Vi popongo oggi le poesie di Francesco Dalessandro, che vive a Roma ma è nato a Cagnano Amiterno in provincia dell’Aquila nel 1948. “L’amore ci riempie le tasche di mine, dice un poeta.” Lo scrive Dalessandro nella postfazione al suo ultimo libro Aprile degli anni (Punto a Capo Edizioni, 2010, € 11,00). Il poeta a cui fa riferimento l’autore (come lui stesso precisa nella nota) è Cristina Annino. Poi Dalessandro prosegue: “E non intende l’amore fatuo, ma quel sentimento ossessivo, assoluto che ghermisce la vita e la consegna di frequente alla sventura e alla morte. I poeti amano teneramente, tenacemente quella sventura (perché chi non muore dell’amore nemmeno ne è vissuto).” Continua a leggere
Arte e poesia, Luca Donnini e il trip del corpo
Il 16 e il 17 aprile Luca Donnini con la sua personale “donnini a colori” esposti negli spazi della galleria Mondrian Suite di Roma (in via dei Piceni 41/43) ha celebrato la partenza del progetto CorpusTRIP che percorrerà in poco meno di due mesi ben diecimila chilometri attraversando 20 città europee, ognuna delle quali ospiterà un diverso e non programmato happening.
I ritratti fotografici in bianco e nero di grande formato realizzati dall’artista romano tra il 2007 e il 2010 diventano una mostra viaggiante. Un furgone guidato dall’autore toccherà diverse città italiane ed europee ‘contaminando’ con manifesti e azioni gli spazi urbani.
Il racconto dell’artista si snoda nel viaggio che la mostra itinerante intraprenderà tra aprile e maggio attraversando l’Europa. Continua a leggere
Video, Derek Walcott legge ‘Archipelagoes’
«La poesia di Walcott è adamitica nel senso che lui e il suo mondo sono usciti dal paradiso – lui, per aver assaggiato il frutto della conoscenza; il suo mondo, per ragioni storiche e politiche. “Ah, bravo terzo mondo!” esclama Walcott in un’altra poesia, e in questa esclamazione c’è molto di più che semplice angoscia o esasperazione. E’ una chiosa del linguaggio di fronte a un fallimento – non solo locale, ben più che locale – del coraggio e dell’immaginazione; è una risposta semantica all’insensata e traboccante realtà, epica nel suo squallore.» di Iosif Bodskij
Nella foto, Derek Walcott e Luigia Sorrentino
17 marzo 2011
Accademia Americana di Roma Continua a leggere
Filippo Bettini, Sotto il cielo di Roma
Poesia in riva al Tevere giunge quest’anno alla sua quarta edizione. Nel giorno del Natale di Roma, lungo le sponde del Tevere a partire da giovedi 21 aprile, saranno in mostra 11 pannelli poetici, in lingua originale e in traduzione, dedicati ad autori italiani e stranieri che, nel corso delle epoche, si sono ispirati al “fiume eterno”. Testi del greco classico Strabone, del latino (africano) S. Agostino, del latino (britannico) G. de Monumenta, degli italiani G. G. Belli e G. Carducci, dello statunitense E. Pound, della brasiliana Meireles, della tedesca R. Ausländer.
L’appuntamento è alle 11.30 di giovedi 21 aprile, sulle sponde del Tevere, alla Calata degli Anguillari (sotto Lungotevere dell’Anguillara, di fronte all’isola Tiberina) presso il Capolinea del battello fluviale. Continua a leggere
Opere Inedite, Daniela Taliana
Daniela Taliana è nata a Tripoli, in Libia, e vive in Italia, a Ostia. Nel 1970, dopo la guerra tra Israele e Egitto, Daniela, come molti altri tripolini, fu costretta a lasciare la Libia, con tutta la sua famiglia. Daniela racconta così la sua storia di profuga: “I miei genitori mi affidarono a un’amica di famiglia che mi portò in Italia dai nonni materni. Ero piccola, 6 anni non ancora compiuti e non riuscivo a capire quello che stava accadendo”. Daniela mi scrive di uomini armati che giravano per le strade di Tripoli, di finestre di casa oscurate da grandi fogli di giornale, di sagome scure che saltavano sui tetti dei palazzi, di carovane di dromedari, di polvere e di incubi notturni. “La casa dei miei nonni era diventata un punto di riferimento per tutti coloro che condividevano il nostro stesso lutto: la perdita dell’identità. Non ho dimenticato le storie che i grandi mi raccontavano” scrive Daniela “erano la mia famiglia ‘allargata’, come si dice ora. Chiamavo tutti zio, zia… e preparavo il te per tutti… Ascoltavo i loro racconti… mi commuovevo, e, contemporaneamente, acquisivo l’intensità dei miei sentimenti.”
