PICCOLA ANTOLOGIA DI POESIE EDITE

 

 

Piccola antologia di poesie edite” è una mia scelta di testi tratti da ventinove libri di poesie che mi sono stati inviati dagli autori stessi o dai loro editori. Non è possibile per me, per motivi di spazio e di tempo, segnalare le uscite di tutti i volumi che quotidianamente arrivano in redazione. La “Piccola antologia di poesie edite” che qui per la prima volta propongo, non motiva la scelta dei testi, né si propone come una valutazione critica degli stessi: è solo un personalissimo ringraziamento rivolto a chi ha pensato di affidare a me il proprio lavoro sulla poesia.

(Luigia Sorrentino)

AUTORI&AUTRICI

ANNUNZIATA – BARTONE – BERARDI – BOTTA – CARBUTTI – CHIRIZZI  – CORTESE – CRUCIANI – DE SANTIS – FERRI – FOLLIERI – FRISINA – GUSMEROLI – MASTRANGELO – MANZO – MARCANTONI –  MORETTO –  NARDELLI – NATOLI – ORLANDI – PAROLINI – PELLIZZARI – PISCITELLI – PIZZOL – POLI – RIENZI – SAMBIASE – SANTESE – SELLA

SALVATORE ANNUNZIATA

PER UN ATTIMO

I miei giorni
Non avevano passato
E tra un tramonto e l’altro
Non cercavo più
Lune sempre diverse.

Non attendevo stagioni
Al varco del tempo
E le mie malinconie
Non correvano più
Per rifugiarsi nei portoni.

Sentivo il mondo
Con l’universo tutto
Non esistere più:
Era tutto lì,
In te.

**

ELENA BARTONE

VERRANNO I GIORNI DEGLI ALBERI

Verranno i giorni degli alberi,
nell’altalena del vento che conduce
dove le foglie non hanno più voce.

In una girandola di frontiere del nulla,
torneranno i giorni delle gemme esplosive,
delle stagioni svelate nel luccicare attento.

Il mio albero ogni giorno si adorna
di attese del prossimo vento, nell’immagine
di valli quiete, pure, enigmatiche, divine.

**

UGO BERARDI

LA QUIETE

Ormai passate
le nubi fosche,
infinite le stelle
si fanno contare.

Alito il fresco
che in dono
mi lascia il celeste
e mi vedo immagine
dell’immenso creato.

**

ANGELA BOTTA

ERA

Tre volte era vivo quell’essere
aveva tutte le caratteristiche del bianco.
Troppa luce dalla finestra socchiusa.
Lei tentò di chiuderla,
il mare le invase gli occhi
e il corpo glabro e bianco
divenne fosforescente

**

SANDRO CHIARIZZI

AD UN AMICO

Docile l’onda va;
e torna al solitario arenile
con sussurri di voci lontane.
Così vanno e vengono lune,
ansimando forte sui nostri anni.
Ma brillano ancora.

**

GAETANO CARBUTTI

Non siamo noi tutti
per una scelta di convenienza
come la sveglia sul comò del dormiente
all’ora che desta.
Siamo noi tutti
per l’umiltà di essere gli altri
non rinfacciando come narcisi
noi stessi al simile
non mantenendo tra noi tempi morti.
Non siamo più vicini della stretta di mano
della breve compagnia della solitudine
che ci fa noi stessi malgrado noi tutti.

**

DAVIDE CORTESE

Perdere non è un gioco che ami.
Con un solo sguardo corrucciato
tu pieghi la sera al tuo volere.
Prendi per la nuca la luce
e la baci con labbra erette.
Nella vena ti scorre un sole
segreto all’impero del buio.
Tu lo dici il tuo astro d’enigma
quando mi soffi sul viso una parola.
E sorridi con una tenerezza tua
allentando la presa del dolore.

**

FLAMINIA CRUCIANI

Tempio mare inghiotti la tempesta
il mio sangue sgualcito impreca
il coraggio di cuoio per fissare
strato dopo strato un orizzonte immondo:
espressioni, idiomi marginali, cronologie da palcoscenico,
stupidità di prima mano ordinava la mia vita in piena.
Poi l’oggi si fece talamo
la mia vita è fiorita a morte.

**

LORIS FERRI

BELLEZZA DEI POVERI DIAVOLI

Luce e tenebra sono i nostri due pallidi occhi.
Occhi verdi di acqua marina. Chi può resistere?!
Un fiore macchiato di rosso donano e languidi echi,
un tenero bacio porgono e angoscia di vivere.

Irrequieti e malinconici vengono alla tempesta,
scavando tenebrosi, l’anima come una miniera.
Le donne eccitano per questa loro ambiguità;
e capita alla stregua, per ogni amante cinerea!

Vivono l’abisso profondo e tutto il loro inferno
e forse saranno, un giorno, a se stessi sopravvissuti,
penetrando lucenti, come l’aria ogni fessura.
Con al fianco piccole labbra. Non più caduchi. Non più atterriti.

