Il Rotary Club di Torre del Greco conferisce a Massimo Cacciari il Premio “La Ginestra 2018”. La cerimonia di premiazione nella settecentesca Villa delle Ginestre

Massimo Cacciari / ph. Ansa

E’ il filosofo Massimo Cacciari il vincitore del premio “La Ginestra” 2018, che gli sarà consegnato a Torre del Greco giovedì 13 settembre. Il riconoscimento, giunto alla dodicesima edizione, è promosso dal Rotary Club Torre del Greco Comuni Vesuviani – presieduto da Vittorio De Feo – in collaborazione con la Fondazione Ville Vesuviane e l’Università degli Studi di Napoli Federico II come riconoscimento ai più prestigiosi studiosi dell’opera leopardiana.

“Fare filosofia – si legge nella motivazione – implica per Cacciari interrogare quasi necessariamente le opere di grandi artisti. Esse mettono in gioco una ricchezza di vita ineguagliabile. Pongono domande alla cui profondità solo i loro linguaggi sembrano alludere nella maniera più radicale. Il fare dell’arte parla di conflitti in perenne contesa. Presenta questioni e dilemmi che non hanno soluzioni fisse e definitive e che nessuna scorciatoia può risolvere. Gli studi leopardiani si collocano all’interno di questo scenario filosofico. Continua a leggere

Alle vittime di Genova, “lei era rimasta lì”

lei era rimasta lì
tenue la luce diradava
con enormi occhi l’ultima
volta lui la guardava
abbandonava
e si sentiva abbandonato

nel fondo stabile degli sguardi
solo il nero degli inverni
quella bellezza che si posa
dall’iride cadeva
rinnovandosi in lei
allontanandosi da lei

(Da: Olimpia, di Luigia Sorrentino, Interlinea, 2013)

 

elle était restée là
ténue la lumière irradiait
de ses yeux grand ouverts la dernière
fois lui la regardait
abandonnait
et se sentait abandonné

au fond fixe des regards
cette beauté qui se pose
de l’iris tombait
se renouvelant en elle
s’èloignant d’elle

(Traduzione Angèle Paoli) Continua a leggere

OLIMPIA, Dal grembo alla Torre

di Elio Grasso

I “libri della vita” hanno limiti soltanto davanti. Indietro, l’orizzonte cambia per sempre. E la poesia da lì in poi potrebbe farsi sempre più libera. Non si tratta di tempo, ma di spazio in cui bisogna difendersi e tirare alla svolta. Olimpia ha già le sue leggi, trovate in quelle radici che Luigia Sorrentino ha riunito una volta per tutte. De Angelis, nella prefazione, lo conferma puntandosi sul “tema della salvezza”. Anche se lui stesso intuisce che non si tratta di uno scioglimento completo. La pressione mondiale, quando ha a che fare con la vita, non dà per sempre un polo certo. La materia ha salti imprevisti: invadono la lingua del poeta, rinfacciano il dissidio originale, corrugano la poesia fino a che non si comprende che occorre ancora una volta affrontare il “mostro iniziale” (così Montale definiva il big bang della poesia). Ma all’approdo questo libro affida le diverse stazioni dell’umano femminile, dalla giovinetta che annaspa nel vuoto di “milioni di notti” alla visione finale delle città del mondo circondate da sabbie monti e boschi. La dichiarazione di essere “finalmente comprensibile” è come l’originale singolarità da cui tutto inizia. La parola fa debuttare l’antropologia di quanto definiamo vita, comprendendo occhi e bocca e corpo intero. Da lì alle mura, vicine al cielo, il salto è breve. Tutta la prima sezione si attesta sull’abitare quel che improvvisamente esiste: pareti risuonanti, incarnazioni, grembo meraviglioso cui esser grati. Controllo e abbandono rilanciano la natura stessa della poesia come fluttuazione e canto. Nel mezzo la giovinetta schiude tutto lo stupore che l’accresce, dentro la prima lezione di realtà. Continua a leggere

LA FESTA, IMMAGINI DELLA MEMORIA, DI RAFFAELE DE MAJO

Nota di Roberto De Simone

Del mirifico catalogo di Raffaele De Majo

Stupito dalla dovizia di notizie, di documenti, di date, di citazioni profuse con lucida innocenza nella presente pubblicazione, chiamai Raffaele al telefono: – Scusami Raffaele, quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro?
Ed egli, candidamente: – Ho iniziato a scriverlo meno di un anno fa.
Restai basito. A una qualsiasi persona – giornalista, scrittore, antropologo – non sarebbero bastati tre o quattro anni di ricerche d’archivio, di consultazioni librarie, a meno che egli non avesse già acquisito tali materiali nel corso di una sua specifica attività congiunta ad interessi relativi alla tradizione. E per tradizione qui ci si riferisce a quel generico quid, a quella spinta irresistibile e misteriosa che allo scadere di un tempo rituale, metastorico, invade l’io, spogliandolo di soggettività per immergerlo nell’onirico flusso dell’io collettivo, di quella cullante oggettività che vi rende goccia d’acqua nell’oceano dei sogni di tutti. Continua a leggere