Giovanni Ibello, (senza titolo)

Giovanni Ibello /credits ph. Dino Ignani

Cercava la risacca nelle pinete
fiutava l’ombra di un ago sul fondale:
la terra rovesciata, il sudario fertile.
Conta fino a zero, le dissi
salta nell’arco cinerino.
È tutto calmo
qui è davvero tutto calmo,
il sole è una biglia di benzodiazepina.
C’è ancora un intreccio di gelsomini carbonizzati sulla pietra.
L’estate
una valanga d’aceto sopra i fiori.
Ma in questo valzer di occhi crociati
non dire una parola, non parlare.
Troveremo un altro modo per fare alta la vita.
La mia estasi rimane
lettera morta sul greto.
Brindo al disamore
al cuore profanato nell’acquaio
agli insetti fulminati nell’insegna.
Ci lega la parola feroce,
una giostra di penombre.
L’incanto di una teleferica,
l’esatto perimetro di un grido.
Tu che muori
in quell’assillo di aranceti
che ritorna.
Era l’affanno antico,
l’anemone del giorno
divelto sopra i silos.

 

Giovanni Ibello, (senza titolo)

Giovanni Ibello nasce a Napoli nel 1989. Laureato in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Napoli Federico II lavora come giornalista. Si occupa prevalentemente di sport e cronaca giudiziaria. Nel 2017 ha pubblicato per la collana i “granati” di Terra d’Ulivi il suo primo lavoro in versi, Turbative Siderali (premio Como 2017, finalista al premio Ponte di Legno, al premio Fiumicino, al premio Casa Museo Merini e menzione d’onore al premio Lorenzo Montano). L’opera è stata recensita sui principali lit-blog italiani e tradotta in Spagna (“Circulo de Poesia” e “Revista de Sur a Sur”), Messico (fanzine hidalguense “Mascarada-anfiteatro monocromo”), Colombia (“Libro America” sez. Poesia italiana) e in Romania dalla rivista “Poezia”. È altresì presente nell’antologia di poeti italiani contemporanei selezionati dall’editore Eikon di Bucarest e pubblicati in lingua rumena nel volume “Lido”.

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