Tomas Tranströmer, una lettura notturna

trastromerdi Fabio Izzo

perché attraverso le sue immagini condensate e traslucide, ci ha dato nuovo accesso alla realtà“.

L’ultimo poeta a ricevere il premio Nobel per la letteratura, nel 2011, dopo la Szymborska, fu lo svedese Tomas Tranströmer, tradotto in 70 lingue, universalmente acclamato come uno dei più importante poeti svedesi, scandinavi ed europei del dopo guerra. Una produzione non immensa la sua, anzi, e non sempre immediata, ma sempre pronta a sorprendere nel suo naturalismo puro e nella sua mediazione con il divino. La sua lingua è originale, intessuta dai lunghi inverni svedesi, dal ritmo incalzante delle stagioni che cambiano e dalla bellezza pura e incontaminata della natura nordica. Utilizzando queste risorse è riuscito a descrivere il piano visibile e quello invisibile. Continua a leggere

Sonia Gentili, “Viaggio mentre morivo”

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Dall’Introduzione di Giancarlo Pontiggia

Forse bisognerà cominciare da uno qualsiasi dei cinque, splendidi pezzi che compongono l’Autoritratto, per comprendere questo libro impervio, in cui la severità del pensiero si sposa al fulgore analogico, la quieta lentezza del verso è scossa da improvvisi trasalimenti, la materia del sogno irrompe improvvisa – come uno scandaglio – nella massa inquieta delle sensazioni, esaltandone la potenza conoscitiva. Parole disadorne, spoglie di ogni retorica, affondano nella propria notte, procedono – per pura tensione iterativa – incontro a se stesse, dando vita ad architetture fantastiche, macchine di splendore cosmico, musiche vertiginose. Continua a leggere

Cesare Pavese, “Amor mortis”

L’antiletterario, Cesare Pavese
cura di Luigia Sorrentino

Giorgio Galli mi invia questo scritto su Cesare Pavese.   Lo pubblico così com’è, nella sua interezza.  
Grazie Giorgio, per questo omaggio….

Parlare di Pavese è perfino imbarazzante. Si è detto moltissimo di lui, e spesso per ragioni extraletterarie. La sua figura esercita un fascino che va al di là del valore delle sue pagine e ha a che vedere con le ragioni più profonde -e imperscrutabili- del male di vivere, dell’impossibilità di vivere, del conflitto vita-letteratura. Lui stesso si definiva “una delle voci più isolate” della letteratura novecentesca. E quest’isolamento è visibile anche nella mancanza d’eredi. Chi ha raccolto il testimone di Pavese? Franco Fortini ricordava che moltissimi scrittori italiani affermavano di non aver ricevuto nulla da Pavese. Moravia ostentò sempre disprezzo. Pasolini non lo amava -forse perché tutto diverso era il suo amor mortis: drammatico, plastico, fatto di lotta, attivo, mentre quello del piemontese era tetragono, senza dialettica, una disperazione senza suoni e senza sbocchi.

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