Gianluca Fùrnari, la rivelazione poetica del 2016

gianluca

Gianluca Fùrnari, Premio Poesia Città di Fiumicino per l’Opera Prima 2016

di Luigia Sorrentino

Carmina vel caelo possunt deducere lunamI canti possono trarre giù dal cielo la luna. – E’ il verso tratto da Le Bucoliche di Virgilio e posto in epigrafe a Vangelo Elementare di Gianluca Fùrnari (Raffaelli Editore, 2015): ciò che non è concesso all’uomo può farlo la poesia. Il canto del poeta è capace di generare un’energia fenomenica superiore, e, con quella forza attiva, compiere la realtà, trasformarla, per poi trovare in essa piena corrispondenza. I Carmina ai quali fa riferimento Fùrnari, conservano nell’etimo l’antico significato di incantesimi, sorgenti di illusioni, rituali, capaci di riunire, mettere insieme, una forza reale, tangibile, che supera l’immaginabile. I Carmina sono un’azione collettiva molto più forte di quella compiuta da un uomo solo: “Eravamo invincibili nel canto/ come rivolta, noi dominavamo/ la forza formidabile dei nomi”.

E’ questa la tensione lirica nella quale dobbiamo entrare per leggere Vangelo elementare, l’opera d’esordio di Gianluca Fùrnari, un giovane poeta nato a Catania nel 1993, e dobbiamo essergli grati, per essere riuscito a convertire l’opacità di un’epoca dolorosa e ingiusta, nella luce.

Imperfetto ludico, titolo della prima sezione del libro, nella quale il lettore è condotto, nasce da quella parte del cuore che canta coralmente l’insurrezione: “Il primo appuntamento fu alla luce/ nell’ora della luce”. Con un atto collettivo e rivoluzionario si entra nel rituale di un incantesimo, nella responsabilità di uno e di tutti gli esseri umani. Il risultato è un’opera matura, malgrado la giovane età dell’autore. Fùrnari è cioè un poeta vigile che ci immerge in una luce in cui ognuno di noi è chiamato a svegliarsi al manifestarsi della coscienza, nel luogo e nell’ora della luce, dove ognuno di noi partecipa in modo diretto alla conoscenza. Il giovane poeta sa, intuisce, che si nasce vedendo, soltanto nella consapevolezza della visione, l’essere umano entra nella pienezza del vivere, nella fede del canto fulmineo, attivo, della vera poesia. La pienezza della luce è il nome della luce, siamo noi a vederla, siamo noi che ci svegliamo nella luce. Fin dai primi versi della raccolta Gianluca provoca lo spaesamento: “verbi a smuovere rocce tumefatte,/ verbi a smottare il mondo, a dare un verso/ più giusto al dissiparsi dello spazio.” Occorre cioè una forza vibrante per vigilare il tempo, occorrono verbi che producono uno “smottamento” affinché non venga fatto agli uomini altro male: “noi pensavamo al mondo che dimentica”, noi pensavamo… e il mondo che dimentica è contaminato dalla ferita, è straziato. A questo mondo il poeta oppone il canto, dichiarando la sua professione di fede nella poesia.

La poesia di Fùrnari si fa sogno di un’umanità futura: questo è anche Vangelo elementare, ripartire da lì, dal sogno inteso come desiderio di ricreare il creato e cominciare a vederlo da un’altra prospettiva. La possibilità è tutta nella visione che ci offre il poeta. Gianluca ci mostra una realtà visibile però a una condizione: che si riparta proprio da lì, dalla generazione dei viventi. Fùrnari ci parla di un’attesa. Di una stanza in cui si sosta prima che la parola della poesia si manifesti. L’attesa è una parola che ricorre nel Vangelo e nelle scritture sacre: è il momento della rivelazione della parola, del verbo che si fa uomo. E’ alla luce di questo verbo coniugato all’imperfetto o al passato che si deve comprendere e abitare la poesia di Gianluca Fùrnari. L’attesa è la condizione nella quale ci si trova prima dell’avvento, del manifestarsi del dio all’umano. L’attesa cioè, è dentro quell’attimo. Gianluca ci conduce con la poesia nella rivelazione della parola attesa, tanto attesa, dai viventi. Una parola elementare perché semplice e diretta, come una parola d’amore. Le risposte sono proprio lì, nell’attesa di qualcosa che avverrà – che è già avvenuto – che ci parlerà – che ci ha già parlato – d’amore, e noi diventeremo – siamo già diventati – parti, agglomerati, dell’attesa e della venuta.

