Carlangelo Mauro, «Liberi di dire». Saggi su poeti contemporanei

«Liberi di dire» Saggi su poeti contemporanei
Prima serie
Carlangelo Mauro
Editore: Sinestesie, 2016

ESTRATTO DALLA NOTA INTRODUTTIVA DI CARLANGELO MAURO

I poeti presi in considerazione in questo studio (n.d.r. Cucchi, De Angelis, Fontanella, Piersanti, Volponi) sono molto diversi fra loro, anche se in ognuno di essi sembra forte il legame con il luogo, elemento fondante del loro “fare poesia”. La poesia di Fontanella, che si è stabilito da anni in America, non può non riconnettersi al luogo di origine, quella di Cucchi e De Angelis si inscrive nelle periferie milanesi, la poesia di Piersanti abita profondamente Urbino – ciò permette di confrontarla con la scrittura volponiana – e il paesaggio delle Cesane, mentre in quella di Neri rivive la guerra ‘civile’ del 1943-1945 tra Erba e dintorni. Anche questi vogliono essere poeti nuovi, ‘liberi di dire’ dopo l’egemonia della Neoavanguardia, alla ricerca di altri spazi e inediti rapporti con le tradizioni poetiche, che non possono non essere negate, dichiarate morte o richiamate in vita, sotto altre forme.


«Liberi di dire». Saggi su poeti contemporanei
Seconda serie
Carlangelo Mauro
Editore: Sinestesie, 2017

ESTRATTO DALLA NOTA INTRODUTTIVA DI CARLANGELO MAURO

Un elemento fondamentale di raccordo tra i poeti viventi trattati, (n.d.r. Aglieco, Cipriano, Cucchi, Di Spigno, Fontanella, Fresa, Frungillo, Pagliarani, Piersanti, Piscopo, Pontiggia, Rafanelli, Spagnuolo, Sorrentino) che vale per entrambi i volumi, è la libertà espressiva,  di temi e di contenuti, per essi che si collocano, che vogliono collocarsi, al di là del dato anagrafico generazionale, dopo la neoavanguardia. Dopo questa esperienza che io ritengo comunque importante e su cui tanto si è scritto, con interventi autorevoli, la poesia italiana dell’ultimo Novecento e del secondo millennio, tranne qualche parentesi significativa, come quella del Gruppo ’93, sembra essere alquanto individualista, aliena di programmi e progetti comuni. L’insofferenza, certo, non un caso isolato, di Giancarlo Pontiggia – sodale di Milo De Angelis e dell’esperienza di “Niebo” – verso gli imperativi informali della neoavanguardia, dimostra come le posizioni nel tempo, si siano mantenute, anzi rafforzate. La dimensione classica della poesia di Pontiggia, o meglio la sua rilettura particolare della classicità greco-latina, va vista anche nella sua contrapposizione alla neoavanguardia. Un attraversamento della classicità, alla riscoperta dell’essenza del tragico, si coglie anche il Olimpia di Luigia Sorrentino.

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