Antonio Nazzaro, “Amore migrante e l’ultima sigaretta”

Antonio Nazzaro / Credits Ph. Agnes Weber

 

 

di Michelle Rincón

Anche se la scrittura è breve, la poesia di Antonio Nazzaro racconta sempre qualcosa oltre le parole; in ognuno dei suoi versi ci troviamo con una piaga aperta, dove l’atto d’amare, emigrare e accendere l’ultima sigaretta è l’insistenza che punge il corpo, lo graffia, lo stringe e obbliga a guardare verso quell’innocenza che insistiamo nell’abbandonare.

Ecco, nel suo florilegio possiamo conservare come fosse una valigia di appena ventitré chilogrammi tutti i cammini dove non andremo mai, perché Antonio è già tornato da lì con parole che chiariscono e accendono le ombre di molte terre per contemplare la vita che, anche se ha un sorriso ingiallito, ci porta le impressioni di bellezza incontrata sotto il ciabattare di una madre o sotto le ruote di una sedia di chi non parlerà né seguirà la linee di un volto; perché sia quale sia il camino che il poeta ha preso per arrivare qui o quante sigarette abbia spento nel posacenere tazza, quello che prevale è la capacità di disegnare con le sue dita, parole dove La bellezza si può solo toccare.

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Aunque la escritura sea breve, la poesía de Antonio Nazzaro siempre cuenta algo más allá de las palabras; en cada uno de sus versos nos encontramos con una llaga abierta donde el acto de amar, emigrar y prender un cigarro es la insistencia que punza al cuerpo, lo rasga, lo aprieta y obliga a mirar hacia aquella inocencia que insistimos en dejar atrás.

He aquí que en su poemario podemos guardar como si fuera una maleta de apenas veintitrés kilogramos todos los caminos a los que nunca iremos, porque Antonio ya volvió de allí con palabras que esclarecen y encienden las sombras de muchas tierras para contemplar una vida que aunque teniendo una sonrisa amarilla nos lleva a impresiones de belleza encontradas bajo el chancletear de una madre o bajo las ruedas de una silla de quien no hablará ni seguirá las líneas de un rostro; porque sea cuál sea el camino que el poeta tomó para llegar acá o cuántos cigarrillos apagó en un cenicero taza, lo que prevalece es la capacidad de que antes de encender el próximo dibuje con sus dedos palabras donde La belleza se puede sólo tocar.

 

 

 

Da amore

 

Il ciabattare quasi trascinato
non è il mattino
appena alzato.

Ma il lento passo di madre
a scaldare il latte
come se fosse il cuore.

 

***

 

                            Per Daniela Nazzaro

 

A te che non leggerai
ma come ti racconto
sulla tua sedia dalle ruote che non girano
sulla tua testa che non, che non sta su
e gli occhi ad indicare il nord e il sud
il sud di quest’amore
che non ha parole
ma raccoglie con la mano
la tua bava che cade
che cade su un bavaglino
dai cinquant’anni.

Dai cinquanta anni di silenzi.

 

De amor

 

El chancletear casi arrastrado
no es la mañana
apenas levantada.

Sino el paso lento de madre
a calentar la leche
como si fuera el corazón.

 

***

 

                                Para Daniela Nazzaro

 

A ti que no leerás
pero cómo te cuento
en tu silla de ruedas que no ruedan
sobre tu cabeza que no, que no está arriba
y los ojos a indicar el norte y el sur
el sur de este amor
que no tiene palabras
sino que recoge con la mano
tu baba que cae
que cae sobre un babero
de cincuenta años

Cincuenta años de silencios.

 

 

 

Da migrante

 

L’emigrante lo riconosci
perché anche sotto il sole del mezzogiorno
disegna
due ombre.

 

ADIÓS VENEZUELA

 

Doce años en veintitrés kilogramos
la sonrisa blanca del cielo caribeño
de la señora del check in,
la mía amarilla de cigarros y tristeza
como un hasta pronto
un nunca más.

 

 

De migrante

 

Al emigrante lo reconoces
porque también bajo el sol del mediodía
dibuja
dos sombras.

 

 

 

ADIÓS VENEZUELA

Dodici anni in ventitré chilogrammi
il sorriso bianco del cielo caraibico
della signorina del check in,
il mio giallo di sigarette e tristezza
come un arrivederci
a mai più

 

 

 

 

Da ultima sigaretta

 

La sigaretta di sempre
il posacenere tazzina
lo schermo che riflette
le dita che disegnano parole.

E non so cosa sto facendo.

Forse una vita da appendere
o appesa
è quel che resta.

 

 

 

Accendo la sigaretta
come un cero

il resto è solo
finzione.

 

 

De último cigarrillo

 

El cigarro de siempre
el cenicero taza
la pantalla que refleja
los dedos que dibujan palabras.

Y no sé qué estoy haciendo.

Quizás una vida que colgar
o colgada
es lo que queda.

 

 

 

Prendo el cigarrillo
Como un cirio

el resto es sólo
ficción.

 

Traduzione dall’italiano allo spagnolo:
Antonio Nazzaro e Michelle Rincón

Il libro é pubblicato in America da RiL Editores in Italia da Edizioni Arcoiris

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Antonio Nazzaro (Torino 1963), Italia. Giornalista, poeta, traduttore , video artista e mediatore culturale italiano. Ha pubblicato nel 2013 “Odore a, Torino Caracas senza ritorno”,  in italiano e spagnolo e nel 2017 “Appunti dal Venezuela. 2017: vivere nelle proteste”. Entrambi i libri sono stati pubblicati dalla casa editrice Edizioni Arcoiris Salerno.
E’ fondatore e coordinatore del Centro Cultural Tina Modotti (https://www.facebook.com/centroculturaltinamodotti/ ) sito web: https://cctm.website/. Collabora con la rivista venezuelana Poesia e la cilena Ærea e ancora con la rivista argentina Buenos Poetry.
In Italia, collabora con  Atelier,  Fuori/Asse e Laboratori Poesía.
È responsabile della collezione di poesia della casa editrice Edizioni Arcoiris Salerno.

Fra le sue più recenti traduzioni: ”Il nemico dei thirties”, del poeta argentino Juan Arabia (edizione bilingue) Samuele Editore, 2017,  “La notte” di Dino Campana, (edizione bilingue) per la casa editrice cilena Edicola Ediciones, 2017, “La lengua incansable – La lingua instancabile 10 voci contemporanee della poesía italiana”, antologia a cura di Alessandro Canzian per la casa editrice argentina Buenos Aires Poetry e “La generazione senza nome”, antologia bilingue della poesia colombiana curata  dal poeta e saggista colombiano Federico Díaz Granados, Edizioni Arcoiris Salerno 2018.

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