Tutto il libro, dunque, è la celebrazione di un’attesa: “Quando ci offristi il braccio/ tra gli eucalipti, dopo tanta attesa/ [….]. E’ l’attesa che tiene unite le persone, ovunque esse siano, qualsiasi cosa stiano facendo, in qualunque parte del mondo si trovino: “Ci chiamavamo luce appena umana”. Con Vangelo elementare siamo di fronte alla precocità – quella di Gianluca – di un sentire poetico sapiente e universale. La bellezza del corpo di questo libro è la condizione luminosa che riflette. E’ come se vedessimo un sasso luccicante sulla riva di un torrente. Prendere quel sasso fra le nostre mani, tenerlo fra le dita ci dà luce. La meraviglia incandescente della luce è nelle nostre mani. I versi di Gianluca Fùrnari sono struggenti, come la Bellezza che si allontana in ogni scorcio d’umano, la poesia è nel gesto che accarezza l’acqua che scorre e ci mostra ancora la Bellezza. Anche sostando sugli acquitrini il giovane poeta intravede una luce che si replica, che giustifica tutto e ci dice che non siamo soli. E’ un libro mercuriale, attraversato dal tema della salvezza in un  discorso cristologico che pesa sull’umanità perché alla fine, nessuno sembra salvarsi davvero. La condizione dell’attesa è già rivelata, il dio si è già fatto uomo, siamo noi che dobbiamo vedere, riconoscere questa rivelazione, attraversarla nella radice umana: “Sarà nostra, alla fine, la parola/ che schiuderà le porte ad ogni evento.”

vangelo_elementareVangelo elementare è un libro spirituale, in cui si avverte la preparazione dello spirito alla vita. Ed è proprio la partecipazione mercuriale a innescare il discorso spirituale che ha radici antichissime e che Gianluca Fùrnari ritrova e ripropone con coraggio. Siamo di fronte a una poesia che sconfessa qualsiasi sperimentalismo della lingua, che si propone nella sua autenticità semiologica, senza rarefazioni, astrattismi o astrazioni. A questo giovane autore non gliene importa nulla del suono, il suono è dentro la poesia, nella profondità della parola della poesia, è un suono impercettibile perché è nascosto dal rumore del mondo. Ma, come uno speleologo, Gianluca va a riprendere quel suono profondissimo e lo mette in luce: “Luce deposta, amore,/ canto che intimoriva il nostro canto, /casella accesa al termine del gioco – / ma eri tu seppellito in altitudine.”

In Vangelo elementare la morte è un gioco, un incantesimo dal quale ci si può svegliare lì dove tutto può cambiare, prendere un’altra direzione, assumere connotati diversi. Gianluca guarda la morte dallo scoglio, vede popoli in migrazione infrangersi su di essi, vede dalla roccia sulla quale ha costruito la sua casa, il suo abitare la parola della poesia.

Il ritorno al Padre e alla Bellezza sono due elementi fondamentali di questo libro. Sono le domande che pone e alle quali questo libro risponde. Si sente la “lezione” di altri poeti, oltre a Giuseppe Conte de LUltimo aprile bianco, Milo De Angelis, Rilke, Bonnefoy, ma anche e profondamente le scritture antiche che appartengono alla notte dei tempi, a tutte le notti, al tempo sacro e splendido degli albori, ma anche a quello delle cose ultime.

Il pianto sulla morte del padre della seconda sezione del libro, Quarta vigilia noctis, è un canto di dolore sulla sofferenza del mondo. In una camera d’ospedale dove si consuma la vita di un uomo, c’è la fine dell’intera umanità, in una visione totale e assoluta. Nei verbi coniugati all’imperfetto o al passato c’è la consapevolezza della durata dell’imperfezione della natura umana, ultimata, chiusa, nella definitività del morire, un’esperienza che ci costringe a separazioni brusche e improvvise ma, per un poeta abituato al canto, mai del tutto definitive: “Ritornavamo senza far rumore -/ trascendendo le foglie alla radura:/ ed eravamo a un passo dal ricordo, / padre, eravamo a un passo dal ricordo”. E questo sentimento del perdersi e del ritrovarsi, proprio della condizione umana, ci accompagna dall’inizio alla fine della raccolta: “divisi da ogni cosa” e uniti “in ogni cosa”.

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Gianluca Fùrnari
Premio Poesia Città di Fiumicino, Opera Prima, Edizione 2016

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