Lucio Piccolo

di Fabrizio Fantoni

Scoperto da Montale nel 1954, Lucio Piccolo è senza dubbio il più rilevante poeta siciliano del Novecento. Nei suoi versi prende forma un mondo siciliano – o più precisamente palermitano – oggi scomparso, fatto di ombre, transiti, fulminee incursioni tra chiese barocche e antichi conventi: un mondo che nelle poesie di Piccolo acquista la densità del mito al punto da entrare in ideale collegamento con l’Irlanda di Yeats.

Sul piano lessicale la sua poesia si caratterizza per un acceso senso del ritmo, un “raptus” come lo definì Montale, che permette alla parola di espandersi, di creare per così dire un’eco che stringe insieme i versi in un andamento musicale che trae nutrimento da una lingua ricercata e al tempo stesso primordiale. Continua a leggere

Lucio Piccolo & Luigia Sorrentino

Luigia Sorrentino legge da: “Gioco a nascondere” di Lucio Piccolo

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Gioacchino Lanza Tomasi, Lucio Piccolo e suo cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Fu Eugenio Montale, com’è noto, il primo poeta a comprendere l’immenso valore della poesia di Lucio Piccolo di Calanovella. Le liriche gli erano pervenute in un’edizione privata, e divennero nel 1956 “I canti barocchi e altre liriche”, raccolta pubblicata da Mondadori con prefazione di Eugenio Montale.

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