Giorgio Galli, “Le morti felici”

Giorgio Galli

Una nuova enciclopedia dei morti
di Marco Ercolani

Titolo singolare, per un libro, LE MORTI FELICI. L’ossimoro ci guida verso un enigma da cui sorge spontanea la domanda: come può una morte, la “fine” di una vita, essere chiamata “felice”? Il racconto più breve del volume ci suggerisce una spiegazione possibile:

«Morte di Icaro
“Dedalo dovete consolare, è lui che muore disperato. Io sono morto vicino al sole”».

La breve frase pronunciata da Icaro, una frase di gioia esaltante, contrasta con la tragedia conosciuta: il figlio di Dedalo, chiuso con il padre nel labirinto di Creta, si attacca le ali al corpo con la cera e vola via: quando il sole scioglierà, lui precipiterà in mare, morendo. Il breve racconto di Galli non omette la tragica fine ma la trasfigura e fa dire ad Icaro la sua felicità di essere “morto vicino al sole”: un enunciato gioioso, quasi eroico, che ricorda le ultime frasi vergate da Heinrich von Kleist alla sorella Ulrike prima del suicidio: «Immortalità, alla fine sei mia».
Questo rovesciamento prospettico traversa tutti i racconti del libro, che si divide in due sezioni: ISTANTI (L’orizzonte, Il nome, Radicati, Nella vita, Sparire) e STRADE. Proviamo a percorrere, rapsodicamente, le trame di alcuni racconti. Ghiat ad-Din, il poeta Omar Khayyām, chiede una brocca per bere, saggia la direzione dei venti, e si addormenta del sonno profondo dei Sette Sapienti. Turoldo, il cantore delle gesta di Orlando, si pente di essere stato così superbo da firmare con il proprio nome il suo poema. Ugo d’Orleans scrive versi con la sapienza dei teoremi di Euclide. Leonino e Perotino vengono citati come i primi musicisti medioevali di cui si ricordi il nome. Josquin Desprez non teme più la morte perché nella sua musica l’ha saputa modulare a più voci. John Dowland si confessa uomo gaio e vigoroso che ha scritto canzoni tristi per richiudere la malinconia in piccole fiale perfette e poter camminare poi allegro. Il pianista Rudolf Firkusny parla dell’appassionato amore del già anziano Janàcek, insonne e innamorato. Il direttore d’orchestra Antonio Guarnieri, di cui restano rarissime registrazioni, è descritto come un uomo in cui la volontà di perfezione e l’umiltà di sparire sono inseparabili. L’inflessibile Toscanini rivela la sua predilezione per il giovane Guido Cantelli, che morrà prima di lui, in un incidente aereo. Max Brod ci racconta che Kafka avrebbe voluto fossero bruciati i suoi racconti perché parlano di una infelicità che lui adesso, è lontano dal provare. Lo scrittore praghese Bohumil Hrabàl confessa: «[…] Me ne sto qui con la mia famiglia e i miei gatti, aspetto tranquillo la morte perché tanto sono finito e non ho niente da dire, certe notti mi addormento con la finestra aperta e allora sogno Egon o Vladimìr e poi più niente, sono sempre stato fuori dai giochi e me ne sto tranquillo ad aspettare la morte, qui Sull’argine dell’eternità».

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« Vedendomi scritta sui muri »

AMELIA ROSSELLI Credits ph. Dino Ignani

di Bianca Sorrentino

«Ho distolto ogni luce / sdrammatizzo la tua primavera / (…). Vedendomi scritta sui muri / varcai l’isolotto»: in questo marzo tanto luminoso da lasciar presagire stagioni nuove e senza drammi, continuano gli appuntamenti di “Credo soltanto nelle parole”, l’iniziativa che una volta al mese riempie di poesia la Libreria Zaum di Bari. Dopo i primi due eventi notevolmente partecipati, dedicati rispettivamente alle voci di Pier Paolo Pasolini e di Cristina Campo, mercoledì 15 marzo alle 18.30 sarà la volta di Amelia Rosselli e del suo inferno tessuto da mani perfette. Dal momento che la bellezza, come la Cleopatra shakespeariana, rende affamati quanto più soddisfa, il ciclo di incontri continuerà e il 12 aprile ci interrogheremo con Mario Luzi sulla verità del mondo. Continua a leggere

Giampiero Mughini, la collezione sul Futurismo

MUGHINI[1]GIAMPIERO MUGHINI E IL FUTURISMO
di Fabrizio Fantoni

 

Non riesco a saziarmi di libri. E sì che ne posseggo un numero probabilmente superiore al necessario; ma succede coi libri come con altre cose: la fortuna nel cercarli è sprone a una maggiore avidità nel possederne. Anzi coi libri si verifica un fatto singolarissimo: l’oro, l’argento, i gioielli, la ricca veste, il palazzo di marmo, il bel podere, i dipinti, il destriero dall’elegante bardatura e le altre cose del genere, recano con sé un godimento inerte e superficiale; i libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi,ci consigliano e si legano a noi con una serie di familiarità attiva e penetrante; e il singolo libro non insinua soltanto sé stesso nel nostro animo, ma fa penetrare in noi anche i nomi di altri, e così l’uno fa venire il desiderio dell’altro”. Così scriveva Francesco Petrarca in una lettera inviata a Giovanni Anchiseo tra il 1336 e il 1340. Continua a leggere

Arte e Poesia, “Carta Canta”

Arte e Poesia
a cura di Luigia Sorrentino

A Roma, la diagonale/libreria (via dei Chiavari, 75) presenta CARTA CANTA a cura di Giuseppe Ussani d’Escobar. In esposizione opere su carta di artisti moderni e contemporanei e multipli. Dal 13 dicembre 2012 al 31 gennaio 2013

E la Carta Canta……..
a cura di
Giuseppe Ussani d’Escobar

“Dovevo avere circa dieci anni quando mia madre mi condusse con lei a visitare un istituto per ciechi. Succedeva a Roma… In una grande stanza sorprendemmo due bambini che stavano disegnando freneticamente. I fogli di carta erano pieni di piccoli segni neri, una sorta di misterioso alfabeto, così vibrante e vivo che ne fui profondamente scosso…In qualche modo capii che il disegno non riproduce necessariamente qualcosa di visto ma può anche esprimere qualcosa che è in noi stessi, forse la tensione di un essere umano immerso nella realtà” (Capogrossi, catalogo The New Decade: 22 European Painters and Sculptors, The Museum of Modern Art, New York 1955). Continua a leggere