**

MASSIMO DE SANTIS

MASCHERE NERE

Maschere nre
con occhi infiniti
che guardano
alla radici delle illusioni
in un giogo di ombre mutevoli.
Maschere ormai dismesse
di terracotta
ma vivide nei ricordi.
Dodici violini accompagnavano
una docile arpa che suonava
musica nascente.
Nel pregiato stupore delle cose,
giaccio informe.

**

TITTI FOLLIERI

MESSAGGERO

Che dire poi se il pomeriggio
risalendo verso casa sul poggio
in una curva dove le nuvole nere
si erano arrestate di colpo
un’arcata multicolore sovrasta
un mucchietto di case gialle
mostrando tutta la sua gioiosa
festa di colori.

Il motore si spegne, il cuore gioisce.
Alzo il bavero di una giacca blu
e rispondo in silenzio al richiamo:
ci sono per Te
mio messaggero di Pace.

**

GRAZIA FRISINA

CANTO PER UN UCCELLINO MORTO

Sul cemento giace
come una dimenticanza
accanto a un digiuno di muro
Sembra dormire
Nell’irrigidito sonno
la paura è un precipitare
che pigola il lutto del nido

Refrain di morte
Refrain la morte

Non svegliarti. Non svegliarti
Verrà lui a sollevarti le ali
fra poco – il tuo sonno
Magari il dio dei voli delusi
Il dio dei passerotti ciechi

**

GIACOMO GUSMEROLI

Ho conosciuto il dolore di chi va contro all’essere
e al bello, quel nudo dolore della perdita voluta,
quel freddo sublime della perdita, quando
il bene che ho perduto e quello che avrei voluto fare
mi si è offerto preciso e unificato
in una grandezza irriferibile.

**

ARMANDO MASTRANGELO

L’IMMAGINE

Quando non si pensa
il tempo passa.
I giovani occhi
non mi guardano più
le rughe propendono
un’immagine sfiorita
e la spensierata
gioventù, indelebile
ricordo impresso
davanti allo specchio.
Il solco profondo
seminato è sempre
più rigoglioso.
La ragione del dopo
è una sorpresa
per non impazzire.

**

MAURIZIO MANZO

ALTITUDINE

L’altitudine ti prende per mano, resetta l’equlibrio di continuo
eppure non muovo un passo uno spasmo, scaldo il lato separato dal mare
ascolto bisbigli e scanso birilli, inettitudine è squilibrio maggiore
e pesante indispone le figure, prima del momento non ci si pensa
ma le stanze diventano infinite, e poi perdersi è come essere scartato.

**

GIANNI MARCANTONI

IL GIORNO E’ CROLLATO

Il giorno è crollato
su di te,
non aggiungere nessuna
parola. Il tuo cranio
è triste se ti guardi
allo specchio.
Il sole è riflesso
in un azzurro spazio,
e non sei solo nell’aria;
ogni movimento
è soltanto un apparire
dove sei appena passato.

**

LUCIANA MORETTO

RIME IMPORTUNE

E’ con timore che sfoglio stasera
un vetusto quaderno con su scritte
appassionate poesie giovanili
di volta in volta contraddistinte
da pudiche iniziali maiuscole:
ora un O. ora un’A. ora una G. ora…

Ora col beneficio della distanza
mi trovo di fatto a confondere
i luoghi e le date, i nomi, gli amori

**

MARIA NARDELLI

TRE LIMITI

Al limite mi faccio viva io chiamo
ti avviso da vent’anni cammino
nella macchia mediterranea non
si medita annusando lentisco.

Al limite telefono mi faccio
dare uno strappo dal centodiciotto
a sirene spiegate gli racconto
le storie che non si snocciolano più.

Al limite scrivo una cartolina
l’indirizzo non cambia è sempre lo
stesso luogo dove una ventina di
bottiglie son rimaste al sole.

**

IOLE NATOLI

LAME AFFILATE

Parole d’amore
fendono l’aria

lame affilate
tagliano il cuore

si fida il mio

il tuo affonda nei miei fianchi.

**

FABRIZIO ORLANDI

A UN AMICO

Mi parli a piccole dosi
col tuo corpo incenerito
una carcassa di giunzioni
sprofondata nell’arena
come un veliero diroccato.
In questa sera circense,
che s’inarca tra due grattacieli
sfuggendo a oscillazioni climatiche,
ci sono messaggi incontrollabili
chiusi in bombolette di vernice
e muri ai margini di tutto
al di là dei quali l’infinito
è un panino avvolto
nella carta d’alluminio

**

MASSIMO PAROLINI

MADONNA LITTA

A Leonardo da Vinci

pietosa madre di un fragile dio
quale latte possiede il tuo seno
a saziare l’eterno che nasce
da un ventre confuso di avorio e placenta?

quale luce di fronte divina
ti rendeva radiosa al di là di ogni forma?

