In memoria della Shoah

In occasione della Giornata della memoria a Novara giovedì 24 gennaio 2019 alle ore 18, nella sala Genocchio della Biblioteca Negroni (corso Cavallotti 6), presentazione  dell’antologia internazionale “Nell’abisso del lager. Voci poetiche sulla Shoah” a cura di Giovanni Tesio.

Nell’abisso del lager, la prima antologia internazionale di poesie sull’Olocausto, è in libreria dal 20 gennaio 2019.  Le voci poetiche più intense della Shoah sono per la prima volta riunite in un’antologia da cui emerge il valore di testimonianza, di presa diretta e di riflessione, che non attenua l´importanza anche estetica delle poesie di Paul Celan o Nelly Sachs, di Dietrich Bonhoeffer o Mario Luzi, fino ad Antonella Anedda e Erri de Luca.

 

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“Regni”, di Daniele Piccini

Dalla Nota di Antonio Prete

Questo di Daniele Piccini è un libro poetico. L’affermazione non è tautologica: molti libri di versi non hanno a che fare con la poesia. Mentre Regni nel suo stesso respiro è un libro poetico. Perché fa della parola il campo dove l’assente prende figura e ritmo, dove il visibile mostra il suo confine, cioè l’enigma. E fa dello sguardo sul già stato la soglia di un’interrogazione sul vivente, sulla sua terrestre odissea, sul suo legame sull’apparire e sulla sparizione. […]

La poesia, nello svolgersi di queste sequenze o stanze, è nel guardare l’esistenza – il suo rivelarsi in apparizioni e in mancanze, in presenze e assenze – di qua da un velo è la percezione del tempo come una sostanza che penetra in tutto, e mostra di sé specialmente il vanire, il perdersi nell’ombra dell’irreversibile, dell’impossibile ritorno. […]

L’attesa e l’addio hanno una funzione di rilievo in questi versi. Che sembrano dialogare con la poesia di Luzi, anche in certi movimenti dubitativi e nell’accamparsi di certe voci, in particolare con il Luzi di libri come “Dal fondo delle campagne” o “Per il battesimo dei nostri frammenti”. La poesia è sempre dialogo con la poesia. […]

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Massimiliano Mandorlo, “Nella pietra”

Massimiliano Mandorlo

Vento di novembre, vento che porti
tra le braccia verdi dei cipressi
le voci dei miei morti, dei miei vivi,
di chi dorme o in silenziosa attesa
veglia dietro la crosta appena arata
di questo corpo sconfinato.
Chiedono di me nel vento, chiedono
notizie dei miei trent’anni appesi
a un filo di sole, ad una gioia inseguita
come vento che rade ed illumina
d’inverno i tunnel delle autostrade.
Ascolto i suoi respiri ritmare
il tempo nella stanza e penso
alla forza azzurra delle maree,
ai suoi due occhi da custodire

per millenni e millenni ancora.
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SE SONO PAROLE QUELLE CHE NESSUNO ASCOLTA

Mario Luzi

di Bianca Sorrentino

«Più di quanto potrebbe consolarci / cresce nel vento d’autunno una pallida / primavera tanto a lungo negata, / fioriture di lagrime, di grappoli / nidi d’inesprimibile, alveari, / miele se è il miele che nessuno accoglie, / gemiti rari e parole se sono / parole quelle che nessuno ascolta»: Mario Luzi, con la grazia luminosa dei suoi versi, sarà protagonista del nuovo appuntamento di “Credo soltanto nelle parole”, il ciclo di eventi che la Libreria Zaum di Bari dedica alla poesia italiana del Novecento. Una volta al mese ci incontriamo per immergerci nell’universo poetico di autori che hanno saputo dire il loro tempo, urlando l’improrogabilità dell’impegno civile e avvertendo l’urgenza della bellezza come ha fatto Pier Paolo Pasolini, riempiendo le assenze con la densità delle parole come ci insegna Cristina Campo, attraversando e lasciandosi attraversare dalla malattia e dall’amore che ferisce – penso tra tutti ad Amelia Rosselli. Continua a leggere

Compie quarant’anni “Somiglianze”, di Milo De Angelis

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Milo De Angelis

 

Giovedì 10 novembre 2016, ore 20, Quarant’anni di Somiglianze con Milo De Angelis. Casa della Poesia, Laboratorio Formentini, via Formentini 10, Milano.

La somiglianza

Era
nelle borgate, camminando in fretta
quell’assolutamente
oltre
che dai libri usciva nella storia
radendo le bancarelle, d’estate.
Domanderemo perdono
per avere tentato, nello stadio,
chiedendogli di lanciare un giavellotto
perché ritornasse l’infanzia.
Non si poteva
ma la somiglianza era noi
nell’immagine di un altro, ravvicinato, nel sole
volevamo trattenere il nostro senso
verso lui
in un gesto da rivivere: chi poteva sancire
che tutto fosse al di qua?

Prese la rincorsa, tese il braccio. Continua a leggere