La lingua instancabile

Nota di Alessandro Canzian

Da tempo ormai in Italia ci stiamo interrogando sullo stato di salute della nostra poesia. Ne sono prova le varie antologie, i censimenti. Anche i giornali, quelli che mantengono la rubrica di settore, talvolta provano una mappatura che quasi sempre appare incontestabilmente corretta pur mancante di pezzi fondamentali (con dichiarazioni contrastanti tra chi vuole la poesia morta e chi invece vede un suo nuovo risorgimento). Allo stesso modo con ciclica ritualità appaiono operazioni editoriali che hanno come obiettivo la proposizione di voci nuove (ad esempio I nuovi poeti italiani di Einaudi e I quaderni di poesia italiana coordinati da Franco Buffoni), premi letterari che negli anni hanno consolidato importanza e prestigio (fra tutti il Viareggio, il Camaiore, il Pagliarani, il Fogazzaro), riviste che cercano con lodevolissima costanza di fotografare lo stato della poesia (Poesia, Nuovi Argomenti, Atelier) e non ultime le riviste cartacee e online che promuovono lo scambio interculturale puntando alle traduzioni (ad esempio il Centro Cultural Tina Modotti, Italian Poetry Review, Laboratori Poesia, Iris News di Chiara De Luca).

La difficoltà a rispondere a questa domanda deriva dalla complessità del panorama contemporaneo che negli ultimi vent’anni della storia nazionale (e potremmo arrivare addirittura a dire trent’anni) si è dimostrato all’insegna della moltiplicazione, della pluralità delle voci. Si ricorda ancora l’antologia pubblicata da Luca Sossella Editore nel 2005, Parola plurale, sessantaquattro poeti italiani fra due secoli a cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli e Paolo Zublena. Ma anche l’antologia Poeti italiani del secondo novecento (Mondadori 1996, 2004) a cura di Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi, che contava 71 autori. O Il pensiero dominante, Poesia italiana 1970-2000 (Garzanti 2001) a cura di Franco Loi e Davide Rondoni, che contava addirittura 157 nomi. O Dopo la lirica (Einaudi 2005) a cura di Enrico Testa, che contava 43 poeti.

Per ricordare operazioni più recenti possiamo citare Poeti degli Anni Zero, gli esordienti del primo decennio a cura di Vincenzo Ostuni (Edizioni Ponte Sisto, 2011) che conta 13 poeti. Poesia Presente in Italia dal 1975 al 2010 (Raffaelli Editore 2011) a cura di Francesco Napoli, che conta 27 inserimenti. Antologia di poeti contemporanei: tradizioni e innovazione in Italia a cura di Daniela Marcheschi (Mursia Editore, 2016) che ne conta 21. Passione poesia, Letture di poesia contemporanea, 1990–2015 (Edizioni CFR, 2016) a cura di Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo e Nino Iacovella, che conta ben 115 nomi.

Quando Juan Arabia, ottimo Editore della Buenos Aires Poetry, mi ha commissionato quella che era molto semplicemente un’idea, ovvero il mostrare al pubblico argentino uno scorcio della poesia italiana attraverso alcuni suoi autori, pur non dovendo chiaramente confezionare un’antologia mi sono dovuto comunque scontrare con la frammentazione delle voci composta da centinaia di nomi che coesistono privi di una grata di riferimento, di un canone. Spesso si accusa di questa parcellizzazione la critica, la sua presunta latitanza, per scivolare poi nel solito discorso del disinteresse generale verso la poesia che, a ben vedere, è ormai assolutamente superato. Direi addirittura anacronistico.

In Italia ormai da anni abbiamo un florilegio di manifestazioni poetiche (su tutte si pensi a Pordenonelegge) e di laboratori. Dai Corsi di Poesia e i Ritiri Poetici della Samuele Editore a Molly Bloom di Gilda Policastro (per fare solo due esempi) la poesia desta interesse e, pur non attraendo masse enormi (anche se qualcuno potrebbe ben sottolineare i vari Lello Voce, Dome Bulfaro e via dicendo che con i poetry slam ricalcano, per quanto riguarda la presenza di pubblico, quasi la dinamica di un concerto) ha un suo seguito importante e che cresce costantemente nel tempo, varia, si amalgama coi poeti stessi. Si deve inoltre prendere atto di una tendenza chiara e palpabile della poesia contemporanea se vista dal lato editoriale. I grandi editori hanno preso l’abitudine di mantenerla con un numero di titoli annui irrisorio e questo ha fatto sì che la maggior parte degli autori, anche quelli provvisti di pubblicazioni importanti, si spostassero verso i piccoli-medi editori che a tutt’oggi rappresentano la vera fucina della poesia italiana.

Ed è stata fondamentalmente questa considerazione, accordata col traduttore Antonio Nazzaro e l’editore Juan Arabia, a fornirmi non tanto un criterio di scelta quanto un punto di vista attraverso il quale definire non più di dieci autori per fa sì che ognuno avesse uno spazio sufficientemente adeguato (una delle antologie di poesia italiana che più ho apprezzato, e che non ho citato poc’anzi, è Poesia contemporanea dal 1980 a oggi, storia linguistica italiana, Carocci 2007, a cura di Andrea Afribo e che raccoglie “solo” 8 autori). E il punto di vista, di osservazione, che abbiamo assunto è appunto quello di un piccolo operatore del settore. Dieci nomi che raccontano una parte del panorama nazionale. Dieci poeti (in realtà nove, c’è anche il sottoscritto) che nella mia vita di autore ed Editore ho incontrato e con i quali ho scambiato opinioni, riflessioni, di cui sono stato a vario titolo testimone della ricerca sulla lingua che è anche studio della poesia altrui. Quasi tutti sono infatti anche promotori culturali, sono figure di riferimento per altri poeti. Sono persone che vivono la poesia come un laboratorio continuo, chi in una casa editrice, chi in una rivista, chi come organizzatore di eventi e via dicendo.

Nasce così La lengua incansable, doverosamente sottointitolato 10 voces contemporaneas. Il titolo deriva da un verso inserito nell’antologia la lingua instancabile del mare ci riempie le orecchie (di Giovanna Rosadini) che in qualche modo riflette la ricerca che ogni autore inserito (Alessandro Canzian, Roberto Cescon, Federico Rossignoli, Sandro Pecchiari, Alberto Toni, Luigi Oldani, Giovanna Rosadini, Luigia Sorrentino, Gian Mario Villalta, Giovanna Frene) compie sulla lingua, appunto instancabile. Piena di storia, di possibilità, che si scontra con la sua stessa complessità ma che sa sempre rinnovarsi, riscoprirsi. La lengua incansable nasce anche da un incontro con Antonio Nazzaro all’interno del portale Laboratori Poesia. Straordinario e generosissimo traduttore impegnato quotidianamente nel far leggere poeti in lingua italiana e poeti in lingua spagnola, Antonio fa parte di quella comunità (anche di poeti, poeta lui stesso) che considera la parola un lavoro comune, una condivisione costante.

Un lavoro instancabile.

Il libro è distribuito in Argentina a cura della Buenos Aires Poetry, in Italia a cura della Samuele Editore – per info: redazione@samueleeditore.it

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