Paracleto ha ricamato il tuo grembo
soffiato e fiammato con orme di verbo
ardendo ha plasmato un embrione ()
bucaneve lirico spuntato a mondare
L’afrore di un’umanità incinta del male

**

ALESSANDRA PELLIZZARI

BOCCIOLO DI ROSA NATO NEL VENTO…

Trapassamenti sotto un cencio di cielo
tra profumi di Iside confini invalicabili
di marmi celebrativi
confini tra gli zenzeri di ricordi
migrazioni iperboree.
Boccioli lilla a profumare stanze
boccioli nati nel vento.
Sentinelle e sileni a guardia di una cancellatura
appesi a un piccolo aquilone
che domani farò volare
sulle lune covate dai passeri.

**

CHIARA ALESSANDRA PISCITELLI

Mentre ci incontriamo nel traffico
il fornaio non sa che sei stato il mio pane,
Un saluto illude che il passato non fu gioco,
l’antiquario ora ci crede nuovi.

E ti perdo nel mezzo del giorno,
un’armonica da sfondo
di certo non suona per noi.
Quando sei già un ricordo non mi volto
resto fedele
al dubbio di chi per primo ha tradito una promessa.

Così lontana incrocio un sorriso, dimentico
che vivere è guardare dal buco della serratura
continuare a cercare le chiavi in tasca.

**

ANTONIO PIZZOL

(BICI)

La strada deserta, forse
la segnaletica in evidenza,
l’ora tarda o l’aria frizzante,
l’istinto di sopravvivenza, pura
coincidenza… ma perché no!,
la bicicletta, quarant’anni
di collaborazione, servizio familiare
silenzioso, riservato, regolare
e sempre funzionale mentre
cambiano i rapporti tra un figlio –
poi padre – e suo figlio.

**

JENNIFER POLI

Non so da dove venga questo
male oscuro che a volte mi prende
se da un punto confuso del mondo
o dal centro introvabile di me stessa.
Il mare non arriva qui.
Non sento più il suono dei gabbiani bianchi.
Ascolteremo insieme le ore, forse arriverà
un relitto inatteso sulle nostre sponde.

**

ALFREDO RIENZI

UN IGNAVO RIVEDE LA PROPRIA FINE

Non ci fu violenza in mezzo al fiume
le acque erano placide ed opache
nel caldo di luglio, la sponda sabbiosa

mi parve indifferente tornare a riva
o lasciarsi portare dalla liquida mano:
e l’una e l’altra parola chiedevano

di essere pronunciate, nella scelta:
ma il vero ignavo fino in fondo resta
equidistante: né dramma né commedia

fu assecondare i flussi sonnolenti…
Non ebbi certo volontà di morte
ma credo sia stata la vita, offesa, a ritirarsi.

**

SIMONETTA SAMBIASE

Si è messa ad ascoltare il tardare.
Il metronomo scorre dal braccio al mercato
al di là della cucina misura le spezie e il presente
si districa in ampiezze
ha perso la via della salvezza

e la sua stirpe la saluta appena e vivaddio le passa oltre.
Siede sui ricordi e si sente il flettere delle cavigliere
la vita è stata un palcoscenico di mannaie d’argento
trascinatela via, hanno spesso detto
e i gradini erano come gardenie di marmo

ma siano i doni delle rose che le fiorivano a giugno
grandi come rocce a crollo sui muri
o i boati delle ridde dei gatti, nel porto
e i salici piangenti, sempre più fitti in questa città
(lei) aspira alla pace, e alla poesia nel suo letto.

**

ENZO SANTESE

NEL GRIGIO

La vertigine del futuro
impallida le tempie
del viandante lasciato ai bordi
di un sentiero battuto
dai vortici di malumore
tipico delle anime
avvoltolate nel bozzolo
dell’indifferenza diffusa.

Il presente inquieto
frena ardori di conquista
e scatti di dignità,
il mare e il cielo
sfumano il grigio di una realtà
sospesa sulle teste alte
verso orizzonti ancora chiusi.

**

LIDIA SELLA

IERIDOMANI

Acque irreali alle fonti del Timavo: un cammeo nella memoria.

Un normalissimo oggi
domani sarà storia.

Giovani
Archiviato da Dio.
Azzoppata la famiglia.
Schiavi d’Europa
ma senza più lavoro.
Ubriacati da ambigue identità.
Appesi al filo sfuggente della fisica quantistica.
Scalzati dal centro dell’universo.
Lo sguardo su un cosmo sconfinato e muto.
Traguardi sempre più lontani.
E nessun approdo.
Droghe carnivore, ignoranza, rumore:
quale sapore adesso il futuro?

Sullo scivolo della vita
l’attrito col tempo aumenta.

La differenza
Giovani: un desiderio da morire:
Vecchi: il desiderio di morire:

Lento scorre il Tempo mentre ti arrampichi in cima alla vita,
ma appena inizi la discesa, rapidissimo insieme a te precipita.

Corri, corri più in fretta, se vuoi raggiungere il tuo presente.

Quando avrai imparato tutto
non ti servirà più a niente.

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