato da Gisnberg nel poema “Middle of a Long Poem on These States: Kansas City to St. Louis” (una sezione del “Wichita Vortex Sutra”). Risulta sicuramente interessante come l’ex Beatles abbia poi voluto usare parte di questa poesia, electric argument, come titolo di un album maturato in collaborazione con Martin Glover (Youth), registrato con il nome di The Fireman. Ginsberg incontrò per la prima volta i Beatles nel 1965 in occasione del suo 39esimo compleanno a cui parteciparono sia John Lennon che George Harrison. Nel 1968 Mc Cartney propose a Ginsberg di registrare qualcosa per la neo nata etichetta musicale beatlesiana, la Apple, e così nacque la canzone “Ballad of skeletons”. Non si deve trascurare poi il fatto che Paul aspirava ad essere un poeta, ha poi pubblicato l’antologia Blackbird Singing, e fu Ginsberg il suo primo “critico”.

L’influenza, il legame di Ginsberg con il mondo musicale non si limita solo alle importante collaborazioni avute con leggende come Bob Dylan e i Beatles come si può invece facilmente capire ascoltando un brano di undici minuti e sei secondi proposto da una storica formazione musicale di indie rock. Un pezzo musicale davvero d’insolita lunghezza questo Hits of Susnhine, dedicato dai Sonic Youth di Thurstone Moore e Kim Gordon al grande poeta beat, canzone presente in un album che già a partire dal titolo ci mostra tutta la sua ispirazione poetica, A Thousands Leaves (1998), che rimanda alle Leaves Of Grass, di Whalt Whitman. Allen ei Sonic Youth erano molto amici e insieme hanno tenuto diverse esibizioni fino alla morte del poeta. Per capire meglio il vuoto lasciato da Ginsberg ai suoi “figli” qui si ripropone una trascrizione delle parole di Thurstone Moore e di Lee Ranaldo rilasciate in seguito alla sua scoparsa.

Così Thurston Moore, dopo aver appreso della morte di Allen: “Era…la cosa più triste era…che non saremmo più andati in giro con lui, che nessuno di noi sarebbe andato in giro con lui, ma allo stesso tempo….era….qualcosa, pensavo, di molto gioioso, in un modo dolce amaro, di trapassare…perchè era come….questo…lui era un grande amante dell’esperienza cosmica che lui aveva già vissuto, qualcosa del genere…ultra cosmico. Mi sento come felice per lui, in un certo senso. Ha avuto una vita così lunga e meravigliosa, come sapete”. Queste le parole di Lee, sempre ricordando Allen: “Era una persona molto aperta, lo sapete. Non era una persona che ti faceva pensare di avere chissà quali oscuri segreti, la sua vita era in maniche di camicia, e penso che fosse un ispirazione per tutti noi, il modo in cui ha vissuto fino alle ultime ore della sua vita….era un uomo splendido e ci mancherà profondamente.

 

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