Tranströmer e il poema invisibile

Tomas Tranströmer

DIETRO LA LINGUA, UN’ALTRA LINGUA

COMMENTO DI FEDERICA GIORDANO

Let me sketch two ways of looking at a poem. You can perceive a poem as an expression of the life of the language itself, something organically grown out of the very language in which it is written…impossible to carry over into another language. Another, and contrary, view is this: the poem as it is presented is a manifestation of another, invisible poem, written in a language behind the common languages. Thus, even the original version is a translation. A transfer into English or Malayalam is merely the invisible poem’s new attempt to come into being”.

Queste parole sono di Tomas Tranströmer, Premio Nobel per la Letteratura 2011. La concezione di poesia come traduzione di una lingua “dietro” le lingue comuni è particolarmente sorprendente, visto che ad esporla è un poeta. L’apparente semplicità di questa affermazione è invece smentita dalle ricadute che essa ha sulla figura del poeta stesso e sul lettore. Più che un creatore, il poeta è un tramite tra l’essenza e la lingua, un fiducioso anello di congiunzione che rende non solo possibile, ma necessario l’esercizio della traduzione. La traduzione si configura anzi come atto “ulteriormente” conoscitivo. Il lettore, a sua volta, viene investito indirettamente di un ruolo attivo. Anche la personale interpretazione di un testo è infatti un modo lecito di lettura. A fronte di questa straordinaria “generosità letteraria” risulta però particolarmente gravoso il ruolo del traduttore che, con le sue scelte di fedeltà e soprattutto di doverosa infedeltà al testo, deve conservare integra la libertà del lettore. Questa consapevolezza del proprio ruolo all’interno di un “circuito” di scrittura\lettura\traduzione dona una serenità particolare ai versi, che si svolgono e si stendono con la stessa libera e disinibita volontà di un tema musicale.

 

Il suono

 

E il merlo soffiò sulle ossa dei morti col suo canto.
Seduti sotto un albero, sentivamo il tempo affondare sempre più.
Il cimitero e il cortile della scuola s’incontrarono e confluirono
come due correnti in mare.

Il suono delle campane si avviò nell’aria portato dalla morbida
leva dell’aliante.
Lasciarono un più grande silenzio sulla terra
e i quieti passi di un albero, i passi quieti di un albero.

(Traduzione di Maria Cristina Lombardi)

 

Klangen

Och trasten blåste på de dödas ben med sin sång.
Vi stod under ett träd och kände tudeb sjunka och sjunka.
Kyrkogården och skolgården möttes och vidgades i varann som två strömmer i havet.

Kyrkklockornas klang gick till väders buren av segelflygplanens milda hävarm.
De lämnade kvar en väldigare tystnad på jorden
Och ett träds lugna steg ett träds lugna steg.

*

In cammino nella lunga tenebra. Ostinato brilla
il mio orologio con l’insetto del tempo imprigionato.

Lo scompartimento pieno, denso di silenzio.
Nell’oscurità scorrono i prati.

Ma lo scriba è a metà strada nella sua figura
e viaggia là, ad un tempio aquila e talpa.

*

På väg i det långa mörkret. Envist skimrar
mitt armbandsur med tidens fångna insekt.

Den fullsatta kupén år tät av stillhet.
I mörkret strömmar ängarna förbi.

Men skrivaren är halvvägs i sin bild
och färdas där på en gång mullvad och örn.

Tomas Tranströmer, poeta, psicologo e traduttore svedese.
Ha occupato una posizione centrale nella letteratura svedese fin dagli anni Cinquanta.
Suo padre era un giornalista e sua madre un’insegnante.
Dopo il divorzio dei genitori, Tomas trascorre molte estati sull’isola di Runmarö, il cui paesaggio viene richiamato nella raccolta di poesie Östersjöar (1974) e nelle memorie Minnena ser mig (1993).
Frequenta la Scuola Latina di Södra, dove inizia e leggere e scrivere poesia. Nel 1956 si laurea in Psicologia all’Università di Stoccolma. Lavora per un periodo all’Università, presso l’Istituto Psicotecnologico, e nel 1960 diventa psicologo a Roxtuna, un istituto di detenzione minorile.
Dalla metà degli anni Sessanta divide il suo tempo tra la scrittura e il lavoro di psicologo. Nel 1965 si trasferisce con la famiglia a Västerås, vicino Stoccolma.
Debutta come poeta all’età di 23 anni con 17 dikter (1954), che include poesie in versi sciolti e composizioni anche molto giovanili. Successivamente si confronterà con la metrica, anche se è solito usare il verso libero nella maggior parte dei suoi lavori.
Hemligheter på vägen (1958) e Klangar och spår (1966) sono ispirati ai suoi viaggi intorno al mondo. In generale, le sue poesie sono spesso costruite intorno alla sua esperienza personale, intorno a una immagine ingannevolmente vuota che apre le porte a uno sguardo psicologico e a interpretazioni metafisiche. Mörkseende (1970) esplora la vita personale del poeta, la morte e la malattia. Stigar (1973) si compone di poesie proprie e di traduzioni da Robert Bly e János Pilinszky.
In molte poesie il paesaggio e i suoi elementi conflittuali, come la terra e il mare, sono specchio di un confronto di forze: libertà e controllo della parola, natura e influenza umana. Soprattutto le poesie sull’arcipelago baltico contenute in Östersjöar riflettono le condizioni politiche dell’area (negli anni Settanta i paesi baltici erano ancora parte dell’Unione Sovietica).
Nel 1990 Tranströmer viene colpito da un ictus, che compromette la sua capacità di parlare. Del 1989 è la sua decima raccolta För levande och döda (For the Living and the Dead). Dopo un periodo di silenzio, torna alla scrittura con Sorgegondolen (1996), una raccolta che ha venduto 30000 copie in Svezia.
Del 2004 è Den stora gåtan.
Nel 1990 Tranströmer ha ricevuto il Premio Internazionale Neustadt per la Letteratura. Nella sua vita ha ricevuto anche il Bonner Award for Poetry, il Germany’s Petrarch Prize, il Bellman Prize, il Swedish Academy’s Nordic Prize, e l’August Prize. Nel 1997 la città di Västerås ha istituito uno speciale Premio Tranströmer.
Tranströmer è probabilmente il poeta scandinavo più famoso, e i suoi lavori sono stati tradotti in cinquanta lingue, tra cui olandese, finnico, ungherese e inglese. La sua opera si situa tra Modernismo, Espressionismo e Surrealismo, ed è stata spesso criticata per il suo essere troppo legata alla tradizione svedese, priva di agganci con il resto della realtà contemporanea.
È morto il 26 marzo 2015 all’età di 83 anni, a seguito di un secondo ictus dopo quello che già lo colpì nel 1990.

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *