Umberto Piersanti, “Nel folto dei sentieri”

Nel-folto-dei-sentieri_prima-300x480UMBERTO PIERSANTI E LE SELVATICHE VISIONI
di Alessandro Moscè

 

“Tra i sassi bianchi / corrono i folletti, / solo chi è destinato / li può vedere / e poi li trova sempre / nella sua strada”. Sono questi alcuni versi contenuti nella raccolta poetica Nel folto dei sentieri (Marcos y Marcos 2015) di Umberto Piersanti. Un viaggio terreno, esistenziale, con punte di magia e visionarietà, contraddistingue l’ultima fatica editoriale dell’urbinate: oggi il maggior poeta naturalistico italiano. Piersanti ci ha abituati ad una dimensione immaginativa che richiama una matrice di colline e monti appenninici, una terra ben delimitata, un po’ fatata, sulla scia della migliore tradizione novecentesca dove tra ombre di ricordi, paesaggio e natura, si intravede ciò che Franco Loi definisce “la tradizione dell’Italia che è all’origine della nostra parlata nazionale”.

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Il tempo delle ombre di Giancarlo Pontiggia

giancarlo-pontiggia-1Nota di Alessandro Moscè

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La poesia italiana ha molte varianti percorribili da unire alle preferenze singole della critica militante, che non potrebbero essere seguite con cognizione di causa, se non adottando mappe orientative tali da consentire un discernimento razionale, calcolato, per segnalare il tempo in fuga che il poeta tenta di salvare con l’uso di una parola identificativa o certamente significativa nel lavoro di composizione degli autori spesso eterogenei tra loro, come dimostrano i vari repertori critici e antologici. Ci sembra che la poesia degli ultimi anni non presenti la necessità di essere incanalata in una considerazione di valori assoluti e schematici, perché il tentativo fallirebbe di per sé nella formula. Il secondo Novecento e il primo decennio del terzo millennio non si sono risolti in un panorama formale, linguistico e organico avviato verso un canone come in un cursus scolastico che stabilisca scale di valori, poeti non scalfibili nell’ipotetica scala gerarchica. Continua a leggere

Alessandro Moscè, “Hotel della notte”

Letture
a cura di Luigia Sorrentino

“Hotel della notte”  è la nuova raccolta poetica di Alessandro Moscè, nato ad Ancona nel 1969. Nel libro il poeta convoca persone «lontane» nel tempo, nonne, amici che non sono più in vita e li lascia raccontare le loro storie, ne segue ombre e passi per riscoprirle in vita e a lui vicine. Alessandro Moscè si cala in una dimensione privata che ricorda Umberto Saba con una lingua poetica onesta che cerca la verità. Nella visione poetica dell’autore, dove si fondono memoria e realtà, l’«hotel della notte» diviene un luogo immemore in cui poter ospitare chiunque voglia comparire aprendo la porta. Un hotel di fortuna dove il tempo si è fermato e dove la bellezza, l’amore e l’assoluto si concentrano in un unico spazio.

HOTEL DELLA NOTTE, di Alessandro Moscè Continua a leggere